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ASPASIA

l' intellettuale straniera  

Mileto (Ionia) - Atene (Grecia),  400 a. C. circa

Aspasia è indubbiamente la donna più famosa dell'età classica. 

E' vero che non esiste nessuna donna greca che non sia diventata famosa se non attraverso un uomo ed anche Aspasia non fa eccezione in quanto era la compagna dell'ateniese più potente del V secolo a. C., Pericle, ma è opportuno precisare l'eccezionalità del personaggio su due livelli.

Rispetto al primo livello, dobbiamo ricordare che Aspasia era nata in Asia Minore, probabilmente a Mileto, e che ad Atene ebbe fino alla morte lo statuto di meteca, ovvero di straniera con il solo diritto di residenza. Quasi certamente fu questa condizione che non le permise di diventare la moglie legittima di Pericle e, nonostante ciò, i due nomi sono nella storia costantemente collegati.

Rispetto al secondo livello di eccezionalità, dobbiamo sottolineare che Pericle imponeva l'anonimato alle vedove dei morti in guerra, come scrive Virginia Woolf, "la gloria più grande per una donna è che non si parli di lei, diceva Pericle, che, dal canto suo, era uno degli uomini di cui si parlava di più". Nonostante queste idee sulle donne, Pericle visse fino alla morte con Aspasia, rispettandola e ammirandola.

Le notizie storiche su Aspasia sono contenute nella "Vita di Pericle" di Plutarco e nel "Menesseno" di Platone. Mentre nella prima opera si approfondisce il rapporto di Aspasia con Pericle, che amava questa donna "sapiente e versata nella politica", nell'opera di Platone si parla del rapporto, meno noto, di Aspasia con Socrate. 

Aspasia ha il ruolo di "Maestro sul discepolo Socrate", il quale viene severamente redarguito quando non è troppo rapido nell'apprendere (Menesseno, 236b-c), ma ha anche la funzione di formare i più grandi oratori della Grecia, a partire da Pericle (Menesseno, 235e).

Quando il ricco Callia vuole dare al figlio un maestro eccelso e per un consiglio consulta Socrate, egli resta incredulo quando questi gli indica Aspasia, una donna.

Ma Socrate, oltre a studiare retorica e filosofia sotto la guida di Aspasia, imparò da lei tutto quello che riguarda l'amore. La teoria di Aspasia, secondo la quale si ha l'amore quando l'eros è unito all'areté (virtù), fu assunta in toto dal filosofo ateniese. Di più, la tradizione vuole che Socrate, proprio grazie all'insegnamento di Aspasia, giungesse a predicare che non c'è nessuna differenza tra la virtù di un uomo e la virtù di una donna.

Questo lo sappiamo grazie al misogino Aristotele (Politica, 1260a), che contesta la posizione di Socrate come pericoloso capriccio, capace di infondere nelle donne inutili idee di uguaglianza. E' sintomatico lo scambio di battute tra un uomo e una donna riportato da Callia.

"Perchè sei così superba e orgogliosa?, domanda l'uomo.

"Ne ho diritto. Giacché Socrate ne è la causa", risponde la donna.

Di tutto questo non c'è traccia né nei libri universitari né in quelli scolastici. Gli studiosi, forse perché risultava imbarazzante ricordare ai posteri che Pericle e Socrate avevano avuto come Maestra una donna, hanno gradualmente cancellato dalle loro opere - sulla scia di Aristotele - il talento di Aspasia per celebrarne solo la  bellezza, trasformandola - come sempre nel mondo occidentale - in un simbolo erotico. 

Oggi è menzionata solo a causa dell'omonima canzone di Giacomo Leopardi dedicata a Fanny Targioni Tozzetti.

(Maria Antonietta Pappalardo)

 

Bibliografia

Giannantoni G., Socratis et Socraticorum reliquae, volume IV

Loraux Nicole, Aspasia, la straniera, l'intellettuale in La storia al femminile. Grecia antica, Laterza 1993

Loraux Nicole, Il femminile e l'uomo greco, Laterza 1991

Platone, Menesseno

Plutarco, Vita di Pericle

 

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

 

ANNA   COMNENA

la storica  bizantina

Costantinopoli, 1083-1150

          

     Anna Comnena, figlia dell’imperatore Alessio I, ha trascorso la sua vita 

a Costantinopoli nella fase in cui l’impero bizantino mostra, con l’avvento della dinastia dei Comneni, gli ultimi fuochi prima del definitivo tramonto. 

Lo scisma d’Oriente, provocato  dal  conflitto tra Michele Cerullario e il Papa Leone IX per il primato universale delle Chiese  latina e greca, è avvenuto da pochi decenni, nel 1054; e Alessio I, per fermare   l’avanzata dei Turchi in Asia Minore, chiede l’aiuto dei cristiani d’Occidente (1096).

     Sotto l’influenza della madre, l’erudita regina Irene, Anna si dedica con passione   alla storia e alla filosofia fin da fanciulla. Ancora giovane ella sposa per amore un dignitario e storico proveniente da Adrianopoli: Niceforo Briennio. Innalzato  al  grado di  “cesare” dall’imperatore, Niceforo è costantemente accanto ad Alessio e nel 1118 salva  Costantinopoli dall’assedio di Goffredo di Buglione.

     Alla morte di Alessio I nasce una lotta furibonda per la successione. Niceforo   subito si fa da parte, preferendo dedicarsi alla scrittura della “Storia  di  Bisanzio”  dal  1057  al 1081. Anna, candidata alla successione con il fratello Giovanni, è sostenuta dalla  madre, la quale fa di tutto perché la figlia possa salire al trono d’Oriente. Dalla lotta, però, le due donne escono sconfitte e devono rifugiarsi in un convento per un lungo periodo.

     Anna riscopre l’antico amore per la storia solo quando il marito, nel 1137, muore. Non voleva competere con lui? Fatto sta che ella inizia a scrivere laddove Niceforo ha interrotto e lascia ai  posteri ben quindici libri intitolati “Opera storica su Alessio Comneno ovvero l’Alessiade, terminata nel 1148”. Dall’Alessiade si evince la vastità  della  cultura storica e filosofica di Anna. La padronanza stilistica risulta perfetta e la scrittura è pervasa “da uno spirito vivace, spesso caustico, talvolta simpaticamente donnesco”, osserva lo storico Antonio Garzya (1970).

      Nei secoli alcuni commentatori hanno sottolineato che l’Alessiade, pur nella  ricchezza  e padronanza delle fonti, è un’opera solo agiografica; altri  hanno affermato che essa costituisce il documento più straordinario che sia stato scritto dal e sul mondo bizantino.

     Comunque sia, è bello sapere che Anna Comnena, pur non riuscendo  a  passare  alla Storia come Imperatrice, abbia saputo costruirsi il suo trono di storiografa e, per di più, scrivendo su di sé e sulle persone che ha amato.

 (Maria Antonietta Pappalardo)  

 

Bibliografia

Angold Michael, L’impero bizantino, Liguori,1994

De Martino Giulio e Bruzzese Anna Maria Bruzzese, Le filosofe, Liguori,1994

Garzya Antonio, Introduzione alla storia letteraria di Bisanzio, L.S.E., 1970

 

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo, Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

LISIMACA 

l a   s a c e r d o t e s s a

Atene (Grecia), 400 a.C. circa

   Nel mondo greco alla donna - sostanzialmente emarginata 

dai ruoli pubblici della polis - era riservata una modalità di rapporto con il Sapere e con l'Autorità: quella religiosa. La sfera del sacro era, infatti, in gran parte appannaggio delle profetesse e delle sacerdotesse.

   Lisimaca deve essere stata una figura particolarmente carismatica, a giudicare da ciò che rimane di un importante monumento in bronzo a lei dedicato e posto bene in vista sulla roccia sacra dell'Acropoli di Atene, accanto a divinità, eroi, eroine e personaggi illustri.

   Del monumento è rimasta soltanto la base circolare e una parte dell'iscrizione dedicatoria dalla quale possiamo trarre alcuni elementi di conoscenza di questa donna, dedita non solo agli incarichi sacri, ma anche sposa e madre di famiglia con una discendenza numerosa; un caso abbastanza singolare se si pensa all'uso piuttosto diffuso di prescrivere lo stato di nubili alle donne che assumevano un ruolo religioso di rilievo. 

   Lisimaca esercitò la sua funzione di sacerdotessa di Atena Polias, la carica pubblica più prestigiosa, per ben sessantaquattro anni e, nelle fonti che ci sono rimaste, spesso è designata semplicemente come la sacerdotessa, senza altre precisazioni così come Atena Poliade è spesso chiamata dagli Ateniesi la dea.

   Certamente ella potè ricoprire questo importantissimo ruolo grazie all'appartenenza all'illustre e scelto genos ateniese degli Eteobutadi, che mantenne il privilegio di fornire alla città democratica sia la sacerdotessa di Atena Poliade che il sacerdote di Poseidone, probabilmente per sancire meglio, sul piano del culto, la venerazione congiunta delle due divinità che, anticamente, si erano contese il dominio dell'Attica. Dopo la battaglia di Salamina, gli Ateniesi vittoriosi probabilmente collocarono l'immagine della loro dea in una costruzione provvisoria, in attesa che l'antico tempio, danneggiato dall'invasore, fosse restaurato. E probabilmente la sacerdotessa Lisimaca cominciò in questo tempio ricostruito il suo lungo servizio sacerdotale.

(Vita Maria Nicolosi)

 

Bibliografia

Cantarella Eva, L'ambiguo malanno. Condizione e immagine della donna  nell'antichità greco-romana, Editori Riuniti, 1985

Euripide, Eretteo, a cura di P. Carrara, Firenze 1977

Georgendi Stella, Lisimaca, la sacerdotessa, in Nicole Loraux, Storia al femminile, Grecia Antica, Laterza, 1993

Licurgo, Sulla sacerdotessa, Teubner, 1970

 

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

SA F F O

la poetessa di Lesbo

Mitilene, Isola di Lesbo (Grecia), 600 a. C. circa

 

Sulla biografia e sull'opera poetica, oltre che sulla fortuna di questo 

personaggio, rileviamo che i contributi sono stati numerosi. Alcuni studiosi hanno indagato la natura pedagogica o religiosa del tiaso, cioè del circolo che Saffo dirigeva mettendone in luce la funzione iniziatica. Secondo una consuetudine pedagogica del tempo, infatti, Saffo accompagnava un coro di giovinette verso la maturazione dell'adolescenza.

   Altri studiosi hanno inquadrato la grande poetessa soprattutto nell'ambito di una storia della sessualità. Così di Saffo è stata studiata l'omosessualità nelle varie rappresentazioni, ma anche le metafore del corpo e l'eros al confine tra fisiologia e patologia.

   Molti si sono cimentati nella stesura di una sua biografia, alcuni soffermandosi sulla scelta omosessuale, altri, invece, attribuendole relazioni con altri poeti ed un amore infelice e disperato, tanto da indurla al suicidio. C'è stato anche chi, forse cercando di pervenire ad una sorta di compromesso, ha teorizzato l'esistenza di due Saffo: la poetessa e la cortigiana.

   Rilke, Lily, Verri e Grillparzer hanno scritto di Saffo. Baudelaire e Leopardi ed i musicisti Pacini e Gounod sono stati ispirati da lei. Quanto all'opera poetica in sé, l'interesse si è focalizzato sugli aspetti stilistici (la metrica della storia saffica è stata usata anche da Alceo, Catullo, Orazio) con saggi sul linguaggio amoroso e sulla poetica della visualizzazione.

   Purtroppo della produzione poetica della poetessa di Lesbo - che gli antichi grammatici avevano diviso in ben 9 libri - ci sono pervenuti soltanto poche poesie ed alcuni frammenti.

   Si tratta di versi indirizzati alle fanciulle e dedicati alla celebrazione della bellezza e dell'amore inteso come la più intensa espressione della vita. Essi evocano l'eros come forza che trascende gli esseri umani e valica il confine materiale del sentimento per diventare un impulso metafisico.

              Chi vuoi che Peito spinga al tuo amore,

              o Saffo? Chi ti offende?

              Chi ora ti fugge, presto ti inseguirà, 

              chi non accetta doni, ne offrirà,

              chi non ti ama, pure contro voglia, 

              presto ti amerà.

Così fa dire ad Afrodite, nei versi finali dell'Inno a lei dedicato.

   Secondo Ilaria Dagnini, Saffo in molti versi si dimostra orgogliosa del suo ruolo di sacerdotessa di Afrodite e della sua attività di poeta. La trasposizione di valori, che sono nel mondo maschile ed eroico dell'epica greca, in un mondo che è invece femminile ed erotico, costituisce una precisa operazione dettata dall'intima convinzione del valore sostanzialmente eroico dell'esperienza saffica e del suo diritto a collocarsi sullo stesso piano dei valori dell'epica.

   Saffo afferma, infatti, l'equivalenza tra areté (virtù) eroica ed areté amorosa. Come a dire: colui, colei che sa amare è un eroe, un'eroina.

(Vita Maria Nicolosi)

 

Bibliografia

Lanata Giuliana, Sul linguaggio amoroso di Saffo, Quaderni Urbinati 2, 1966

Paradiso Annaliso, Saffo, la poetessa in Larca N., La Storia al femminile, Laterza 1993

Opere

Saffo, Poesie, a cura di Ilaria Dagnini, Neinton Rist. 1996

 

Fonte: Maria Antonietta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

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