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EMILY  NAPOLI

PRESENTA UNA LISTA DI DONNE PER LE

 ELEZIONI DEL 12 -13 GIUGNO 2004

Maria Antonietta Pappalardo

 

Relazione / Rassegna Stampa / Leggi / Dati

Assemblea

26 gennaio 2004, Sala Antico Refettorio, S. Lorenzo Maggiore

Relazione della Presidente  Anna Maria Carloni

   L’assemblea di oggi è stata preceduta da una riunione del consiglio direttivo dell’associazione che ci ha viste impegnate, lo scorso 10 di gennaio per una intera giornata, sul tema dell’iniziativa di Emily nella prossima campagna elettorale, ed in particolare sulla novità che potrebbe essere rappresentata da una lista di donne nella coalizione del centrosinistra nelle prossime elezioni per la Provincia di Napoli. Visto il carattere impegnativo della discussione odierna - data l’importanza che riveste una decisione in tal senso - vi propongo di dedicare a questo punto l’intera assemblea di oggi e di rinviare gli altri punti  compresa l’approvazione del bilancio, alla prossima assemblea.

   Il problema che trattiamo si è posto con forza dopo le elezioni amministrative dello scorso anno, quando ci siamo chieste se potevamo continuare a dialogare, proporre, sostenere - nei fatti acriticamente - i partiti  della coalizione di centrosinistra, così come abbiamo fatto dal ‘98 ad oggi. Oppure se fosse necessario cercare altri mezzi e nuove vie di dare più forza al nostro progetto per “Più donne in politica, più donne nelle istituzioni, più donne a decidere del nostro futuro”, come abbiamo scritto nel nostro Manifesto.

   In questi anni abbiamo costruito Emily come una rete di relazioni tra donne. Una  rete fondata su un progetto politico condiviso e coincidente con il progetto dell’Ulivo e della Coalizione di centrosinistra. Ci siamo  impegnate sempre a lavorare per rafforzare elettoralmente la coalizione, rinnovare i partiti e rendere partiti e coalizione soggetti credibili per il cambiamento e per il governo democratico del nostro paese. Abbiamo indicato la nostra priorità per contribuire a cambiare e migliorare la politica: quella della presenza delle donne  e della valorizzazione  delle loro competenze. Siamo infatti convinte, (speriamo non solo perché donne), che la presenza o  l’assenza delle donne -  nelle liste, nelle istituzioni, nei luoghi di decisione -  sia una misura di giudizio per la sinistra  e il centrosinistra, della sua  qualità democratica e capacità di innovazione, della sintonia con una società sempre meno paziente con i vecchi riti della politica.

   Diciamo sempre che quando le regole sono chiare, sono tante le donne che vincono, quando invece prevale la pratica della cooptazione, dei tavoli dove pochi decidono, delle trattative tra gli stati maggiori, le donne scompaiono e quando esistono hanno spesso un ruolo da gregarie, da figure senza autonomia. Per il nostro progetto abbiamo puntato sulle regole, sulla formazione, sulla costruzione della rete e - in occasione delle campagne elettorali - sul sostegno, attraverso patti pubblici  e trasparenti, a tutte quelle candidate del centrosinistra che con noi sceglievano di condividere un progetto e sottoscrivere obiettivi di programma.

   In passato Emily non ha mai avanzato candidature in proprio. Ha sostenuto le candidate del centrosinistra (anche economicamente) nelle liste di partito o nei collegi uninominali e ha fatto pressione sui partiti perché le donne fossero candidate. Nell’ultima tornata elettorale, lo scorso anno, ci siamo accordate con le donne dei partiti della coalizione e abbiamo proposto una lista di candidate per i ruoli di sindaco e/o vicesindaco  dei comuni che andavano al voto. La premessa, come ricorderete, fu un impegno in tal senso preso spontaneamente da alcuni segretari provinciali di partito, in una pubblica assemblea. 

    Il risultato di quella iniziativa e di una campagna elettorale che ci ha visto molto impegnate nei comuni, a sostegno delle candidate e dei candidati sindaco del centrosinistra, è stato che nessuna di quelle proposte è stata presa in considerazione. Nemmeno una donna. Neppure nella giunta provinciale di Benevento, dove il centrosinistra ha vinto con il 75% dei voti anche grazie ai voti di tante donne che si sono impegnate con Emily nella campagna elettorale. Quello che è venuto chiaramente in luce è un meccanismo che chiude ogni spazio per le donne  (a parte le dichiarazioni di buona volontà), perché tutti gli spazi sono già occupati da uomini in cordata tra loro. Anche per questo motivo abbiamo voluto contribuire  alla raccolta di firme per una nuova legge elettorale che prevede il 50%delle candidature per le donne.

   Oggi alla vigilia delle elezioni europee (13 e 14 giugno p.v.) e del turno delle amministrative (non sappiamo ancora quando), siamo consapevoli che, oltre alla grande importanza del voto europeo per un Europa migliore e di quello amministrativo per le comunità locali, stiamo andando anche verso un test per il centrosinistra, impegnato in una aspra e difficile opposizione a Berlusconi. Dopo tre anni di governo Berlusconi  l’Italia è in ginocchio. Sempre più divisa e lacerata  in tutti i sensi. Persino il sistema di impresa che sperava più di altri di trarre vantaggio dal governo del  presidente - imprenditore è piegato, per il fallimento morale e finanziario della gestione di grandi gruppi e imprese.

   Per una vittoria del centrosinistra e per il suo risultato elettorale non basta ovviamente il disastro provocato dal centrodestra. Molto peserà  anche il come di questa lunga campagna elettorale: donne e uomini, idee, programmi, metodi, comportamenti, linguaggi , messaggi. La destra di Berlusconi ha molto chiaro il posto da riservare alle donne: un posto in prima fila davanti alla televisione, a consumare spazzatura e talk show. Una televisione dove è prevalente  il modello di una improbabile massaia o, in alternativa, quello di chi fa da sfondo e contorno al maschio protagonista indiscusso  della scena politica. Più difficile è capire  quale spazio e rilievo  il centrosinistra riservi alle donne.

   Noi sentiamo l’urgenza, in questa campagna elettorale, di assumere per questo motivo una maggiore responsabilità in proprio. Responsabilità che i partiti del centrosinistra in questi anni  hanno colpevolmente trascurato. L’idea di una lista di donne per le elezioni provinciali nasce da questa urgenza unitamente alla consapevolezza:

  • Del valore della nostra rete e del capitale di  competenza che abbiamo accumulato e scambiato tra noi a proposito di arte del governo.

  • Dei limiti conclamati  dei partiti della sinistra e del centrosinistra in quanto a capacità di apertura alla società femminile

  • Della necessità di ottenere  risultati concreti, aprendo spazi reali alla presenza delle donne.

   Il nostro direttivo ha discusso di tutto questo con molto impegno e serietà, analizzando vantaggi, potenzialità e rischi della scelta di una lista. Abbiamo deciso infine  di non votare e non  contare subito  quanti  Si e quanti NO alla lista,  ma piuttosto di incamminarci sulla strada della verifica in progress della sua percorribilità. Oggi con l’assemblea possiamo certamente  fare ulteriori approfondimenti  nel  confronto tra noi e insieme decidere un piano di lavoro. Conviene  a questo punto procedere con ordine e chiarire di cosa parliamo quando diciamo una lista di donne.

1.      una lista di donne nel campo del centrosinistra, promossa da Emily e aperta a  donne e associazioni  che condividono questa proposta e vogliono realizzarla con noi.

2.      una proposta aperta anche a uomini, ai quali chiedere aiuto e sostegno morale e materiale per la lista e nella campagna elettorale .

3.      una lista che valorizzi competenze ed esperienze di donne le quali portano spesso grandi responsabilità nella società, nella famiglia, nel mondo della scuola, della sanità, dei lavori e delle professioni oppure nel volontariato per l’affermazione dei diritti e che non trovano accesso alla politica e alle istituzioni (dunque donne della cosiddetta società civile e non del mondo dei partiti)

4.      una lista per la Provincia ma non per l’Europa, perchè la dimensione della provincia è quella che abbiamo praticato, mentre non avremmo assolutamente la forza di proporci per il collegio elettorale meridionale per l’Europa. Sulla lista europea unitaria nel centrosinistra, che purtroppo non è nata nel migliore dei modi, voglio informare che il sito dei girotondi ha avviato una campagna per la raccolta di proposte e indicazione di nominativi, a cui si può partecipare anche dal nostro sito www.emilyna.it

5.      una lista per la Provincia, perché ci sembra possibile misurarci con il sistema elettorale Provinciale. Il meccanismo elettorale è quello proporzionale con collegio uninominale. In ogni collegio ci saranno più candidati del centrosinistra, uno per ogni lista che sostiene il candidato alla presidenza, ma senza la preferenza unica, la quale scatena campagne elettorali interne alla stessa lista e si rivela sempre penalizzante per le donne. Per fare la lista dovremmo quindi trovare 45 candidate (tanti sono i collegi) tenendo conto delle problematiche legate a ciascun collegio territoriale. E’ importante sapere che, in caso di apparentamento,  i voti di ciascuna candidata, anche se non basteranno alla sua elezione tuttavia non andranno dispersi, ma concorreranno alla elezione del candidato presidente .

6.      una lista collegata al gruppo che sostiene il candidato presidente del centrosinistra, dunque una lista che sta nel centrosinistra e rinuncia a candidare una propria presidente. A questo proposito ricordo che solo  se facessimo la scelta di indicare una candidata alla presidenza incorreremmo nello sbarramento elettorale del 3%. Una lista che si vuole apparentare ha bisogno però di sapere con chi . Qui viene in luce che sul possibile candidato alla presidenza della provincia non sappiamo nulla. Sappiamo di tavoli oscuri, nazionali, in cui come sempre in pochi discutono e scelgono nell’interesse di molte e molti, mentre sarebbe ora che il dibattito e la decisione fossero trasparenti e accessibili agli elettori ed elettrici napoletani.

Passiamo ora ad elencare  vantaggi e svantaggi, opportunità e criticità della lista:

  Perché Sì – vantaggi e opportunità

  • promuovere una partecipazione massiccia di donne nella competizione  elettorale

  • introdurre una forte novità nella campagna, che consentirebbe di raccogliere entusiasmi e sperimentare  forme e linguaggi  innovativi

  • scuotere i partiti e spingerli a mettere molte donne in lista

  • invogliare tante donne a proporsi all’elettorato

  • eleggere più donne (attraverso la nostra lista più  quelle dei partiti)

  • valorizzare competenze, idee ed esperienze femminili in campi cruciali della vita civile

  • arricchire il campo delle possibili  scelte elettorali  sul territorio, oltre i candidati  dei singoli partiti (molte donne si sentono lontane dai partiti )

  • contrastare l’astensionismo

  • diventare punto di riferimento e di interesse dell’opinione pubblica femminile (e non solo) a livello nazionale.

  • rafforzare la rete: donne dentro e fuori i partiti , associazioni

  • portare un valore aggiunto di consensi  alla coalizione

         Perché No –criticità e rischi

  • competizione con i partiti del centrosinistra , rischio fratture e ulteriori divisioni

  • indebolimento della rete  (scontri e divisioni tra donne)

  • tempi , fatiche e risorse: ce la sentiamo ?

  • tutela dell’associazione: cambiamo pelle?

  • mancato ottenimento di un risultato apprezzabile e successivo  indebolimento

Il nostro direttivo ha molto discusso di opportunità e rischi e, al termine della discussione, alcune erano e sono più convinte delle ragioni del sì, altre molto critiche e convinte delle ragioni del no, altre ancora incerte e preoccupate, soprattutto dei rischi di divisione tra noi.

A questo punto vorrei  esprimere anche la mia posizione personale. Sono convinta che  scegliere di fare la lista rappresenti per tutte noi un salto di qualità e di responsabilità politica al di là di noi stesse, nei confronti delle donne con cui siamo in relazione e dei partititi della coalizione. Non credo invece che fare la lista significhi cambiare pelle e diventare partito, l’ennesimo  di un centrosinistra già troppo frantumato. Si tratterebbe infatti di una scelta contingente, da fare oggi, in un momento particolarmente difficile e nel punto più basso della capacità di apertura e di rinnovamento dei partiti. Una via al possibile rafforzamento di processi unitari della - e nella -coalizione, un contributo al rinnovamento dei partiti e della politica del centrosinistra.

Per quanto riguarda invece i rischi di divisione tra noi, confiderei sul fatto che siamo sempre state capaci di fare e rispettare patti tra donne nel centrosinistra. Per nessuna di noi iscritta ad un partito ha mai fatto problema nel corso di una campagna elettorale andare a sostenere l’amica o la compagna  candidata per un altro partito della coalizione. Perché dunque dovremmo dividerci oggi, soltanto perché c’è una lista di più e di donne in campo? Tra di noi ci sono anche  donne di partito, e potenziali candidate nelle liste di partito. Perché immaginare Eva contro Eva? Penso che siamo capaci di stabilire e rispettare dei patti tra noi. Chi è iscritta ad un partito si regolerà come ritiene, l’importante sarà conoscere e rispettare le scelte di ciascuna. Per me che sono iscritta ad un partito di sinistra, sostenere una lista di donne nel centrosinistra non è in contraddizione con la mia adesione a quel  partito. Si tratta di una azione positiva che metto in campo nell’interesse anche delle ragioni per cui esiste quel partito, so che sto facendo una iniziativa di pressione per rinnovare la politica e cambiare faccia (a proposito di lifting) ai partiti e alla coalizione.

Per concludere,  la proposta che faccio all’assemblea è quella, al termine della discussione, di approvare un dispositivo che ci impegni a verificare la percorribilità della proposta della lista - attraverso un largo confronto che coinvolga donne, partiti, associazioni e movimenti del centrosinistra. Inoltre l’organizzazione di un forum di discussione sul tema della presenza delle donne in politica e nelle istituzioni, la formazione di due gruppi di lavoro sulle candidature e sul programma ed infine, tra non meno di 45 giorni da oggi, la convocazione di una nuova assemblea dell’associazione per trarre il bilancio di queste iniziative e decidere definitivamente  in merito alla lista.

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D O N N E  I N  P O L I T I C A :  I E R I  E  O G G I

Clara Zetkin, 1857-1933, leader socialdemocratica che propose la Festa dell'8 Marzo

Donne in politica oggi

 

Emmeline Pankhurst, 1858-1928, leader inglese del Movimento delle suffragiste

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La provocazione di Napoli: liste di donne 

Patrizia Melluso


Il Paese delle donne on line, 11 marzo 2004. Nel corso del convegno “Donne meridiane”, organizzato ai primi di gennaio dal Corriere del Mezzogiorno e dall’associazione Emily Napoli, a sorpresa fu pronunciata la parola “lista di donne”. Fu solo un accenno, perché in realtà nell’associazione Emily è ancora in corso la discussione sull’opportunità di presentare una propria lista alle elezioni provinciali di primavera, ma la parola era stata detta, e nei giorni seguenti, sulla stampa, si sono sommati interventi, interviste, commenti.

   Certo non è la prima volta che si parla di questa eventualità, già c’è stata qualche esperienza di liste rosa, anche in Campania. Ma, questa volta, il clamore è stato maggiore perché l’idea nasce non all’esterno dei palazzi della politica, ma nell’ambito di un’associazione, Emily appunto, che conta tra le sue aderenti Sindache, Assessore, dirigenti di partito, e che, per il passato, è stata anzi rimproverata perché predilige, rispetto al movimento, i livelli istituzionali e “di potere”.
Le reazioni immediate all’ipotesi della lista rosa sono state le più varie. Dal lato maschile, nell’ambito dello stesso centrosinistra, si va dall’invettiva di Ciriaco De Mita, che paragona Emily alla loggia P2, ai toni preoccupati degli esponenti Ds, spintisi, con il loro segretario provinciale, ad offrire alle donne, purché “dentro” la lista di partito, il 40% dei posti.
Dal lato femminile, è accaduto che esponenti di rilievo di Emily, o che da questa associazione hanno avuto un sentito appoggio per la loro elezione, si sono dichiarate contrarie, come l’assessora regionale Incostante e la sindaca di Ercolano, Bossa; altre, come la sindaca di Napoli, Iervolino, prudenti: ne condivido, ha detto, l’obiettivo (aumentare la presenza di donne) ma studierei prima meglio i vari sistemi elettorali per capire dove in realtà conviene presentare liste rosa. Certo, una lista di donne, in competizione con quelle dei partiti, genera un conflitto di appartenenza in chi sente l’appartenenza ai partiti come essenziale e necessaria, tanto da apparire come un “gesto di infedeltà”, secondo Franca Chiaromonte, presidente nazionale di Emily, che ricorda tuttavia quanto siano stati utili, alle donne, simili gesti. 

   Mentre, infatti, la contrattazione sulle “quote” da riservare alla presenza femminile è una strategia che conserva una continuità, tutto sommato rassicurante, tra il proprio essere donne e il proprio aderire ad un partito, l’idea di una lista autonoma è spiazzante, costringe a mettere in gerarchia, se non i propri valori, almeno le proprie priorità. Tra le donne che fanno politica, tuttavia, non tutte hanno fatto prevalere la prudenza: Ersilia Salvato, sindaca di Castellammare di Stabia, ha salutato la proposta come una “salutare provocazione” ad una politica troppo chiusa in se stessa e incapace di progettare il futuro. Fuori dai partiti, inoltre, donne che non hanno mai aderito ad Emily si sono sentite di reagire in prima persona all’ondata di misoginia che la proposta ha suscitato: se “ad un solo gesto di autonomia si reagisce come di fronte ad un inaudito tradimento” - si chiede Luisa Cavaliere, imprenditrice e da sempre vicina al pensiero della differenza sessuale - che cosa mai succederebbe se Emily rompesse con il “gradualismo” che la caratterizza?

Questa vicenda, perciò, ripropone alla riflessione alcune domande che sembravano sopite.
La prima, più immediata, riguarda il riequilibrio della rappresentanza: interessa alle donne e, se sì, come va perseguita?
Che nei luoghi della decisione politica, sia istituzionali che non, le donne siano poche è, infatti, una verità oggettiva. La strategia su cui si è puntato finora, per riequilibrare la rappresentanza, le “quote” da destinare alle donne, non ha prodotto risultati significativi e contiene in sé un rischio, che agli occhi di molte è peggiore del male da combattere: rimanda, delle donne, l’immagine di una specie protetta, o da proteggere, il contrario, insomma, dell’autonomia e della libertà che alle donne servono.

La seconda domanda riguarda la politica e le donne che in politica ci sono. Nella proposta di Emily c’è una nota polemica nei confronti della politica che è sempre più chiusa in se stessa, una chiusura che, a ben guardare, non è solo rispetto alle donne. Finito, con la prima repubblica, il vecchio modo di essere dei partiti, in questi anni la forbice tra chi decide e chi vota o manifesta si è allargata, sono venuti meno i luoghi tradizionali in cui questi due mondi si parlavano senza che nuove forme e strumenti (le primarie, ad esempio) li abbiano sostituiti.
Ma la sordità della politica, però, non è solo formale. Lo si è visto nel dibattito (dibattito?) sulla procreazione assistita: chi, tra i politici maschi, ha sentito il dovere di dire onestamente: su questo do la parola alle donne, tocca a loro esprimersi?
E chi, tra le donne politiche, è stata capace di parlare con l’autonomia e l’autorevolezza che derivano non da una generica e residuale “rappresentanza di sesso”, ma da una consapevole, personalmente vissuta, differenza?

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Emily lancia la lista rosa, schiaffo ai partiti 

CARMELA MAIETTA  

Il Mattino, 3 aprile


    Scenderanno in campo non quelle che già fanno politica ma imprenditrici, insegnanti, casalinghe, donne dello spettacolo e della scienza. L’elettorato di riferimento? Soprattutto i delusi dal governo Berlusconi e quel 27 per cento di indecisi che vorrebbero essere ascoltati e che non trovano interlocutori. 

La lista di sole donne per le prossime elezioni provinciali, nello schieramento di centrosinistra, varata dall’associazione Emily Napoli, guidata da Annamaria Carloni, viene presentata nel suggestivo scenario del salone degli specchi di palazzo Doria d’Angri.

   È chiaro subito: l’aria che tira è già di battaglia. «Abbiamo preso sul serio l’invito del presidente Ciampi a farci valere - dice Annamaria Carloni - abbiamo deciso di fare una lista tutta nostra perché in Italia non abbiamo potuto conoscere un uomo politico come Zapatero che ha nominato il 50 per cento di donne ministro e senza impegnarsi in anticipo; noi invece, abbiamo sperimentato un senso di ostilità». Come? Promesse non mantenute «per non contrastare, nella formazione dei governi e delle giunte quelli che ci devono stare per forza».

Con un logo che sottolinea la «nuova politica» Emily, con slogan che evidenziano anche la diversità nella comunicazione (Le donne non promettono, fanno; Le donne non dividono, uniscono),le rappresentanti della lista si dicono sicure di poter fare la differenza, di lavorare insieme agli altri per la vittoria del centrosinistra. Lo spazio c’è, viene sottolineato con sicurezza, e confermato da un sondaggio su 1004 persone, che, partendo dal grado di visibilità di Emily (il 31 per cento ne conosce il percorso) evidenzia la possibilità di un elettorato raggiungibile nella misura del 28 per cento a cui vanno aggiunte due percentuali del 6,1 e del 2,9 di elettorato rispettivamente con buona e forte propensione a votare la lista.

È certa che le cose andranno bene Franca Chiaromonte, presidente nazionale di Emily, «in una città che ha anche la fortuna di avere un sindaco donna». E già da oggi parte una serie di manifestazioni per raccolte fondi da destinare alla campagna elettorale, come diversi banchetti nelle piazze che serviranno per illustrare anche il progetto e la vendita di un cd.
La convivenza nella stessa area con i partiti del centrosinistra, anche alla luce del fatto che la Quercia riserverà il 40 per cento dei collegi alle donne? Per Emily non sembra essere un problema perché la lista rosa è considerata un «valore aggiunto ai partiti»; e se il segretario diessino
Piero Fassino ritiene che in questo modo si spingono le donne in una riserva, Annamaria Carloni si chiede perchè questa osservazione non viene fatta di fronte a liste totalmente maschili.

E se il segretario regionale della Margherita, Ciriaco De Mita, riconoscendo che sulla rappresentatività delle donne in politica i partiti debbano fare seria autocritica, considera la scelta di una lista femminile la risposta sbagliata a un problema reale, Annamaria Carloni ribadisce: «non vogliamo sottrarre voti ai partiti tradizionali, vogliamo invece spingerli ad inserire più donne nelle liste, non solo a sinistra, naturalmente, ma anche a destra».

 E se Giovanna Martano, responsabile donne Ds di Napoli dice che, pur riconoscendo che la provocazione Emily ha forse accelerato un processo già in corso perché sono anni che le donne fanno battaglie in questa direzione, non convince la lista rosa perchè tutti i partiti devono essere impegnati a riempire le liste di donne, la presidente di Emily Napoli fa rilevare che gli scossoni possono servire appunto a dare una mano. Ma proprio lei non potrà votare Emily, il suo collegio è a Bologna. 

DEPUTATE  D.S.

Franca Chiaromonte

Fulvia Bandoli

Giovanna Melandri

Elena Montecchi

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Lista rosa di Emily, la rabbia della Quercia

PAOLO MAINIERO

 


Mattino, 6 aprile 2004.  

No, la lista Emily proprio non piace ai Ds e crea disagi negli altri partiti del centrosinistra, a partire dalla Margherita. 

 

Già il segretario provinciale della Quercia Diego Belliazzi aveva espresso le perplessità e l’imbarazzo del partito di fronte alla scelta fortemente voluta e sostenuta dalla presidente di Emily Napoli (e compagna del governatore Antonio Bassolino) Annamaria Carloni. Ieri, a bocciare l’idea di una lista rosa alle provinciali sono stati il capogruppo dei senatori Ds Gavino Angius e la senatrice (napoletana) Graziella Pagano. Netto il giudizio di Angius, ieri a Napoli. «La lista? Non ne capisco il significato politico, e quello che riesco a capire non lo condivido. Non capisco il senso sessista delle liste perchè credo nel senso della politica e nel partito nel quale milito, che rispetto alla presenza femminile ha fatto passi in avanti e ne farà ancor più alle europee».


Sposta la polemica non tanto su Emily («fa la sua parte come associazione») quanto sulle donne diessine la Pagano. «Io credo che in un momento del genere debbano fare una scelta e impegnarsi dentro il partito», osserva prendendo le distanze dalla Carloni, che siede nella direzione nazionale della Quercia, e da Franca Chiaromonte. «La questione - afferma - non è Emily, ma il ruolo delle donne della Quercia. Dal confronto con le donne ds di Emily era emersa una linea diversa, un’altra scelta. E la battaglia nel partito stava dando i suoi frutti, portando a una assunzione di responsabilità a livello nazionale: infatti Fassino si sta battendo per il 50 per cento delle donne in lista sia alle europee che alle amministrative». Sul piano locale, osserva la Pagano, «la direzione provinciale di Napoli, grazie all’impegno delle donne, ha assegnato 17 collegi alle donne». Insomma si tratta «di un’altra linea, la linea di chi avendo militato sempre nel partito e conoscendone le regole costruisce un percorso dentro il partito. La scelta di Emily è legittima, ma credo che in un momento del genere, in cui i Ds giocano fino in fondo le proprie carte in questa regione, le donne diessine debbano impegnarsi dentro il partito».


Una cosa è certa: la lista Emily ha scosso la Quercia campana. Da Salerno, l’ex sindaco, oggi deputato, Enzo De Luca, liquida la faccenda tra ironia e sarcasmo: «Idea buona, ottima... è la novità politica del secolo»: Ma il sindaco diessino di Castellammare di Stabia Ersilia Salvato, che ha in giunta la Carloni ma anche (come sua vice) un’altra socia di Emily, Emma Giammattei, difende la scelta. «Non capisco i timori e le resistenze del mio partito - dice -. I partiti sono importanti ma non bisogna arroccarsi. La lista Emily è un valore aggiunto in un momento di disaffezione per la politica».


Ma i mugugni non vivono solo all’ombra della Quercia. L’idea di una lista Emily non convince la Margherita. Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino ne ha preso le distanze, il coordinatore regionale del partito Ciriaco De Mita ha parlato di «risposta sbagliata a problemi reali». La direzione provinciale ha invece confermato ieri che al tavolo del centrosinistra non saranno ammesse le liste civiche. Perchè tale è considerata, dalla Margherita, la lista Emiliy. Più aperta, nel partito, la posizione di Riccardo Villari: «I partiti sono centrali ma non esclusivi e quello che la Margherita non riesce a cogliere può farlo Emiliy. Non demonizzo, ma è chiaro che il mio partito è la Margherita».


E gli altri alleati? Antonio Fantini è perplesso. «È una mossa politicamente imprudente - ritiene il segretario regionale dell’Udeur-Ap - perchè paradossalmente rischiano l’isolamento. Ad ogni modo, sarà interessante verificare la loro consistenza e il peso politico». Per Fausto Corace, segretario campano dello Sdi, la scelta di Emily dovrebbe far riflettere i partiti. «È necessario - sostiene - che si diano alle donne risposte convincenti. Un dialogo è ancora possibile, è importante saper comprendere le loro ragioni».
 

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DONNE IN POLITICA: ALL'ESTERO

 

Hanan Ashrawi, membro del governo palestinese presieduto da Arafat

 

 

Hebe de Bonafini, leader delle Madri di Plaza de Mayo, movimento argentino nato nel 1977.

Ségolène Royal, francese, leader socialista in ascesa nelle ultime elezioni

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L’INTERVISTA

MARILICIA SALVIA  


«Angius non capisce? Mi dispiace, perchè credo che invece il nostro discorso sia molto chiaro». Giura di non voler far polemica, assicura che proprio non è il caso di drammatizzare un contrasto «che non esiste e in ogni caso si appianerà». E tuttavia, al partito dei Ds nel quale milita da una vita e che oggi accoglie nel gelo la nascita della lista targata Emily, Anna Maria Carloni, presidente napoletana dell’associazione, non rinuncia a ricordare un paio di cosette non proprio piacevoli: «Per esempio il senso di frustrazione, la delusione che abbiamo dovuto patire alle ultime amministrative. Ma lo sa Angius che neppure una donna è stata fatta eleggere, persino dove si è stravinto? Che nelle liste c’erano uomini e soltanto uomini?»
Questione sessista, l’ha definita il presidente dei senatori ds: a suo parere incomprensibile, e per di più superata dalla regoletta del 40 per cento.
«Intanto questa regoletta, prevista dallo Statuto del partito e rimasta lettera morta per anni, sarebbe ancora tale se noi di Emily non avessimo aperto per tempo il dibattito, arrivando alle conclusioni cui siamo arrivate. L’ho già detto e lo ripeto, siamo state un grimaldello».

E tuttavia lei è nella Quercia da sempre, ed è la compagna del presidente Bassolino, che è come dire la storia del partito in Campania: come replica a chi le rimprovera di non aver combattuto questa battaglia dall’interno?
«Ma certo che l’ho fatto e continuo a farlo, così come tutte le altre donne di Emily iscritte ad altri partiti hanno fatto e fanno altrettanto a casa loro. Non è che le due cose sono inconciliabili. E poi il nostro progetto è partito da lontano, abbiamo discusso, riflettuto, ci siamo anche divise, ci siamo ritrovate. Alla fine ci siamo contate. E la lista rosa è nata praticamente all’unanimità: significherà pur qualcosa».
Intanto, per lei significa che almeno alle Provinciali non farà campagna elettorale per i Ds. Non le pesa?
«Anche Fassino, mi sembra, alle Europee farà campagna elettorale per un partito che non è il suo».

Ma lei si aspettava tanta freddezza in casa ds?
«Sinceramente no, e dico che Angius avrebbe ragione a parlare di questione sessista superata, se in politica le pari opportunità fossero davvero cosa fatta. Ma non è così, i numeri parlano chiaro. Nei consigli comunali in Campania le donne sono pochissime, in Provincia ce n’è soltanto una. A Benevento, dove l’anno scorso il centrosinistra ha preso il 75% dei voti, di donne in giunta neppure l’ombra. Irrilevanti, ecco che cosa siamo state per i partiti».
Finchè è arrivata Emily, ed è partita la riscossa? Ha ragione allora chi parla di rivalsa, di iniziativa nata per dividere?
«È esattamente il contrario, la lista di Emily nasce con l’obiettivo dichiarato di unire ancor più il centrosinistra. Noi stiamo dentro la coalizione, la sosteniamo al cento per cento: non capisco perchè questo concetto, che è fondamentale ma anche molto semplice, non venga recepito».

Forse perchè si sta diffondendo l’idea di una lista pericolosamente ruba-voti.
«Sciocchezze. Emily non è un partito e non ruba voti ai partiti, semmai ne porta alla coalizione. Noi puntiamo al voto di chi di solito non va a votare, degli incerti, dei delusi da Berlusconi. Avremo in lista la segretaria napoletana delle Federcasalinghe, per dirne una: è il segno chiaro che ci occupiamo dei problemi concreti, della vita reale».
Mentre i partiti...
«Non faccio il processo ai partiti, dico solo che Emily da mesi va dentro le case, nei quartieri, nelle piazze, a parlare con la gente. Abbiamo incontrato tante donne e tante si mobiliteranno per la campagna elettorale. Si sono avvicinate alla politica, e questa è già una battaglia vinta»

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Napoli, a qualcuno piace rosa

SARA MENAFRA

Il Manifesto, 11 aprile 2004
La lista di sole donne Emily prende il largo. Fra l'appoggio di Bassolino e il dissenso delle diessine
Bassolino secondo alcuni sarebbe il vero ispiratore della lista. Lui nega e negano pure le organizzatrici: «No comment sulle malignità»


C'è chi dice che sia l'ultima frontiera del femminismo declinato in chiave politica. E chi sostiene che i diritti delle donne c'entrino poco o nulla. La nascita della lista totalmente rosa «Emily» per le prossime elezioni provinciali a Napoli fa discutere e malignare. Ufficialmente l'idea nasce dopo un lungo braccio di ferro con i partiti della sinistra. Il folto gruppo locale, che a Napoli è coordinato da Anna Maria Carloni - dirigente nazionale dei Ds e compagna di Antonio Bassolino - ci ha girato attorno a lungo. Finché lo scorso primo aprile ha votato la decisione durante una lunga e affollata assemblea. «
Abbiamo preso sul serio l'invito del presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi che lo scorso 8 marzo ha detto alle donne di farsi valere», ha spiegato la stessa Carloni nei giorni seguenti, rispondendo ai malumori espressi dal presidente dei senatori diessini Gavino Angius e a quelli inespressi del segretario Piero Fassino.

«Solo poche delle iscritte di Emily fanno parte di un partito. La nostra lista è un valore aggiunto alla coalizione, che punta a rafforzare tutto il centro sinistra», aggiunge Franca Chiaromonte, presidente nazionale dell'associazione nonché fra le promotrici della lista napoletana. E spiega che la contraddizione c'è. Ma è anche una risposta alle tante promesse non mantenute dei partiti della sinistra sul tema dell'inclusione delle donne. Come quella per cui le scorse elezioni amministrative avrebbero visto la presenza di donne in tutte le giunte e in posizione di «vice» in caso di sindaci uomini.
«Mi spiace fare sempre lo stesso esempio, ma il fatto che il sindaco di Benevento Mino Nardone eletto con il 75% dei voti non abbia neppure una donna in giunta è davvero sintomatico» conclude la Chiaromonte.

Una scelta nettamente al femminile a costo di scontrarsi con i dirigenti dei partiti, dunque. «Non proprio», ribatte qualche voce di corridoio diessina. Già, perché esattamente
24 ore dopo l'ufficializzazione della lista «Emily» anche i Ds hanno votato a favore delle presenze in rosa, stabilendo che il 40% della lista del partito sarà al femminile. «Non solo - spiega Giovanna Martano, coordinatrice provinciale delle donne Ds - sui primi 15 collegi più votati, 8 sono stati assegnati alle donne. Sui primi 9, 4 sono al femminile. E in generale, dividendo l'intera lista in tre fasce di consensi, la misura del 40% è sempre rispettata». Insomma da che le donne erano poche ora sono molte, competeranno fra loro e se quelle dei partiti dovessero essere penalizzate i Ds potrebbero anche decidere di fare marcia indietro su questo punto.

Ma allora perché nasce «Emily»? Le stesse voci di corridoio spiegano che l'idea sarebbe nata soprattutto in sostegno ad Antonio Bassolino, che oltre ad essere un uomo e il presidente della regione Campania è anche il leader maximo dei diessini napoletani. Il suo mandato come presidente della regione è in scadenza, e molto probabilmente il governatore non si candiderà nuovamente a guidare la regione. In tempi brevi dunque si porrà il problema di una sua ricollocazione politica basata sempre sulla base elettorale napoletana. E qui la questione si complica. Perché i Democratici di sinistra - forse anche per la gestione troppo accentratrice dello stesso Bassolino - in questi anni hanno perso parecchio in fatto di consensi e capacità di mobilitazione. Proprio le prossime elezioni dovrebbero segnare il definitivo sorpasso da parte della Margherita. Per mantenere una base personale di consensi da poter mettere sul piatto in qualsiasi momento, quindi, Bassolino avrebbe puntato da tempo sul sostegno di due associazioni. Emily, la cui coordinatrice è anche la sua compagna, e Diametro, una associazione di «professionisti» di cui fanno parte la maggior parte dei consulenti del governatore. Se l'operazione Emily dovesse funzionare - l'obiettivo realistico è quello di portare a casa una consigliera - si aprirebbe una interessante partita per le prossime elezioni politiche. «
Alle malignità non rispondo nemmeno - chiosa la Chiaromonte - e aggiungo che se le donne si allontanano dalla politica è anche perché i partiti ragionano sempre in termini di mosse e contromosse. Detto questo se la lista servisse anche ad aiutare Bassolino e a far passare una volta per tutte il principio che il rappresentante della coalizione eletto alla guida di una regione è anche il leader politico ne sarei ben felice».

Una risposta altrettanto secca è arrivata pure dal diretto interessato che ha detto che la voce di una sua «sponsorizzazione» della lista è «francamente offensiva in primo luogo nei confronti delle donne oltre che nei miei confronti».
«Io mi chiamo Bassolino e penso con la mia testa, Anna Maria si chiama Carloni e pensa con la sua», ha concluso. Ammettendo però che l'idea di Emily gli piace perché è «una sfida, un fatto nuovo e una scelta».

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A che punto siamo? Parità: elezioni Europee ed Amministrative

Rita Capponi


Il Paese delle donne on line, 11 marzo 2004. Se vogliamo un Europa più attenta ai bisogni delle persone, più determinata nella difesa delle libertà, dobbiamo incentivare la partecipazione delle donne al governo delle nostre società. Si richiedono scelte precise sino alle procedure per facilitare la partecipazione delle donne alla vita pubblica. Questo in sintesi il pensiero di Romano Prodi, convalidato dalle scelte e dai pronunciamenti della lista unitaria per l’Europa, ma anche dalla gran parte della coalizione di centro sinistra

Le elezioni europee ed amministrative del prossimo giugno costituiscono il primo banco di prova per l’applicazione del principio di parità tra uomo e donna. Essa si deve concretizzare attraverso due percorsi auspicabilmente sinergici come la riforma delle leggi elettorali e soprattutto la scelta di regole trasparenti a sostegno di candidature equilibrate nei partiti e nelle coalizioni.  

 

Alexandra Mijailivna
Kollontai, russa, 1872-1952

Rosa Luxemburg, polacca, antimiltarista, è oggi in auge presso Bertinotti, che, formando la "Sinistra europea" il 10 gennaio 2004, come primo atto ha visitato la sua tomba.

Angela Davis, nata nell'Alabama nel 1944, è stata la leader del Movimento Pantere nere

 

 Per le elezioni europee

Sul terreno delle riforme si sta accelerando, dopo mesi di tattica politica, la riforma della legge elettorale europea n.79 /1979 a partire dal testo base n. 340 in discussione preso la Commissione affari costituzionali del Senato.
Cosa contiene questo provvedimento? Per prima cosa recepisce finalmente - unico paese il nostro che non lo aveva fatto ancora - l’incompatibilità del mandato di parlamentare italiano ed europeo”, ed estende le incompatibilità “oltre” quelle già previste dalla legislazione vigente, e cioè Presidente del Consiglio, Consigliere regionale, assessore regionale, presidente dell’Unione e Ministro, sino ai Presidenti di Regione, Presidenti di Provincia, Sindaci di città superiori ai 15.000 abitanti; ciò dovrebbe avvenire nello spirito di un allargamento dei seggi, degli incarichi e in generale delle cariche di rappresentanza anche individuali.
In secondo luogo le preferenze esprimibili diventano tre per tutte le Circoscrizioni. Viene introdotto poi il principio di parità nell’elettorato passivo, sia pure in misura minimale, fatto importante e positivo e senza il quale avremmo rischiato una riforma abbastanza incisiva della legge, priva di questo principio nonostante la modifica costituzionale dell’art. 51.

È utile richiamare che la discussione di questa riforma è appena iniziata e quindi allo stato dei fatti si possono solo valutare gli elementi essenziali del progetto auspicando che vadano in porto. Concentrandoci in questa sede sul principio di parità introdotto da un provvedimento del governo, il cosiddetto emendamento Prestigiacomo, valutiamo che, se tale emendamento - a tutt’oggi non ufficializzato - venisse approvato senza miglioramenti, non sortirebbe effetto alcuno sull’incremento delle nostre rappresentanti al Parlamento europeo il cui numero totale dei parlamentari italiani, per effetto dell’allargamento, scenderà tra l’altro da 87 a 78.Perché?
Ammesso, ma non concesso, che il rapporto 2/3-1/3 previsto possa essere considerato accettabile perché più praticabile in quanto incontrerebbe meno ostilità politiche (ma non è un principio realmente antidiscriminatorio, tanto che la stragrande maggioranza delle donne è ormai decisa a richiedere una percentuale del 50%), esso è vanificato dalla scelta della sanzione esclusivamente finanziaria. Tale sanzione è modulata in modo da consentire un inserimento di candidate inferiore al 30%; di fatto si può anche agevolmente evitare candidando donne che i partiti non siano intenzionati a sostenere né dal punto di vista politico né finanziario. Per intenderci, si tratta più di una indicazione “salvacoscienze” che di un precetto vero e proprio.


La proposta, non prevedendo l’irricevibilità delle liste, incorre in un doppio errore: politico il primo, perché torna indietro rispetto alle norme contenute nelle leggi elettorali prima della sentenza della Corte costituzionale del ‘95, norme che invalidavano le liste non rispondenti alla percentuale di candidature femminili; giuridico, per così dire, il secondo in quanto non tiene conto né poco né tanto del pronunciamento della Corte avvenuto con la sentenza 49 del 13 febbraio 2003 (a favore della Valle d’Aosta contro il governo), che rappresenta un progresso non indifferente della giurisprudenza in materia.
È serio il rischio inoltre che le opzioni indicate influenzino al ribasso le scelte relative alle altre leggi elettorali che devono recepire il principio, dal senato ai piccoli comuni, passando per le regioni sulle quali si gioca il grosso della partita dopo la riforma del Titolo V. Dei loro nuovi principi statutari e delle loro scelte in materia elettorale verrebbero vanificati gli sforzi di eccellenza che ad oggi registriamo con soddisfazione dopo un dibattito-confronto molto diffuso e attivato su tutto il territorio nazionale dalle associazioni femminili e dalle strutture di parità.
Una attestazione al 30% con sanzioni che anche in Francia non hanno sortito effetto giacché i partiti hanno preferito pagare le penalità piuttosto che promuovere le donne, diventerebbe un macigno inamovibile sul terreno della parità per molti anni a venire. Tuttavia non va disdegnato il segnale politico e culturale della proposta del ministro, che anzi va sostenuta per renderla più efficace anche sulla scorta delle legislazioni di altri paesi europei.
Solo tre suggerimenti estemporanei e chiaramente da approfondire, gli stessi che come Comitato abbiamo prospettato al relatore della legge senatore Lucio Malan

  •  sotto il 30% sancire l’irricevibilità;
  • dal 30% al 50% di candidature - percentuale auspicata dalla totalità del mondo femminile - nonché sulla base delle donne effettivamente elette, studiare una modulazione in positivo del rimborso elettorale;
  • valorizzare nella legge la responsabilità dei partiti che devono concorrere a determinare con metodo democratico, secondo il dettato dell’art. 49 della Costituzione, la politica nazionale;
  • prevedere l’alternanza fin dove possibile per via del numero variabile di donne candidate, per ovviare da ultimo alla scandalosa formazione di “teste di lista” tutte maschili purtroppo frequenti. Forte sarebbe l’impatto e il significato politico-culturale pur trattandosi di sistema proporzionale con voto di preferenza.

   Per le elezioni di casa nostra

Sempre in Commissione affari costituzionali del Senato, relatore lo stesso Malan, è stata avviata la discussione, poi inspiegabilmente arenatasi fino ad oggi, del ddl Dato-Amato n.1732 del 24 settembre 2002 cui andranno connessi:

- il ddl n. 2080/2003 prima firmataria M. Ida Dentamaro, che ha tradotto in sede parlamentare la proposta di iniziativa popolare redatta da Elena Marinucci. A sostegno di tale proposta, l’unica che si è misurata con l’opinione di cittadine e cittadini italiani, il settore Riforme della Commissione nazionale di parità di Palazzo Chigi, insieme con il comitato promotore, ha curato la raccolta di 50.000 firme su tutto il territorio nazionale;
- il ddl n. 2598 /2003 di iniziativa della senatrice di Forza italia Alberti Casellati.

Sanzioni previste in tali proposte sono l’irricevibilità delle liste o il mancato accesso ai rimborsi elettorali.
Elemento comune, anche se scontato, del primo e del terzo disegno è il cosiddetto zipper-system nelle liste bloccate, cioè l’alternanza che in pratica si riduce alla lista proporzionale della Camera dei Deputati. Per la percentuale di candidature si va dal 30% in tutti i sistemi della proposta Amato al 50% del progetto Dentamaro e Casellati. Alcuni emendamenti migliorativi già predisposti prevedono premi economici per i partiti che raggiungono quote rilevanti di elette, ma solo la proposta di iniziativa popolare prevede un meccanismo di riequilibrio di genere sui collegi uninominali.
Stante che in Italia esistono 12 diversi sistemi elettorali, il completamento della riforma ad esempio per tutti i comuni inferiori ai 15.000 abitanti, si dovrebbe raggiungere attraverso l’approvazione nel corso dell’iter legislativo delle norme nel ddl apposito presentato alla Camera da Elena Montecchi. Andrebbe inoltre accentuata, come norma collaterale, la parità di accesso ai mezzi di informazione per la comunicazione politica.

Come si vede la riforma complessiva ancorché urgente, soprattutto per le amministrative che interessano circa 36 milioni di elettrici ed elettori, è irta di difficoltà e comporta scelte la cui efficacia è inversamente proporzionale al consenso delle forze politiche presenti in parlamento.
La stessa Prestigiacomo si appresta a presentare un ddl complessivo che, se giungesse al Senato in tempo utile e cioè nel giro di qualche giorno, diventerebbe il testo base per la discussione.
Impossibile non concordare, infine, sulla necessità che le leggi si muovano in sinergia con l’adozione di regole trasparenti di selezione della classe dirigente da parte dei partiti e sulla adozione di meccanismi che, attraverso le norme statutarie, facilitino la partecipazione delle donne alla politica, ne accrescano l’ingresso nelle istituzioni, il tutto in relazione ai finanziamenti e ai rimborsi elettorali di cui i partiti stessi, purché raggiungano il quorum dell’1%, sono destinatari.
C’è tutto l’impegno del Comitato a sostenere l’iter dei provvedimenti e a fare pressione sui gruppi parlamentari dopo aver già sviscerato i punti nodali sia col relatore che con il Presidente della Commissione Andrea Pastore.
Un faticoso ed improbo cammino in questa fase tutta in salita che segna però un passaggio storico della nostra democrazia in cui la forza delle donne, di tutte le donne - e degli uomini che ci credono, e non sono pochi - va tutta messa in campo. Essenziale è che non si perda altro tempo e si arrivi ad approvare leggi efficaci che cambino davvero il volto della rappresentanza del nostro paese.

   Il comitato

Inserire in tutte le leggi elettorali, dai municipi all’Europa, il principio di parità tra uomo e donna nell’elettorato passivo.
Con questo obiettivo si è costituito un Comitato di associazioni femminili e singole donne autorevoli appartenenti a diversi mondi, storie ed attività per intraprendere un lavoro di sensibilizzazione, iniziative pubbliche e battaglie.
Si profila un impegno duro per il Comitato, il cui punto di forza è la trasversalità politica.
Esso è continuamente arricchito di nuove e autorevoli adesioni. Impossibile citarle tutte.

*Presidente del Comitato trasversale pressione e vigilanza sulle leggi elettorali paritarie.

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Il governo vara l'election day e le quote femminili in lista

Un terzo delle candidature per le donne. La Quercia: «Soluzione deludente». Scontro con l'Udc sui mandati dei sindaci dei piccoli comuni

A. CO.
Il Manifesto, 21 febbraio 2004.

Tutto confermato. O quasi. Il governo ha formalizzato ieri l'election day. Sia per le europee che per le amministrative si voterà sabato 12 giugno dalle 15 alle 22, e domenica 13, dalle 8 alle 22. Il mandato europeo è stato reso incompatibile non solo con quello di parlamentare nazionale, ma anche con quelli di presidente, assessore o consigliere regionale nonché con quelli di presidente di provincia e di sindaco per i comuni superiori a 15mila abitanti. Le schede saranno scrutinate elettronicamente, particolare che rende particolarmente fiero il ministro degli Interni Pisanu. Ma la novità vera è un'altra. In nessuna lista gli appartenenti all'uno o all'altro genere sessuale potranno superare i due terzi. In concreto le donne avranno per diritto un terzo dei posti in lista. Tra le innovazioni questa è quella che manda in sollucchero la ministra per le Pari opportuità Stefania Prestigiacomo, che ringrazia l'amico e viepremier Fini per l'appoggio determinante ricevuto in questa battaglia. La coordinatrice delle donne diessine Barbara Pollastrini non condivide tanto entusiasmo e considera la decisione «assolutamente deludente». «L'unica speranza di avere donne elette in circoscrizioni così ampie come quelle europee - aggiunge - è il metodo cerniera, cioè l'alternanza uomo-donna nelle liste».

Tra le tante riforme annunciate dopo il vertice di maggioranza della settimana scorsa ce n'è una che spicca per l'imprevista assenza. Nonostante l'annuncio di Berlusconi non stato portato da due a tre legislature il tetto dei mandati per i sindaci dei piccoli comuni, al di sotto dei 3mila abitanti. «C'è un momento di riflessione per questioni di costituzionalità», minimizza il forzista Napoli. Il collega di An Bocchino è più chiaro e ammette francamente che nel suo come negli altri partiti di maggioranza «ci sono perplessità in merito: sarebbe come cambiare le regole a partita cominciata».

La sorpresa ha però mandato su tutte le furie l'Udc, che accusa Berlusconi di tradimento e annuncia lo scontro in aula: «Stiamo preparando l'emendamento, che presenteremo la settimana prossima. Vediamo chi lo vota e chi no». I Ds si sono già dichiarati pronti a cercare un'intesa.

L'apertura di un nuovo fronte nella guerra tra Forza Italia e Udc arriva nel momento peggiore. Non c'è solo la battaglia verbale innescata dalle accuse del premier sui politici ladroni. Martedì un vertice dei leader dovrebbe risolvere il dissenso sul senato federale, che nella stessa giornata andrebbe poi votato al senato. L'inesauribile capogruppo Udc e relatore sulla legge D'Onofrio ha già pronto l'ennesimo emendamento. La contestualità tra le elezioni del senato e quelle regionali, pietra dello scandalo, resta. Però dovrebbe essere attenuato l'automatismo che impone la decadenza dei senatori in caso di scioglimento dei consigli regionali.

Secondo D'Onofrio l'espediente, messo a punto nel vertice a palazzo Chigi di giovedì sera, dovrebbe essere «una complessiva soluzione dignitosa per tutti che può essere catalogata come quadratura del cerchio». Il capo dei senatori Udc ribelli Ronconi, però, precisa a stretto giro di posta: «Non so cosa uscirà fuori dal cilindro di D'Onofrio. In ogni caso gli emendamenti contro la contestualità rimangono. Non abbiamo problemi sull'allineamento delle diverse elezioni. Diciamo no alla caduta dei senatori in caso di scioglimento dei consigli regionali».

Si vedrà nel vertice di martedì se l'ennesima proposta di D'Onofrio riuscirà davvero a quadrare il cerchio. Sempre che nel frattempo non si apra un nuovo fronte. Ieri due presidenti di regione di notevole peso, il lombardo Formigoni e il veneto Galan, oltre a sostenere la contestualità fra le elezioni hanno anche rimesso in campo l'ipotesi di introdurla già dal 2006, rinviando di un anno le regionali del 2005. Una posizione che, se fatta propria da Forza Italia, renderebbe irrisolvibile lo scontro con i senatori dell'Udc.

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 18 aprile 1948

Le donne in Italia votano per la prima volta

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ELEZIONI: DONNE E POLITICA, I PICCOLI NUMERI DELL' ITALIA

ANSA

(ANSA) - ROMA, 20 FEB - Il 10% dei deputati, il 9% dei senatori, l'11% dei parlamentari europei, e a livello locale non va molto meglio: sono le cifre dell' ''anomalia italiana'', che pone il nostro Paese al 70.mo posto nella classifica mondiale, e al 29.mo in Europa, come presenza delle donne nelle istituzioni.

Nel Parlamento europeo, le italiane occupano 10 seggi su 87. 

Alla Camera, su 617 deputati solo 71 sono donne; al Senato, ci sono 26 donne su 321 senatori.

All'interno dei gruppi parlamentari, la presenza femminile vede: 41 donne nei Ds, 18 in Forza Italia, 9 nella Margherita, 3 nell'Udc, 4 in An, 4 nella Lega, 4 in Prc, 1 nello Sdi, 1 nel Psi, 2 nell'Udeur, 3 nel Pdci e 4 nei Verdi. 

Nel governo nazionale, tra ministri e sottosegretari, le donne sono 8 su 80

Nessuna donna ai vertici delle istituzioni italiane. Nessuna donna presidente delle commissioni permanenti, una sola donna al vertice di una commissione bicamerale (infanzia, ovviamente). 

Nei governi locali: dei 20 presidenti di Regione, solo uno e' donna (la diessina Rita Lorenzetti, presidente della Regione Umbria); alla Puglia la ''maglia nera'' di regione con nessuna donna in giunta.

Piu' scarni i dati riferiti alle candidature: alle politiche del 2001, su 4.910 candidati tra Camera e Senato, le donne erano solo 635, 220 al Senato e 415 alla Camera. 

Alle amministrative dell'anno scorso, le candidate alla carica di presidente di Provincia erano 2 contro 57 uomini (si votava solo in 5 regioni). Per le regionali, che nel 2003 riguardavano solo Friuli Venezia Giulia e Val d'Aosta, erano in lizza, tra candidati alla Presidenza, liste regionali e liste collegate, 204 donne contro 581 uomini (Friuli Venezia Giulia) e 46 donne contro 190 uomini in Val d'Aosta. 

Per quanto riguarda i Comuni, le donne candidate alla carica di sindaco erano 133 su un totale di 1.476, mentre gli uomini erano 1.343.

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UNA RICERCA DI ARCIDONNA

Una ricerca di Arcidonna segnala lo scarto fra il paese e la sua rappresentanza nelle sedi del potere e sfata molti luoghi comuni. Per esempio: è vero che le donne non votano le donne alle elezioni?
Il campione risponde così:
Il 33,3% delle donne vorrebbe votare una donna
Il 51,1% dichiara che voterebbe indifferentemente un uomo o una donna
Quindi l’84,4% voterebbe una donna.

Chi dice di non aver votato una donna nell'ultima consultazione, lo motiva con l'assenza di donne candidate o con la loro invisibilità attraverso i media e gli strumenti che fanno conoscere i politici agli elettori.

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Pagina ideata e realizzata da Maria Antonietta Pappalardo nell'aprile 2004

 

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