Ritratti di donne  Medio Oriente   

elenco Medio Oriente  mappa ritratti 

chi

cosa

servizi

culture comparate

ritratti di donne

corsi di formazione

collaborazioni

progetti

links

news

 

RABE' EH    AL - 'ADAVIYE

simbolo di santità per le donne sufi

Basra (Iraq) ? - Basra, 180-185 dell'Egira/796-801 d.C.

Rabe'eh  al-'Adaviye appartiene alla cerchia ristretta di donne sufi 

che hanno superato la maggior parte dei Maestri del loro tempo sulla Via che conduce a Dio. L'eccellenza della devozione (taghva) di Rabe'eh, il grado della sua gnosi (marefat) e il suo ascetismo hanno fatto di lei il simbolo della santità per le donne sufi e bastano a confermare la sua posizione fra i maestri sufi. L'elogio estatico che Farid-od-din Attar fece di lei nel suo libro, "Il linguaggio degli uccelli", conferma questa opinione:

"No, non era una donna comune, ma piuttosto l'equivalente di oltre cento uomini: colpita dalla quintessenza del dolore, immersa nella Verità-Realtà, annullata nel radioso Divino splendore, libera dalle necessità materiali".

     Sebbene la si dica originaria della tribù degli Atik, che si fa risalire fino a Noè, Rabe'eh era di famiglia povera. Dio aveva fornito, però, i suoi genitori di una natura tale che erano capaci di grandi sacrifici e di totale distacco nei riguardi di beni terreni. Alla morte di entrambi i genitori, quando era ancora una fanciulla, Rabe'eh per un prezzo irrisorio fu venduta come schiava e fu costretta a trascorrere la sua giovinezza facendo duri lavori e vivendo senza protezione alcuna. Osservava un digiuno quasi continuo e quando scendeva la notte cominciava a pregare, continuando fino al sorgere del sole.

     Una notte il suo padrone, svegliatosi, udì una voce e scorse  Rabe'eh in atteggiamento adorante, che invocava: "Mio Dio, Tu sai che il desiderio del mio cuore è teso alla ricerca della Tua approvazione e che esso altro non si augura che obbedire ai Tuoi Comandamenti. Se fossi libera non vorrei rimanere un solo istante senza servirTi, ma Tu mi hai abbandonata nelle mani di questo individuo: ecco perché, da umile serva, mi presento così tardi al Tuo Cospetto." Il padrone vide, sospesa sopra la testa della giovane, una luce radiosa che rischiarava tutto l'interno della casa. Si disse che una tale donna non poteva essere costretta in schiavitù e il mattino seguente la rese libera.  Secondo alcuni, Rabe'eh esercitò per qualche tempo il mestiere di suonatrice di flauto, poi se ne pentì e visse senza un riparo tra le rovine della città.

     In seguito si costruì una piccola cella e si dedicò interamente alla devozione di Dio. Infine si recò in pellegrinaggio alla Mecca e poi si ritirò nel deserto.

     Molti giovani, a causa della sua bellezza e grande onestà, la chiesero in sposa; finanche Mohammad Ebn Solaiman Hashemi, governatore di Basra, le inviò una proposta di matrimonio, ma Rabe'eh rispose: "Ti ringrazio della tua proposta; ma io penso che la tranquillità del corpo si raggiunga dimenticando i beni di questo mondo, perché essi portano con sé solo dispiaceri. Anche se tu mi offrissi tutte le tue ricchezze, ti sarebbe impossibile distogliermi da Dio anche solo per il tempo di un batter di ciglia".

Sono tanti gli aneddoti che Farid-od-din Attar, uno scrittore morto nel 1221 d. C., racconta sulla vita di Rabe'eh al-'Adaviye, ma tre mi sembrano particolarmente significativi per l'intreccio tra religione e femminilità.                

     Il primo racconta di un ladro che si introdusse nella casa di Rabe'eh. Sottrattole il velo (chador), cercò di andarsene, ma trovò la porta sbarrata. Rimise il velo al suo posto e immediatamente la porta si aprì. Provò ben sette volte a prendere il velo e sempre la porta si chiudeva, per riaprirsi quando lo deponeva. Poi una voce gli disse: "Rabe'eh ha sempre confidato in Noi. Come può un misero ladruncolo anche solo pensare di rubare il suo velo, quando il diavolo stesso non osa entrare qui? Fuggi, furfante! Perché se un amico si addormenta, l'altro Amico è sveglio e vigile".

    Questa storia viene citata a conferma del versetto del Corano, che dice: "Su ognuno veglia un Angelo custode. Lo precede sul cammino, vigila alle sue spalle, per volere di Dio". 

     Il secondo aneddoto narra di un gruppo di persone che resero visita a Rabe'eh e videro che tagliava la carne con i denti. "Non hai un coltello?", chiesero. "Ho talmente paura della separazione", rispose Rabe'eh, "che non ho mai posseduto un coltello". Una frase, io credo,  che può pensare solo una donna.

     Il terzo racconto riguarda il pellegrinaggio della Santa alla Mecca. Rabe'eh si diresse a piedi verso il deserto, e percorse tutto il cammino trascinandosi, per cui impiegò ben sette anni per arrivare alla Ka'abe. Quando il luogo sacro fu alla sua vista, d'improvviso sentì scendere il suo mestruo. Durante il periodo del mestruo le donne musulmane non sono autorizzate a pregare, né a leggere il Corano, né ad entrare in una moschea. 

Rabe'eh, scoraggiata, esclamò: "Mio Dio, Tu non mi lasci restare a casa mia a Basra, nè vuoi accogliermi nella Tua. Lascia che mi sistemi tranquillamente nella mia casa o permettimi di entrare nella Ka'be, che è la Tua dimora. Io Ti cercavo senza aver prima chinato la testa dinanzi alla Ka'be; ora lascia che io me ne vada, perché non sono degna di entrare nella tua casa". E, voltandosi, tornò a Basra, senza aspettare che il mestruo terminasse. 

     Quest'ultimo racconto può essere interpretato in vari modi, personalmente leggo una forma di protesta da parte di Rabe'eh contro le rigide regole sull'impurità femminile dettate dal potere maschile.

Fonte: Nurbakhsh Javad, Donne sufi. Storie di donne musulmane, Edizioni Nur 2000 

(pp. 27-80 sintetizzate da M. Antonietta Pappalardo)

 

ZA H A   HA D I D

L'ARCHITETTA DELLA MIND ZONE

Bagdad (Siria), 1950 

L'architetta Zara Hadid nasce a Bagdad nel 1950. 

È fra gli interpreti più significativi del decostruttivismo in architettura.
Tiene conferenze in tutto il mondo e nel 1994 ha insegnato alla Graduate School of Design dell'Università di Harvard, occupando la cattedra che fu di Kenzo Tange.

     Un’ infanzia in Iraq, poi gli studi a Londra. "L'esperienza del trasferimento" - racconta - "fu molto liberatoria. Londra negli anni Settanta era molto più aperta di oggi. Adesso, so che gli Inglesi in realtà sono sciovinisti e misogini, ma allora coglievo soprattutto il loro amore per tutto ciò che è eccentrico, che mi ha permesso di fare ciò che desideravo ... Certo, se fossi stata un uomo avrei avuto vita più facile" ammette oggi, ma senza acrimonia, lei che viene dal mondo islamico ed è abituata a combattere il pregiudizio con le unghie della professione, si tratti di una cattedra ad Harvard o una mostra del suo lavoro al Guggenheim. Ora vive e lavora dividendosi tra Londra e Roma. Nella capitale inglese ha lo studio, popolato di giovani assistenti che la adorano.

     Tra le sue opere ricordiamo il grande complesso alberghiero di Hong Kong; la stazione antincendio realizzata per la famosa fabbrica di sedie Vitra, a Weil am Rhein, in Germania, il padiglione video - musicale a Groningen, il bar ristorante Moonsoon a Sapporo e il Centro di Arte Contemporanea a Cincinnati. Quest’ultimo è stato ufficialmente inaugurato nel 2001 e rappresenta il primo museo americano progettato da una donna.

     Inoltre Hadid ha creato la Mind Zone (la Zona del pensiero) all’interno del New Millenium Experience della Millennium Dome di Greenwich, a Londra. "Sin dall'inizio ho pensato all'architettura in una forma differente. Sapevo quello che volevo fare e quello che dovevo disegnare, ma non potevo farlo nel modo convenzionale, perché con i metodi tradizionali non riuscivo a rappresentarlo. Gli strumenti tradizionali della rappresentazione non mi erano d'aiuto. Così ho cominciato a ricercare un nuovo modo di progettare, per provare a vedere le cose da un diverso punto di vista. Poi, con il tempo, quei disegni, quelle prospettive e quelle pitture si sono trasformati nei miei veri strumenti di rappresentazione, qualcosa di più della semplice elaborazione di schizzi ... Penso che il massimo impegno per un architetto debba essere l'organizzazione della pianta, saperci entrare dentro, gestirla e muoversi in essa. La fluidità della pianta, la sua frammentazione, l'azzardo perfettamente calcolato, sono idee desunte da Malevich e dai suprematisti, che conducono a nuove forme di utilizzazione e creazione dello spazio. Ci sono molte altre indicazioni desunte dagli insegnamenti dei suprematisti, come l'idea di leggerezza, la tensione a staccarsi dal suolo che ha prodotto lo sviluppo dell'ingegneria e ha reso possibile le cortine di cristallo di Mies van der Rohe a Chicago e New York ... L'architettura deve infondere piacere, il piacere che si prova quando si sta in un luogo bello o in una abitazione gradevole, indipendentemente dalle dimensioni. Ciò che di solito la gente non capisce del concetto di lusso, è che esso non ha nulla a che vedere con il prezzo. La spiaggia di Copacabana, per esempio, ha una sabbia bellissima e per andarci non bisogna pagare niente! Questo dovrebbe fare l'architettura: offrire l'idea del lusso a grande scala".

     Nel frattempo ha già vinto altri due concorsi, per un edificio a Kitzbuel e per un impianto sciistico a Innsbruck.

 

SHIRIN  EBADI

IL NOBEL PER LA PACE 2003

Teheran, 1949


         
I
l Nobel per la Pace sbarca in Iran, nella mani di una donna, 

Shirin Ebadi, avvocato. Laureata in legge nel 1969 all’Università di Teheran, Shirin Ebadi cominciò a lavorare come giudice, e arrivò a ricoprire la carica di una sezione del tribunale della capitale iraniana. Oggi ha 56 anni; dicono di lei: gran carattere, grande determinazione, e dedizione totale alla causa del riscatto femminile, insomma una vera signora di ferro. 

     Dopo la rivoluzione islamica, nel 1979, le donne furono escluse dalla magistratura perché un magistrato di sesso femminile non era contemplato nella visione del mondo insita nel fondamentalismo sciita degli ayatollah. Quindi Shirin cominciò la sua attività di avvocato, oltre che di scrittrice di libri e trattati sui diritti umani, in particolare sui diritti dei bambini. E’ stata anche avvocatessa delle famiglie di alcuni scrittori e intellettuali uccisi nel ‘98 -‘99. 

     Perseguitata a causa delle indagini che stava svolgendo nel 2000, fu sottoposta a un processo segreto per aver prodotto e diffuso una videocassetta sulla repressione anti-studentesca del luglio '99. Dopo un altro processo conclusosi nel settembre 2001, Ebadi insieme ad altri avvocati e sostenitori dei diritti umani, ha ricevuto una condanna d’interdizione e cinque anni di sospensione dall’attività di avvocato, in relazione al suo coinvolgimento nella produzione e distribuzione di un videotape riportante le confessioni di Amir Farshad Ebrahimi. 

     Ebadi è l’undicesima donna a vincere il Premio che è stato inaugurato per la prima volta nel 1901. Un premio inatteso, dunque, quanto meritato. La sua arena principale è la battaglia per i diritti umani fondamentali, e nessuna società merita di essere definita ‘civilizzata’, se i diritti delle donne e dei bambini non vengono rispettati. Ebadi è una musulmana responsabile, si è presentata alla stampa all’aeroporto di Parigi quando ha ricevuto la notizia, con il suo orgoglio e la sua modestia, ma anche senza velo, quello stesso ‘chador’ che dovrà indossare quando metterà piede nel suo Paese. Shirin spera che questo Premio possa dare coraggio a tutte le donne iraniane e musulmane che si battono per la democrazia e per vedere i loro diritti rispettati. Ma non ha dimenticato di chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici che marciscono nelle carceri iraniane e la libertà di espressione per tutti. 

     La sua nomina non è stata però vista positivamente da tutti. L’ex presidente della Polonia Walesa, ha definito un ‘grosso errore’ l’assegnazione del Nobel ad Ebadi perché per l’ex leader il premio sarebbe dovuto andare al Papa. Diverso è stato il commento di Dario Fo Nobel per la letteratura nel '97, secondo lui la Ebadi è una donna notevole, dotata di tanto coraggio, impegnata in prima linea con i problemi che massacrano il suo Paese. Infatti il Premio potrebbe proteggerla dalle varie minacce di morte degli ultraconservatori di Teheran. Il Presidente della coalizione dell’associazione islamica, Badamchiam, ha definito l’assegnazione del premio una ‘infamia’. 

    Anche il nostro giornalista Bruno Vespa , ha commentato negativamente questa nomina, ma di lui non ci meravigliamo vista la sua incapacità di giudizio e di verità, e la sua sudditanza al regime berlusconiano e la sua rappresentazione peggiore dei mezzibusti di regime. Ma la nomina ad Oslo ha sfiorato Giovanni Paolo II che però ha fatto sapere che l’occasione è troppo propizia per non ricordare, sia pure nei limiti, i grandi temi della condizione della donna nel mondo islamico. E la Ebadi ha sempre espresso ammirazione per Giovanni Paolo II, soprattutto per la condanna che il Pontefice ha dato per l’intervento americano in Iraq. Oltretutto per lei è importante il dialogo fra culture e religioni differenti perché il mondo possa avere valori condivisi, e la scelta di Oslo appare particolarmente mirata in un contesto storico di tensioni fra Islam e Occidente.

(Luciana Parise)

MARJANE  SATRAPI

L'autrice del primo fumetto iraniano

Teheran, 1969

 

Marjane Satrapi è nata nel 1969 sulle rive del Mar Caspio, 

è vissuta a Teheran, a Vienna, Strasburgo e Parigi. Discendente di una nobile famiglia, ha avuto un nonno e la madre attivisti politici, dai quali ha ereditato la passione politica. Ha passato la sua infanzia a Teheran dove ha conosciuto la rivoluzione e la guerra contro l’Iraq. Durante la guerra, Marjane ha dovuto lasciare il suo paese mal sopportando il clima instaurato dal nuovo regime: ad appena 14 anni viene mandata a Vienna in un liceo francese. 

 

     Tornata in Iran, studia Belle Arti, ma i suoi progetti sugli eroi, e soprattutto sulle eroine, della mitologia iraniana, non convincono il regime ed è costretta a lasciare di nuovo il suo paese. Dopo aver studiato Arte a Strasburgo, si trasferisce a Parigi, dove tuttora abita. Dal 1977 scrive e illustra anche libri per i bambini. Persepolis è la sua autobiografia ed è anche il primo fumetto iraniano della storia. Marjane Satrapi ha ricevuto il Premio del Festival del fumetto d’Angoulème nel 2001.

 

     Marjane ha partecipato al Festival della Letteratura di Mantova Edizione 2003. Conosciuta in Italia come autrice di racconti a fumetti, la grafica iraniana da molti anni pubblica e illustra in Francia libri per ragazzi, in cui narra di storie mitologiche e di viaggi temerari fino al cuore della terra. Ai giovani lettori del Festival ha parlato della sua infanzia eccezionale e dei suoi progetti futuri.

 

Bibliografia


Persepolis. Vol. 1, Lizard, 2002
Persepolis. Vol. 2, Lizard, 2002
Persepolis. Vol. 3, Lizard, 2002
Persepolis, Sperling & Kupfer, 2003, in uscita
Aidar, Mondadori, 2003, in uscita

In francese
Broderies, L'association, 2003

 

(Fonte: sito Festival Letteratura di Mantova)  

 

 elenco Medio Oriente   mappa ritratti 

 

L'Antro della Sibilla, Trav. Cuma I, 66  80070  Bacoli (Napoli)

ma.pappalardo@virgilio.it

© Copyright 2002 Tutti i diritti riservati