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Dichiarazioni a confronto

1789: Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino

1791: Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina

"Se la donna ha il diritto di salire sul patibolo, deve avere anche il diritto di salire sulla tribuna", Olympe de Gouges

(Foto: Monnet, "Madame Guillotin")

   Comparare le due Dichiarazioni di Diritti prodotte dalla rivoluzione francese sembra, a prima vista, un facile, quasi noioso, esercizio. Infatti Olympe de Gouges, redattrice della "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina", non fa altro che trasferire alle donne i vantaggi dello Stato di diritto sanciti nei diciassette articoli della "Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino". Il confronto diventa invece interessante se osserviamo le differenti date in cui esse sono state redatte: 26 agosto 1789 quella sui diritti dell'uomo, metà settembre 1791 quella sui diritti della donna. Tra l'una e l'altra passano due anni quasi esatti. E in tempo di rivoluzione sono tante la cose che accadono in due anni. Che cosa era accaduto dal settembre 1789 al settembre 1791?

Innanzi tutto era accaduto che, nonostante la chiarezza del primo articolo della Dichiarazione del 1789 che recita "Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti", le donne erano state considerate meno uguali e presto allontanate dalle Assemblee elettorali degli Stati Generali, ovvero il luogo delle decisioni e della riorganizzazione dello Stato. Per le militanti che avevano scritto, parlato, inneggiato,  propagandato, organizzato, rischiato, combattuto a Versailles e a Parigi per la rivoluzione, ed erano tante, e di differenti ceti sociali, la delusione fu cocente. 

In secondo luogo era accaduto che, ingoiando l'amarezza, le donne avevano reagito con la creazione di focolai politici di critica e rivolta, cioè: una partecipazione attiva alle Assemblee delle parrocchie, dei borghi e delle città; la redazione di infuocati "cahiers de doléances"(1) su temi riguardanti la politica, i "diritti civici", l'istruzione, la salute, il parto; la riorganizzazione e talvolta la nascita di nuovi club di donne, i quali inscrissero la loro legittimazione proprio nel principio della "resistenza all'oppressione"  che la Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo aveva sancito all'art.2 ("Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione"). 

In particolare, sono queste Società di donne, e se ne contano circa un centinaio a Parigi fino al 1793, ad estendere il cerchio della mobilitazione  politica delle donne aristocratiche e borghesi, così come delle donne del Terzo Stato, artigiane, contadine, sarte, bottegaie, attrici, finanche gruppi di domestiche. Per esempio, le fondatrici del club più impegnato politicamente nel 1793, il club delle Citoyennes Répubblicaines Révolutionaires, erano Claire Lacombe, attrice, e Pauline Léon, cioccolattaia. E' in queste associazioni che molte donne, già prima della rivoluzione, hanno sviluppato una coscienza di sé e del proprio ruolo che travalica nell'azione la rigidità di norme e consuetudini ancora in vigore; è in questi luoghi della nuova socialità politica che, dopo l'89, dopo l'estromissione dall'Assemblea costituente, le donne scoprono di poter comunque contare nel corpo sociale se agiscono collettivamente. 

Deve essere questa consapevolezza ad armare la mano di Olympe de Gouges nel redigere e poi pubblicare la "Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina". L'Assemblea Generale Costituente nel mese di settembre sta elaborando e approvando la Costituzione. Una proposta provocatoria come quella della de Gouges funziona come specchio pubblico dello iato dei rivoluziona  tra parole e fatti, ma anche come campanello d'allarme per conservatori e  misogini impauriti dalla partecipazione di migliaia di donne alla politica.

Chi è Olympe de Gouges? Nasce a Montauban nel 1748 da umile famiglia. Il suo vero nome era Marie Gouze, al quale preferisce il nome della madre, Olympe. Rimane presto vedova con un figlio e alla vigilia della Rivoluzione si trova a Parigi, dove scrive testi teatrali per la Comédie Française. Secondo alcuni storici Olympe, prima di dedicarsi esclusivamente alla causa delle donne, fondò molte delle "Società Fraterne di ambo i sessi" che sorsero tra il 1790 e il 1791. La cosa non ci meraviglierebbe, perché pervicace doveva essere la sua fiducia nei confronti di uomini della Rivoluzione quale M. Jean Antoine Condorcet, che nel 1790 si stupisce che si possa invocare il principio dell'uguaglianza dei diritti per tre-quattrocento schiavi neri  e dimenticarlo per dodici milioni di donne; e tuona "O nessun individuo della specie umana ha dei veri diritti, oppure tutti hanno gli stessi diritti, e colui che vota contro il diritto di un altro, quale che sia la sua religione, il suo colore o il suo sesso, ha da quel momento abiurato ai propri diritti". (2) 

Elisabeth Vigée Le Brun, Una donna

Elisabeth Vigée Le Brun, Una ragazza

Elisabeth Vigée Le Brun, Anatole Brongniart

 

Dirompente in quegli anni è la scelta della de Gouges di dedicare la "Dichiarazione dei Diritti della Donna" a Maria Antonietta, sottolineando che, benché regina, ella abbia contato a Versailles meno di suo figlio (che era appena un bambino) per il semplice fatto di essere una donna. Ma è nel temperamento passionale di Olympe fare scelte radicali. Le aveva fatte prima della presa della Bastiglia, quando era andata in galera per aver scritto contro la schiavitù dei neri, le farà contro il potere di Robespierre chiamandolo "animale anfibio", le farà durante il processo a Luigi XVI, opponendosi con grande coraggio alla sua condanna a morte. Ella riteneva, infatti, e questa posizione mi appare tanto significativa  quanto ignorata dalla maggior parte degli storici e delle storiche, che "la Rivoluzione avrebbe dovuto dimostrare la propria forza non uccidendo ma risparmiando le vite, anche di coloro che avevano tramato contro la Nazione." (3)

E' appunto a causa di queste scelte, che strumentalmente verranno definite "idee controrivoluzionarie", che Olympe de Gouges  due anni dopo la sua Dichiarazione, il 16 ottobre 1793, sarà ghigliottinata. Dico strumentalmente perché la motivazione reale della sua uccisione è costituita proprio dal suo pensiero e dal suo impegno rivoluzionario verso coloro che si profilano essere gli esclusi del nuovo ordine occidentale: le donne, i poveri, i neri. Come osserva Silvia Vegetti Finzi, la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1789 sottende un soggetto particolare: uomo, cristiano, istruito, benestante, coniugato, eterosessuale. Nel settecento non trovano collocazione coloro che saranno gli agenti della storia successiva: operai, donne e intellettuali. Olympe è stata uccisa in quanto donna consapevole di essere un soggetto politico. Lo grida chiaramente Anagoras Chaumette mentre, come una falce che mozza la testa di un corpo vivo e in crescita, chiude tutti i cento club delle donne nel corso del 1793 gridando: "Ricordatevi dell'impudente Olympe de Gouges, che per prima istituì Società di donne, che abbandonò le cure domestiche per immischiarsi nella Repubblica, e la cui testa è caduta sotto il ferro vendicatore delle leggi".

La Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina oggi, nel 2002, è un documento storico ancora attuale in quanto afferma diritti largamente ignorati nei Sudmondi e largamente inapplicati nei Nordmondi. Personalmente l' ho scelto perché è un documento la cui lettura mi emoziona ogni volta. Non so bene perché; forse perché:

il linguaggio della Dichiarazione, soprattutto nel Preambolo, ha la genuinità di un frutto primaverile, lontano cento galassie dal fraseggio involuto con cui tante donne accademiche ma anche molte donne politiche parlano e scrivono del rapporto uomo-donna;

affermare che i diritti dell'uomo si declinano anche al femminile significa proclamare con la Dichiarazione che l'universalismo dei diritti è una frode, perché, fingendo di parlare a nome dell'umanità, parla solo del sesso maschile.(4) Trovo stupefacente che in quel contesto dove  l'universalismo era sacro episteme, Olympe e le altre abbiano avuto l' intuizione della mascherata universalistica e abbiano avuto il coraggio di denunciarla. Così come è stupefacente che noi dopo più di due secoli ancora  non facciamo, in Italia, in Europa, nel mondo, una battaglia per diritti di cittadinanza sessuati;

la verità dell'art. XVI  ("La Costituzione è nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione) sa di sole: rotonda, calda, inequivocabile. Perché non lo diciamo tutte insieme in Italia con la stessa semplicità ora che vogliono cambiarla senza di noi invece di ammalarci di settarismo anche sui pilastri del convivere civile?

con l'uccisione di Olympe de Gouges non finisce solo la speranza di rifondare i rapporti sociali, finisce un'era di straordinario protagonismo e libertà femminile nella vita pubblica e privata. 

Le donne che scrivono la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina non sanno che dopo pochi anni e per lunghissimi decenni non potranno sentire sulle gote il sole delle strade, non potranno formare sul far della sera vivaci capannelli sotto i portoni, non potranno capire- discutere-ridere-opporsi al fuori dentro circoli, club, associazioni di donne, non guarderanno a testa alta gli uomini negli occhi, non indosseranno fluenti vesti bianche ornate di morbide fusciacche e patriottiche coccarde ma busti e gabbie a cerchi, non esprimeranno idee e sentimenti ma silenzi e paure, non impareranno filosofia, poesia e diritto ma ago, filo e svenimenti. 

La spietata società dell'Ottocento è vicina. E Olympe de Gouges non lo sa. Scrive in cima alla Dichiarazione, con fiducia: "Da far decretare all'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in quella della prossima legislatura".  

E' da questa fiducia che le cose possono cambiare, da questa fiducia che le donne possono tutto se vogliono che dobbiamo ripartire.

 

NOTE

Si tratta dell'elenco delle lamentele e delle richieste che le comunità affidavano ai loro candidati agli Stati Generali affinché l'Assemblea ne venisse a conoscenza e provvedesse. In particolare, i "cahiers de doléances des femmes", che cominciarono a circolare subito dopo l'estromissione delle donne dalle Assemblee elettorali, sono innumerevoli e costituiscono la prima forma di testo di protesta elaborato da gruppi di donne che con questo fine si riuniscono. Hanno un linguaggio libero, immediato, logico, attraente, molto simile al linguaggio usato nel Preambolo della Dichiarazione dei Diritti delle Donne e delle Cittadine.

2 Marie Jean Antoine Condorcet pubblica nel 1790 il "Saggio sull'ammissione delle donne al diritto di cittadinanza", il testo più importante e lucido del periodo rivoluzionario.

3 Annarita Buttafuoco, Libertà, fraternità, uguaglianza: per chi? Donne nella rivoluzione francese, in Anna Maria Crispino (a cura di), Atti del seminario "Esperienza storica femminile nell'età moderna e contemporanea Parte prima", Unione Donne Italiane, Circolo La Goccia, Roma 1988 p.50

4 Su questi temi consiglio Elisabeth G. Sledziewski, Rivoluzione e rapporto fra i sessi. La svolta francese, in G.Duby e M. Perrot, "Storia delle donne. L'Ottocento", Laterza, 1

Maria Antonietta Pappalardo

12 luglio 1789, Desmoulins

 

Olympe de Gouges ghigliottinata il 16-10-1793

14 luglio 1789, Presa della Bastiglia

 

 

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E DEL CITTADINO

Parigi, 26 agosto 1789

 

Art. 1
Gli uomini nascono e vivono liberi e uguali nei diritti. 

Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'utilità comune.

Art. 2
Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili dell'uomo. 

Questi diritti sono: la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all'oppressione.

Art. 3
Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. 

Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che non emani espressamente da essa.

Art. 4
La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così l'esercizio dei diritti naturali di ciascun individuo non ha per limiti che quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. 

Questi limiti possono essere determinati soltanto dalla Legge.

Art. 5
La legge ha il diritto di proibire le azioni nocive alla società. 

Tutto ciò che non è proibito dalla Legge non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare ciò che essa non ordina.

Art. 6
La Legge è l'espressione della volontà generale. Tutti i cittadini hanno diritto a concorrere personalmente o per mezzo dei loro rappresentanti alla sua formazione. 

Essa deve essere uguale per tutti, sia che protegga, sia che punisca. Poiché tutti i cittadini sono uguali dinanzi ad essa, sono ugualmente ammissibili a tutte le dignità, posti ed impieghi pubblici, a seconda della loro capacità, e senz'altra distinzione che quella delle loro virtù e del loro ingegno.

Art. 7
Nessun uomo può essere accusato, arrestato o detenuto se non nei casi contemplati dalla Legge e secondo le forme che essa prescrive. 

Coloro che promuovono, trasmettono, eseguiscono o fanno eseguire ordini arbitrari debbono essere puniti; ma ogni cittadino, chiamato o arrestato in forza della Legge, deve obbedire all'istante. Egli si rende colpevole resistendo.

Art. 8
La Legge non deve stabilire che pene strettamente ed evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in forza di una Legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata.

La nascente Repubblica Francese è donna, ma, non temete.... solo nell'iconografia rivoluzionaria di Delacroix



Art. 9
Essendo ciascun cittadino presunto innocente finché non è stato dichiarato colpevole, quando è necessario arrestarlo, ogni rigore non necessario per assicurarsi della sua persona, deve essere severamente represso dalla Legge.

Art. 10
Nessuno deve essere disturbato nelle sue opinioni anche religiose, purché la loro manifestazione non turbi l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.

Art. 11
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo.

 Ogni cittadino può dunque parlare, scrivere e pubblicare liberamente, salvo a rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi contemplati dalla Legge.

Art. 12
La garanzia dei diritti dell'uomo e del cittadino rende necessaria una forza pubblica; questa è dunque istituita per vantaggio di tutti, e non per l'utilità particolare di coloro ai quali è affidata.

Art. 13
Per l'intervento della forza pubblica e per le spese di amministrazione un contributo comune è indispensabile. 

Esso deve essere ugualmente ripartito fra tutti i cittadini in proporzione dei loro averi.

Art. 14
Tutti i cittadini hanno il diritto di constatare da sé stessi o per mezzo dei loro rappresentanti la necessità dei contributi pubblici, di consentirli liberamente, di controllarne l'impiego e di determinarne la quota, la distribuzione, l'esazione e la durata.

Art. 15
La società ha diritto di chiedere conto ad ogni pubblico ufficiale della sua amministrazione.

Art. 16
Ogni società nella quale non sia assicurata la garanzia dei diritti e determinata la separazione dei poteri, non ha costituzione.

Art. 17
La proprietà, essendo un diritto inviolabile e sacro, non potrà essere tolta in nessun caso, salvo quello in cui la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga chiaramente e sempre con la condizione d'una precedente giusta indennità.

 

Carlotte Corday

Le uniche due donne, ricordate dagli storici tradizionali (immemori del grande ruolo svolto dalle donne in quegli anni) sono: Maria Antonietta come regina depravata e cattiva consigliera del re; Carlotte Corday come assassina del rivoluzionario Marat.

   Monumento alla  Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e del Cittadino

Luigi XVI

Il re della Rivoluzione francese, ghigliottinato il 21 gennaio 1793. La de Gouges si oppose con forza alla sua condanna a morte. perché "la Rivoluzione dovrebbe mostrare la sua forza non uccidendo, ma risparmiando le vite, anche di chi trama contro la Nazione".

 

 

DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA 

Settembre 1792

di Olympe De Gouges

 

Da far decretare all'Assemblea nazionale nelle sue ultime sedute o in quella della prossima legislatura.


PREAMBOLO


Uomo, sai essere giusto? E' una donna che te lo domanda: non vorrai toglierle questo diritto.
Dimmi, chi ti ha dato il sovrano potere di opprimere il mio sesso? La tua forza? Le tue capacità?
Osserva il creatore nella sua saggezza; percorri la natura in tutta la sua grandezza cui tu sembri volerti avvicinare, dammi, se puoi, un esempio di questo impero tirannico.

Risali agli animali, consulta gli elementi, studia i vegetali, dà infine un'occhiata a tutte le modificazioni della materia organizzata e arrenditi all'evidenza quando te ne offro i mezzi; cerca, scava e distingui se puoi, i sessi nell'amministrazione della natura.
Ovunque tu li troverai confusi e cooperanti nell'insieme armonioso di questo capolavoro immortale.
Soltanto l'uomo ha fatto di questa eccezione un principio.

Bizzarro, cieco, gonfio di scienza e degenerato, in questo secolo di lumi e di sagacia, nell'ignoranza più crassa, vuole comandare su un sesso che ha tutte le facoltà intellettuali; pretende di godere della rivoluzione e di reclamare i suoi diritti all'eguaglianza, per non dire altro.
Le madri, le figlie, le sorelle, rappresentanti della nazione, chiedono di potersi costituire in Assemblea nazionale.

Considerando che l'ignoranza, l'oblio o il disprezzo dei diritti della donna sono la causa delle disgrazie pubbliche e della corruzione dei governi, hanno deciso di esporre, in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri della donna:

affinché questa dichiarazione, costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, ricordi loro senza sosta i loro diritti e i loro doveri, 

affinché gli atti del potere delle donne e quelli del potere degli uomini, potendo essere paragonati ad ogni istante con gli scopi di ogni istituzione politica, siano più rispettati; 

affinché le proteste dei cittadini, fondate ormai su principi semplici e incontestabili, si rivolgano sempre al mantenimento della Costituzione, dei buoni costumi e alla felicità di tutti.


Di conseguenza, il sesso superiore sia in bellezza che in coraggio, nelle sofferenze della maternità, riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell'essere supremo, i seguenti

Elisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto con figlia

Elisabeth Vigée Le Brun, la grande e bellissima pittrice dell'Ancien régime, in Autoritratto

Elisabeth Vigée Le Brun, Autoritratto con figlia

 

DIRITTI DELLA DONNA E DELLA CITTADINA


ARTICOLO I

La Donna nasce libera e ha gli stessi diritti dell'uomo. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull'interesse comune.


ARTICOLO Il 

Lo scopo di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali e imprescrittibili della Donna e dell'Uomo: questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e soprattutto la resistenza all'oppressione.


ARTICOLO III 

Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione, che è la riunione della donna e dell'uomo: nessun organo, nessun individuo può esercitarne autorità che non provenga espressamente da loro.

ARTICOLO IV 

La libertà e la giustizia consistono nel restituire tutto ciò che appartiene ad altri; così l'unico limite all'esercizio dei diritti naturali della donna, la perpetua tirannia dell'uomo, cioè, va riformato dalle leggi della natura e della ragione.

ARTICOLO V 

Le leggi della natura e della ragione proibiscono tutte le azione nocive alla società: tutto ciò che non è proibito dalle leggi, sagge e divine, non può essere impedito, e nessuno può essere costretto a fare quello che esse non ordinano.

ARTICOLO VI 

La legge deve essere l'espressione della volontà generale: tutte le Cittadine e i Cittadini devono concorrere personalmente, o con i loro rappresentanti, alla sua formazione; essa deve essere uguale per tutti: tutte le cittadine e tutti i cittadini, essendo uguali ai suoi occhi, devono essere ugualmente ammessi a tutte le dignità, posti e impieghi pubblici, secondo le loro capacità e senza altre distinzioni che quella delle loro virtù e dei loro talenti.

ARTICOLO VII 

Non è esclusa nessuna donna; essa è accusata, arrestata e detenuta nei casi stabiliti dalla Legge. Le donne obbediscono come gli uomini a questa Legge rigorosa.

ARTICOLO VIII 

La Legge deve stabilire solo pene strettamente e evidentemente necessarie e nessuno può essere punito se non in virtù di una legge stabilita e promulgata anteriormente al delitto e legalmente applicata alle donne.

ARTICOLO IX 

Su ogni donna dichiarata colpevole la Legge esercita tutto il rigore.

ARTICOLO X 

Nessuno deve essere molestato per le sue opinioni anche di principio, la donna ha il diritto di salire sul patibolo, essa deve avere pure quello di salire sulla tribuna, sempre che le sue manifestazioni non turbino l'ordine pubblico stabilito dalla Legge.

ARTICOLO XI 

La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi della donna poiché questa libertà assicura la legittimità dei padri verso i figli. Ogni cittadina può dunque dire liberamente  "Io sono la madre di un figlio vostro" senza che un pregiudizio barbaro la forzi a nascondere la verità; salvo rispondere dell'abuso di questa libertà nei casi determinati dalla Legge.

ARTICOLO XII 

E' necessario garantire i diritti della donna e della cittadina; questa garanzia deve essere istituita a vantaggio di tutti e non solo di quelle cui è affidata.

ARTICOLO XIII 

Per il mantenimento della forza pubblica e per le spese dell'amministrazione, i contributi della donna e dell'uomo sono uguali; essa partecipa a tutti i lavori ingrati, a tutte le fatiche, deve quindi partecipare alla distribuzione dei posti, degli impieghi, delle cariche, delle dignità e dell'industria.

ARTICOLO XIV 

Le Cittadine e i Cittadini hanno il diritto di constatare, da sé o tramite i loro rappresentanti, la necessità del contributo pubblico. Le Cittadine possono aderirvi soltanto con l' ammissione di un'eguale divisione, non solo nella fortuna, ma anche nell'amministrazione pubblica e di determinare la quantità, l' imponibile, la riscossione e la durata dell'imposta.

ARTICOLO XV 

La massa delle donne coalizzata con gli uomini per la tassazione ha il diritto di chiedere conto della sua amministrazione a ogni agente pubblico.

ARTICOLO XVI 

Ogni società in cui la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri determinata, non ha costituzione;  la costituzione è nulla se la maggioranza degli individui che compongono la Nazione non ha cooperato alla sua redazione.

ARTICOLO XVII 

Le proprietà sono di tutti i sessi riuniti o separati; esse hanno per ciascuno un diritto inviolabile e sacro; nessuno può esserne privato come vero patrimonio della natura, se non quando la necessità pubblica, legalmente constatata, lo esiga in modo evidente, e a condizione di una giusta e preliminare indennità.

 

da: Cahiers de dolèances. Donne e Rivoluzione francese, introduzione e note di P.M. Duhet, Palermo, La Luna/ Editions des femmes, 1989

I figli della regina Maria Antonietta (Dipinto di E. Vigée Le Brun)

Maria Antonietta, regina di Francia (Dipinto di E. Vigée Le Brun)

Etienne (Dipinto di E. Vigée Le Brun)

 

Pagina ideata e realizzata da Maria Antonietta Pappalardo

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