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 DONNA   GRACIA  NASI 

l'ebrea influente

Lisbona (Spagna), 1510 - Costantinopoli (Turchia), 1569

 

Beatrice de Luna, il cui nome segreto usato in famiglia era Gracia

(traduzione dell’ebraico Hannah), nasce  nel  1510 in Portogallo, dove la sua famiglia appartenente ad un antico casato ebraico, quello dei Nasi,  trova rifugio dopo l’editto di espulsione  degli ebrei dalla Spagna nel 1492. In Portogallo agli ebrei viene imposto di rinunciare alla loro fede e di battezzarsi come cristiani. La famiglia di Beatrice appartiene alla prima generazione di marrani, ovvero i neo-convertiti, un termine che esprime aperto disprezzo dato che con esso in spagnolo si indica il maiale giovane.  

     Come molti marrani, pur professandosi cristiana, Beatrice è educata occultamente al giudaismo e seguirà sempre la tradizione ebraica. Diciottenne, è scelta come sposa da Francisco Mendez, il quale si occupa del commercio delle spezie su scala intercontinentale. Nel 1536 il marito muore e Beatrice, benché molto ricca, è costretta a trasferirsi perché in Portogallo viene introdotta l’Inquisizione. 

     Giunge a Ferrara, dove  ella ha la gioia di poter riprendere la sua identità e di sentirsi chiamare Donna Gracia. E’ risultato rassicurante il salvacondotto emesso da Ercole II nel 1550 per lei, nel quale la si autorizza a "venire, stare, habitare, conversare, haver sinagoga, negotiare ed esercitar suoi trafichi ". Nello stesso documento vengono fornite a lei e ai suoi corregionali ampie assicurazioni di poter vivere secondo "li instituti de la legge da hebreij".    

     Donna Gracia, liberatasi della maschera cristiana, vive un periodo di serenità produttiva. Per inserire i marroni spagnoli nell’ambiente culturale della città estense, ella finanzia la pubblicazione della Bibbia e di altre opere tradotte dall’ebraico in spagnolo. Nel 1553 esce la  Biblia en lengua Espanola, pubblicata in due edizioni: una per i cristiani e una per gli ebrei.  Promuove incontri tra sacerdoti cattolici e rabbini; e finanche un summit di rabbini per prendere decisioni in materia di liturgia ebraica. Bisognerà attendere altri tre secoli per poter realizzare il successivo incontro dei rabbini d’Italia. 

     Ma le  peregrinazioni non sono ancora finite. Nonostante l’importante ruolo conquistato, Gracia è  costretta a fuggire anche da Ferrara perché, scoppiata la peste, si diffonde la voce che il terribile morbo è stato portato nella città estense dai marrani del Portogallo. Ella fugge prima a Venezia e poi in Turchia. Siamo nell’anno 1555 e il Papa Paolo IV, dopo aver messo al rogo 24 marrani ad Ancona, con la Bolla Cum nimis absurdum, impone la ghettizzazione degli ebrei, ribadendo l’obbligo di indossare il segno di distinzione, proibendo loro di avere nutrici e serve cristiane e vietando ai medici ebrei di curare i cristiani. 

     Gracia è al sicuro a Costantinopoli,  eppure non dimentica gli ebrei che soffrono in Italia e organizza il boicottaggio del porto di Ancona per indurre il Papa ad annullare l’infame Bolla.Costruisce a Costantinopoli e a Salonicco, prima di morire,  grandi scuole talmudiche e rabbiniche. A Costantinopoli una grande Sinagoga,  chiamata La segnora, ricorda il suo nome e la sua lotta instancabile per la libertà, sua e del suo popolo.

(Maria Antonietta Pappalardo)  

Bibliografia

Muzzarelli M. G., Donna Gracia Nasi, in La storia al femminile, Il Rinascimento, Laterza 1993

Prosperi A., La Chiesa e gli ebrei nell’Italia del ‘500, in Ebraismo e antiebraismo: immagine e pregiudizio,1989

Toaff A., Nuova luce sui marrani di Ancona,in Studi sull’ebraismo italiano in memoria di C. Roth,1974

Di Leone A., Gli ebrei sefarditi a Ferrara, in Rassegna mensile di Israel, n.53, 1987

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo, Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

Carolina Coronado

 

la poeta spagnola innamorata di Saffo

 

Almendralejo, 1820-1921

 

 

"Quando ebbi la mia prima scrivania - ero ancora adolescente - appesi al muro, di fronte a me, un'illustrazione che appartenne a suo tempo ad un calendario e che rappresentava l'immagine di una donna greca, forse Saffo, con una penna in mano. Io sapevo molto poco di questa poetessa, però bastava che fosse una donna, dell'antichità e intenta a scrivere per incoraggiare me a fare lo stesso."

 

     A metà del diciannovesimo secolo, epoca ancora critica e ostile alla scrittura femminile, Carolina Coronado (Almendralejo, 1820-1921) adotta nelle sue prime poesie la voce della poetessa greca che in quel periodo veniva ormai ammirata, permettendosi così di parlare come donna da una posizione di autorità poetica. Carolina riconosce a Saffo l'essere stata creatrice di una tradizione e di un linguaggio poetico femminile, tradizione che autorizzava la voce femminile nella poesia e della quale naturalmente si fece erede. La ricerca della tradizione nella scrittura femminile portò Carolina Coronado anche a Teresa d' Avila, di cui tenne sempre un ritratto sulla scrivania; di lei e di Saffo affermerà che sono "Geni gemelli", perché in loro vede mostrarsi in ugual modo la potenza dell'amore ed è questa che spinge le altre donne alla creazione letteraria. "Saffo" - dice Carolina - "fa comporre versi, Teresa preghiere".

 

      L'esempio di due riconosciute scrittrici francesi più prossime al suo tempo, Madame de Stael (1766-1817) e George Sand - pseudonimo di Aurore Dupin - (1804-1876), offrì alla poetessa un modello da seguire. Nonostante entrambe fossero considerate estremamente immorali dalla società spagnola, Carolina Coronado trovò in loro una tradizione femminile che le offriva un linguaggio proprio col quale esprimere la sua opposizione alle regole culturali e sociali che limitavano la vita delle donne, un linguaggio per la critica della loro oppressione. Le poesie "Il marito aguzzino", "Nel Castello di Salvatierra" e altre manifestano questo sentimento.

 

      Insieme alla riconosciuta scrittrice Gertrudis Gómez de Avellanada (1814-1873) - tutte e due membri del Liceo di Madrid - diede impulso alla creazione di spazi letterari per le donne: nel 1845 Gertrudis Gómez assume la direzione della rivista "L'illuminismo delle Dame", alla quale collabora Carolina Coronado, che, a sua volta, dirige da Badajoz "Il Pensiero", dove nel 1844 pubblica la scrittrice Angela Grassi (1823-1883). Da queste e molte altre riviste dell'epoca, promossero e difesero le creazioni di altre autrici del loro tempo: Vicenta García Miranda, Robustiana Armiño, Josefa Massanés. 

 

     Il generoso aiuto che Carolina Coronado offrì a queste poetesse si estese successivamente dall'una all'altra: Amalia Fenollosa, Encarnación Calero de Los Ríos, Dolores Cabrera Heredia… Ogni volta che una donna pubblicava per la prima volta le sue poesie, si mettevano in relazione con lei attraverso la scrittura, offrendole amicizia e appoggio. Mantennero fra loro un' abbondante corrispondenza con la quale si incoraggiavano a scrivere e si dedicavano poesie; nelle loro lettere si salutavano e accomiatavano affettuosamente, chiamandosi sorelle. La stretta relazione che alcune di loro stabilirono era nota pubblicamente nei circoli letterari del momento, dove si giunse a chiamarle come "le poetesse della confraternità lirica".
Carolina Coronado, riconosciuta e ammirata dalle poetesse più giovani, mantiene e cura le relazioni con loro, mentre le incoraggia con le sue poesie: "Cantate, belle", "Alla signorina di Armiño", "A Elisa", "A Ángela", rendendo possibile che il loro desiderio di scrivere si mostrasse nel mondo.

      Saffo, Teresa d'Avila, George Sand e Madame de Staël furono le "quattro madri" di Carolina Coronado. Sentendosi orfana di tradizione letteraria femminile, costruì con loro una genealogia di donne scrittrici, aprendo così per sé, ma anche per altre, uno spazio simbolico di creazione femminile dal quale potersi dire liberamente. Genealogia che Carolina Coronado mantiene facendo nei confronti della sua contemporanea Gertrudis Gómez de Avellaneda lo stesso gesto fatto con le donne che l'avevano preceduta: un riconoscimento di autorità, come appare chiaramente nella poesia "Io non posso seguirti con il mio volo", (1) di cui fanno parte questi versi:

"L'entusiasmo che verso te mi spinge/ la dolce fede che ti guida verso il mio amore/
fanno sì che in compagnia amica/ il mio canto unito ai tuoi accenti voli;/ di più non so colomba se io temo/ che, alla fine, debba restare sola nella via/ perché vai così ascendendo nel cielo/ che io non posso seguirti con il mio volo"

 

(1) Carolina Coronado, Poesias, Ed. Noel Valis, Madrid, Castalda, 1991 Coleccion Biblioteca de Escritoras

 

(Carmen Delgado Echeverrìa)

 

Bibliografia

Kirkpatrick Susan, Las Romanticas. Escritoras y subjetividd en Espana, 1825-1850, Madrid, Catedra, 1989 Colecciòn Feminismos

 

 

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