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CATERINA    DA    SIENA

e il misticismo “politico”  

Siena (Italia), 1347- 1380  

 

   Dopo Caterina da Siena  la Chiesa subirà trasformazioni irreversibili:  

 non sarà più la Civitas Dei, quella millenaria istituzione totale che l’Europa ha conosciuto dopo il crollo dell’Impero romano; ma sarà una società separata, “una società ideale solo per chi vuole ritenerla tale”, precisa Claudio Leonardi (1993). Con Caterina il Medioevo compie l’ultimo tentativo di fare dell’esperienza cristiana un’esperienza spirituale e storica. Dopo di lei l’attività spirituale, soprattutto se agìta dal genere femminile, dovrà rifugiarsi nel privato, come qualcosa da tenere velato perché straordinario, quindi pericoloso per la Chiesa.  

Caterina nasce mentre scoppia in Europa la peste nera, che falcidierà metà della popolazione italiana e che Boccaccio descriverà nel Decamerone: nel 1347.

Vive in una famiglia modesta di Siena, affollata da 25 figli,  fra i quali si distingue fin da piccola per i digiuni, le veglie, le penitenze a cui si sottopone perché, come ella afferma, troppo piena dell’amore di Gesù. Si iscrive presto alle Mantellate del Terz’ordine di San Domenico, un gruppo di benestanti signore laiche dedite all’assistenza, le quali l’accolgono con un certo sconcerto a causa della sua giovinezza, della sua bellezza, delle sue visioni e la totalizzante dedizione con cui cura ammalati di ogni ceto, età e morbo. 

A 23 anni la vita di Caterina ha una svolta. Siamo nel 1370. Il Papato ha sede ad Avignone fin dal 1309 e il suo ruolo politico si è molto indebolito in Italia, dove molte città incluse nel dominio papale - da Bologna a Perugia - premono per ottenere l’indipendenza  e molti signori - a partire da quelli di Firenze - si alleano contro il Papa.

Questo è l’anno in cui Caterina ha una visione di Gesù diversa dalle altre. Gesù, l’amato di sempre, le apre il petto, ne estrae il cuore e lo sostituisce con il suo. Caterina da quel momento ha il cuore di Gesù e agisce come se fosse davvero intoccabile. Ascetica solo tra le mura della Comunità, si proietta nella vita pubblica con la volontà di partecipare alla storia del suo paese. Ignorante fino a quel momento, affronta con disinvoltura e competenza i maggiori problemi del suo tempo. Viaggia da una città all’altra - Pisa, Firenze, Avignone - ed incontra soldati, generali, vescovi, cardinali e lo stesso Papa Gregorio XI. 

     Caterina è profeta nel senso più pieno della parola, perché non solo ha il dono di conoscere l’animo umano e il dono di prevedere il futuro, ma utilizza questi doni per guidare il proprio popolo verso mete di rinnovamento globale. "Pare che il demonio abbia preso signoria del mondo....Da qualunque lato io mi volgo, vedo che ognuno gli porta le chiavi del libero arbitrio con perversa volontà...Oimè, caduti siamo nel bando della morte e abbiamo fatto guerra con Dio...O babbo mio, vuole Dio che voi attendiate all’anime e alle cose spirituali più che alle temporali." - così scrive Caterina a  Gregorio XI per fargli trasferire la sede da Avignone a Roma. E vi riuscirà nel 1378. 

   Il trasferimento, nella strategia politica rielaborata da Caterina, è solo il primo obiettivo; il secondo è il conseguimento della pace tra i re ed i potenti d’Europa; il terzo è la Riforma della Chiesa ("piantatevi e’ fiori odoriferi, uomini virtuosi"); infine la conversione dei non-cristiani mediante la Crociata. Raggiungerà solo il primo, ma lascerà un’eredità incalcolabile. 

(Maria Antonietta Pappalardo)

 

Opere

  Epistolario (382 lettere) 

Dialogo (con Dio)

Raccolta di preghiere.  

Bibliografia

Pozzi Giovanni, L'alfabeto delle sante, in Pozzi Giovanni e Leonardi Claudio, Scrittrici mistiche italiane, Genova 1988

Zancan Marina, Il doppio itinerario della scrittura. La donna nella tradizione letteraria italiana, Einaudi, Torino, 1998

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000  

 

 

 

PRIMETTA   CIPOLLI 

L'antifascista 

Cecina, 1899 - Livorno, 1963

   "Primetta era una donna minuta, esile, fragile in apparenza, ma aveva 

dentro una spinta ideale, un impegno che la portava ad essere ammirata e rispettata da tutti, uomini e donne".

"Aveva un carattere forte, deciso, era fiera nel portamento, semplice ma curata nel vestire. Possedeva una carica umana che nessuna di noi aveva. Cercava di capire i problemi degli altri e trovava una spiegazione e una giustificazione per i fatti e le vicende umane". 

"Al suo rientro a Livorno, dopo l'esperienza francese, aderì all'U.D.I. (Unione Donne Italiane), ricostituita nell'immediato dopoguerra ad opera dei Gruppi di difesa della donna; in seguito ne divenne Dirigente provinciale. 

"Grazie anche al suo contributo, fu inaugurato a Livorno il primo Asilo dopo la guerra, Le quattro stagioni in Corso Amedeo".

     Queste le testimonianze di alcune compagne e compagni di partito (il P.C.I., Partito Comunista Italiano), nonché amici personali di Primetta Cipolli.

     Cecinese, di modesta famiglia contadina, Primetta sposògiovanissima Oreste Marrucci, militante comunista, e presto fu costretta ad emigrare a Marsiglia con il marito per sfuggire alle persecuzioni fasciste.

     In Francia svolse un prezioso lavoro di collegamento con i rifugiati antifascisti, prima nella stessa Marsiglia, poi a Parigi, dove nacque la sua unica figlia. Dopo la morte del marito, avvenuta sul fronte dell'Ebro durante la guerra civile spagnola, continuò con maggiore impegno l'attività politica nelle organizzazioni clandestine del P.C.I.; fu eletta in Consiglio comunale e fu la prima donna del territorio livornese ad assumere un incarico amministrativo importante, quale Assessora all'Istruzione.

     "I lunghi anni d'esilio" - dicono le sue compagne - "avevano temprato il suo carattere, ma non il fisico". Primetta ci ha lasciato troppo presto. Molte di noi l'hanno assistita fino all'ultimo e, quando se n'è andata, abbiamo capito di aver perduto un'amica e una grande donna".

     Per le compagne è indimenticabile il ricordo di una manifestazione di emigrati a Parigi, allorché fu annunciata a Primetta la morte del marito. Amorevolmente sollecitata ad abbandonare la piazza, ella si rifiutò, salì sul palco, prese il microfono e, nel silenzio generale, gridò: "Il mio compagno è morto sull'Ebro. Io rimango per continuare la sua opera, perché avevamo...abbiamo gli stessi ideali".

     A Livorno è tuttora vivo il ricordo di Primetta l'antifascista. Una targa con il suo nome si trova in Via degli Asili, nel luogo in cui fu costruita una scuola materna intitolata alla sua memoria.

(Carla Cecchini Rocchi) 

 

Testimonianze 

Benetti Benifei Osmana, antifascista e militante nella Resistenza (Livorno)

Fiorentini Enzo, antifascista e militante nella Resistenza 

Gattavecchi Valchiria, responsabile femminile A.N.P.I. di Livorno

Papini Liliana, antifascista, fondatrice della sezione livornese dell'U. D. I.

Simonelli Silvana, antifascista e militante della Resistenza   

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000  

  

 

 GOSTANZA   DA    LIBBIANO 

la strega

Ghizzano di Volterra (Italia), 1534 - ?

     Lo streotipo della donna-strega, anche se affonda le sue radici nella

  cultura  dell’antica Grecia, nasce agli inizi del 1400; si stigmatizza con la Bolla di Innocenzo VIII del 5 dicembre 1484  contro le adepte di Satana; si codifica nell’ampio e fortunatissimo trattato di due domenicani particolarmente misogeni, il Malleus maleficarum  (Il martello delle streghe) del 1486-87, dove scrivono che "femmina viene da fede e meno". Dunque, una donna cattiva per natura, che se è pronta a dubitare della fede, è altrettanto pronta a rinnegarla, ed è questa la caratteristica fondamentale delle streghe; e perdura, lo stereotipo come delitto, sino alla fine del 1700 nel diritto penale europeo. 

     Gli storici, nonostante abbiano scritto una mole notevole di documenti sul fenomeno trisecolare della caccia alle streghe, non hanno ancora saldato il conto con il milione di processi, prima inquisitoriali e poi laici, intentati contro le donne con relative persecuzioni, torture e morte. Quasi tutto è ancora avvolto nel mistero. E la causa, che molti storici fanno risalire alla donna come capro espiatorio per esorcizzare la paura dei cambiamenti in atto, ci sembra banale e riduttiva. Molto più interessanti appaiono gli studi delle storiche Margaret Murray, che collega la persecuzione all’attaccamento delle donne agresti ai riti precristiani, e di Jules Michelet, che motiva la caccia alla strega guaritrice con il bisogno maschile di estromettere le donne dal mondo della medicina.

     Gostanza da Lubbiano (o Libbiano), strega guaritrice, è speciale. Tutte le donne-streghe sono speciali, altrimenti non le perseguiterebbero; ma Gostanza è due volte speciale, perché riuscirà a sottrarsi alla condanna a morte con lo strumento dell’immaginazione.

3 Novembre 1594:   ha inizio il processo a San Miniato al Tedesco, davanti al vescovo di Lucca Tommaso Roffia, contro Gostanza di Lubbiano, levatrice, sospettata di essere una strega. Alcuni testimoni dicono di recarsi da lei "per far la medicina". Gostanza  ammette di utilizzare pratiche di guarigione ereditate dalla madre e medicinali ricavati da erbe, frutti della natura e "unguenti licitamente ricavati da esseri animali".

4 Novembre:  la donna è tradotta davanti all’Inquisizione. Risulta adatta a subire l’accusa di strega: ha sessantasei anni, è vedova, è sola, pur abitando a San Miniato proviene da un altro paese. Osserva Silvia Mantini  che Costanza è sul limen, quello spazio di confine in cui la collettività pone la straniera di cui si serve (perché dà la vita) e insieme teme (perché come medico può dare la morte).

7 Novembre:  Costanza è nuda davanti agli Inquisitori. Poiché non confessa di essere una strega, subisce la tortura della fune: le membra sono tirate dietro la schiena da una corda che solleva il peso del corpo, creando fratture e lussazioni dolorosissime. Una, due volte. Costanza inizia a parlare: "Sono persona di poco intelletto. Ho misurato a vanvera". Ma, quando le ingiungono di confessare che pratica il sabba, ella si rifiuta. E di nuovo alla fune.

9 Novembre:   Costanza, straziata dalla fune, dice: "Ascendetemi, se volete che io dica le bugie, le dirò". Inizia la confessione. Costanza chiude gli occhi e, ricordando tutti i racconti che ha udito da bambina sulla magia nera, descrive La Città del diavolo trasportandola nella città di Firenze, il topos erotico della donna, anziché nel bosco.

24 Novembre: Gli inquisitori, stanchi di ascoltare tutte quelle visioni poco credibili, si arrendono: la bollano come visionaria, non più strega.

(Maria Antonietta Pappalardo)

 

Bibliografia

Michelet J., La strega, Torino 1980

Muraro L., La signora del gioco, Milano 1976

Murray M. A., Le streghe nell'Europa occidentale, Garzanti 1978

Romeo G., Inquisitori, esorcisti e streghe nell'Italia della controriforma, Firenze 1990

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000  

 

 

MARIA  MONTESSORI 

il medico pedagogista

Chiaravalle, Ancona (Italia) 1870 - Noordwijk, L'Aia (Olanda) 1952

 

     "Io sono l'interprete del bambino", dice Maria Montessori, "La mia vita 

è stata spesa in ricerche sullo sviluppo umano. Ho sempre scrutato la natura dell'uomo dalle sue origini studiando i bambini in occidente che in oriente. Benché da più di quarant'anni io mi dedichi a questo lavoro, l'infanzia mi appare ancora una sorgente inesauribile di rivelazioni e, lasciatemelo dire, di speranza".  

     Nasce dalla fiducia, dallo studio del bambino, dal ricevere ciò che egli esprime e manifesta, l'interesse educativo e il percorso didattico che faranno di Maria Montessori una tra le più grandi pedagogiste del nostro secolo. 

     La sua carriera scolastica è all'insegna dell'anticonvenzionalismo. Si iscrive all'Istituto Tecnico nel primo anno di accesso alle donne a questo tipo di scuola, frequenta i corsi di scienze naturali, fisica e matematica all'Università, avvalendosi di una legge del 1774 che permette la frequenza alle donne. Si laurea in medicina, discutendo una tesi sperimentale in psichiatria ed è considerata la prima donna-medico dell'Italia pos-unitaria. Comincia a frequentare i corsi di Pedagogia e Psicologia, si laurea in Filosofia. Successivamente apre alcuni istituti medico-pedagogici per bambini anormali e dirige la Scuola Magistrale Ortofrenica.

     Ella sperimenta, per la prima volta, il metodo sensoriale, che darà risultati positivi tanto da essere poi riproposto nelle Case dei bambini,nate, inizialmente, per ospitare i figli delle lavoratrici. Il successo è grande, sia per il forte carisma della Montessori, sia per l'opera svolta dalle assistenti, per le quali organizza corsi di di formazione e di aggiornamento  sull'atteggiamento da tenere con i bambini. 

"La cosa più importante è che l'adulto perda i suoi caratteri di adulto e capisca quali sono le caratteristiche regolano e guidano il bambino", ella raccomanda.

     Contemporaneamente all'intensa attività di medico-pedagoga, Maria Montessori si interessa ai problemi delle donne, confrontandosi con personaggi di spicco del movimento femminile, quali Anna Maria Mozzoni, Anna Kuliscioff, Sibilla Aleramo, Ersilia Mayno. Quando con il fascismo si impone nelle scuole il Metodo Agazzi, nazionalista, ella abbandona l'Italia. 

     Nel corso degli anni ella aderisce alle iniziative sostenute dai movimenti femminili e appoggia la battaglia per i diritti politici dele donne. In vari congressi presenta la situazione italiana, denuncia il persistere di alcuni pregiudizi radicati sia negli uomini che nelle donne, primo fra tutti quello secondo cui "la virtù femminile consista nel restare all'interno della famiglia". Essa propone un modello di donna nuova, appassionata del ragionamento scientifico, capace di scegliere autonomamente: "Cercate di ragionare con la vostra testa, non con il cuore", e ancora: "Una donna nuova è quella che si sposerà e avrà figli per scelta e non perché il matrimonio e la maternità le siano imposti".

     Muore nel 1952 a L'Aia, mentre sta progettando un viaggio in Africa. Attingono abbondantemente dalle sue intuizioni pedagogiche, solo per fare qualche nome, Jean Piaget e Jerome Bruner. Il suo motto "Il bambino è dotato di poteri sconosciuti, che possono guidare ad un avvenire luminoso" è ancora valido.

(Carla Cecchini Rocchi)

Opere

La questione femminile e il Congresso di Londra (1899)

L'antropologia pedagogica (1910)

Educazione e pace (1949)

La mente del bambino (1952)

Il segreto dell'infanzia (1938,1950)

Bibliografia

Comba Letizia (a cura di), Donne educatrici, Rosenberg & Sellier, 1996

Finazzi Santor Rosetta, Maria Montessori, La Scuola, 1973

Pinna Maria Luisa, Educazione alla libertà. Maria Montessori., Universale Laterza, 1986

Ulivieri Simonetta, Educare al femminile, Edizioni ETS, 1995

Tutte le opere della Montessori, Garzanti

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

MARGHERITA  HACK

ASTRONOMA IN PRIMA LINEA

Firenze (Italia), 1922 

 

 

   E' una delle menti più brillanti della comunità scientifica italiana e 

 

ha vissuto lavorando in grande stile alla scienza astrofisica. Prima donna a dirigere un osservatorio astronomico in Italia, ha svolto un'importante attività di divulgazione e ha dato un valido contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale di molte categorie di stelle.

     Il padre, di religione protestante, lavorava come contabile e la madre, cattolica, diplomata all'Accademia di Belle Arti, era miniaturista alla Galleria d'arte degli Uffizi. Entrambi insoddisfatti delle loro religioni e chiese, aderirono alle dottrine teosofiche, intrecciando rapporti con un ambiente che sarebbe stato loro di sostegno nei momenti più difficili. Non simpatizzarono per il regime fascista e per questo subirono molte discriminazioni. Vegetariani convinti, trasmisero questa cultura alla figlia, che non ha mai mangiato carne e ha coltivato fin da piccola grandi amicizie a "quattro zampe". 

     A undici anni Margherita conobbe tra i compagni di giochi Aldo, un ragazzo di due anni maggiore, che sarebbe diventato suo marito. Frequentò il liceo classico e iniziò a giocare a pallacanestro e a fare atletica, ottenendo ottimi risultati a livello nazionale nel salto in alto. Ritrovò Aldo dieci anni dopo, nel 1943, all'Università di Firenze, dove frequentavano rispettivamente la Facoltà di Fisica e quella di Lettere. Si sposarono l'anno successivo e sono ancora uniti. A guerra finita, nel 1945, fu possibile laurearsi con una tesi di astrofisica relativa a una ricerca sulle cefeidi, una classe di stelle variabili. Il lavoro fu condotto presso l'Osservatorio astronomico di Arcetri, dove la Hack iniziò a occuparsi di spettroscopia stellare, che sarebbe diventato il suo principale campo di ricerca.

     Iniziò un periodo di precariato come assistente presso lo stesso Osservatorio e come insegnante presso l'Istituto di Ottica dell'Università di Firenze. Il primo impiego le venne offerto nel 1947 dalla Ducati, un'industria di Milano che iniziava a occuparsi di ottica. Margherita lo accettò e si trasferì col marito, ma l'anno successivo preferì tornare all'ambiente universitario fiorentino.

     Dal 1948 al 1951, insegnò astronomia come assistente e nel 1950 entrò in ruolo. Nel 1954 ottenne la libera docenza e, sotto la spinta del marito, iniziò la sua attività di divulgatrice scientifica, collaborando con un quotidiano. Chiese e ottenne il trasferimento all'Osservatorio di Merate, presso Lecco, una succursale dello storico Osservatorio di Brera. Nello stesso periodo, teneva corsi di astrofisica e di radioastronomia presso l'Istituto di Fisica dell'Università di Milano e iniziò le sue numerose collaborazioni con università straniere in qualità di "ricercatore in visita". Accompagnata dal marito, che la seguiva in ogni spostamento, collaborò con l'Università di Berkeley (California), l'Institute for Advanced Study di Princeton (New Jersey), l'Institut d'Astrophysique di Parigi (Francia), gli Osservatori di Utrecht e Groningen (Olanda), l'Università di Città del Messico; è stata anche "docente in visita" presso l'Università di Ankara (Turchia).

     Nel 1964 divenne professore ordinario, ottenendo la cattedra di astronomia presso l'Istituto di Fisica teorica dell'Università di Trieste e come tale ebbe l'incarico della direzione dell'Osservatorio astronomico. La sua gestione, durata fino al 1987, rivitalizzò un'istituzione che era l'ultima in Italia sia per numero di dipendenti e di ricercatori che per strumentazione scientifica, portandola a rinomanza internazionale. L'enorme sviluppo delle attività didattiche e di ricerca, che Margherita Hack aveva promosso in università, pose il problema di creare un Istituto di Astronomia. Fu istituito nel 1980 e sostituito nel 1985 da un Dipartimento di Astronomia, che la scienziata diresse fino al 1990. Dalla sua nascita, nel 1982, la studiosa ha curato una stretta collaborazione anche con la sezione astrofisica della Scuola internazionale superiore di studi avanzati (Sissa).

     La carriera scientifica di Margherita Hack si è intrecciata a quella degli astronomi più importanti dell'ultimo secolo. Le sue ricerche hanno toccato diversi settori: ha studiato le atmosfere delle stelle e gli effetti osservabili dell'evoluzione stellare e ha dato un importante contributo alla ricerca per lo studio e la classificazione spettrale delle stelle da 0 a F. I suoi lavori più importanti vertono sulle stelle in rapida rotazione, chiamate stelle a emissione B, che emettono grandi quantità di materiale e a volte formano anelli o inviluppi stellari, e sulle stelle a inviluppo esteso. Ha contribuito in particolare allo studio delle stelle di tipo Be, caratterizzate da uno spettro continuo solcato di righe scure. Le sue recenti ricerche includono la spettroscopia, nel visibile e nell'ultravioletto, dei sistemi a stelle binarie, nei quali le due componenti sono così vicine da interagire, e delle stelle simbiotiche.

 

     Ha alternato la stesura di testi scientifici - sull'astronomia generale e la spettroscopia stellare - a carattere universitario, alla scrittura di testi a carattere divulgativo. 

Il trattato Stellar Spettroscopy, scritto a Berkeley  nel 1959, con Otto Struve (1897-1963) è considerato ancora un testo fondamentale. Straordinaria divulgatrice, ha collaborato a numerosi giornali, a periodici specializzati e ha fondato nel 1978 la rivista "L'Astronomia" che dirige tuttora. 

Nel 1980 ha ricevuto il premio Accademia dei Lincei e nel 1987 il premio Cultura della Presidenza dei Consiglio. E' membro dell'Accademia dei Lincei, dell'Unione Internazionale Astronomi e della Royal Astronomical Society. Nel 1992 la scienziata è andata fuori ruolo per anzianità e ha continuato l'attività di ricerca senza l'impegno dell'insegnamento. Nel 1993 è stata eletta consigliera comunale a Trieste.


      Dal 1997 è in pensione, ma dirige ancora il Centro Interuniversitario Regionale per l'Astrofisica e la Cosmologia (CIRAC) di Trieste e si dedica a incontri e conferenze al fine di "diffondere la conoscenza dell'Astronomia e una mentalità scientifica e razionale".

 

 

Opere

 

  Le nebulose e gli universi-isole(1959)

  La radíoastronomia alla scoperta di un nuovo aspetto dell'Universo (1960)       L'universo. Pianeti, stelle e galassie (1963) 

Esplorazioni radíoastronomíche (1964)

L'universo violento della radioastronomia (1983)

Corso di astronomia (1984) 

L'universo alle soglie del Duemila (1992) 

La galassia e le sue popolazioni (1992)

Alla scoperta dei sistema solare (1993)

Cosmogonie contemporanee (1994)

Una vita tra le stelle (1995)

L'amica delle stelle (1998) 

 

     

Fonte: Sara Sesti e Liliana Moro, Donne di scienza. 55 biografie dall'antichità al duemila, Edizioni Pristem-Università Bocconi, seconda edizione 2002.

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