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MARY   ASTELL 

l'educatrice femminista

Newcaste (Inghilterra), 1666 - Chelsea (Inghilterra), 1731

   "Una donna piissima ed esemplare, una profonda studiosa ma ben

lontana dall'essere elegante, aveva un'area scostante. Il suo umore era tale, poi, che le avrebbe fatto respingere ruvidamente qualsiasi complimento...considerava quelle espressioni stereotipate dei veri e propri insulti mascherati, che gli uomini profferiscono con impertinenza nell'intima convinzione che tutte le donne siano stupide".

     Così Louisa Stuart, amica di Mary Astell, ci introduce alla conoscenza dell'educatrice femminista del XVII secolo. Cartesiana convinta, anglicana praticante, la Astell si servì della ragione e dell'argomentazione logica per dimostrare come il costume e i pregiudizi impediscano alle donne di sviluppare le capacità razionali che hanno avuto da Dio mediante un procedimento perverso: prima le donne vengono escluse dall'istruzione a causa della loro presunta capacità mentale, poi la loro ignoranza è la riprova dell'inferiorità intellettuale del loro sesso e serve a giustificare l'esclusione dalla vita pubblica, la mancanza di autonomia, la subordinazione agli uomini.

     La grande intuizione di Mary Astell è, appunto, che il comportamento femminile non è frutto della natura, ma del condizionamento sociale e che le donne hanno diritto a non sposarsi prima dei diciotto anni per sviluppare le loro potenzialità. Fu un'eccezione per i suoi tempi. Creò l'immagine della donna colta, che può scegliere di vivere da sola, preparando la strada alle tesi dell' emancipazione femminile affermatesi nel XVIII secolo.

     Infatti, pur nelle ristrettezze economiche della famiglia, ella si dedicò a studi filosofici e letterari, amando Milton, Spenser, Cowley, l' "impareggiabile Orinda" (Katherine Philiphs). Abbandonata l'originaria Newcastle per Chelsea, perseguì, attraverso notevoli difficoltà, il disegno di fondare un monastery, una comunità femminile in cui le donne avrebbero potuto dedicarsi agli studi e alle devozioni, specie nel caso avessero rifiutato il matrimonio. Per difficoltà finanziarie l'esperimento fallì. 

     L'originalità del suo pensiero è espressa soprattutto nell'opera dal titolo "Una seria proposta alle donne", dove, nella prima parte, Mary Astell sostiene la necessità di una maggiore istruzione femminile e, nella seconda, offre un piano di studi inteso a guidare le menti delle studentesse "prese sul serio" per la prima volta.

     In "Riflessioni sul matrimonio", invece, Mary Astell indica lo squilibrio tra i due poteri che caratterizzano il matrimonio e afferma: "L'uomo generalmente prende moglie perché ha bisogno di una che regga la famiglia, una serva di categoria superiore il cui interesse non sia in contrasto con il suo...una che egli possa governare da cima a fondo...che sia sua per tutta la vita e che non possa lasciare il suo servizio in qualunque modo egli la tratti". 

     Nonostante questa fosca immagine coniugale, la Astell non auspica la ribellione domestica da parte delle donne, mette piuttosto in discussione l'autorità maritale ma solo ai fini del  miglioramento della condizione femminile. Pur non riuscendo a realizzare il suo progetto del monastery, Mary Astell ebbe un forte seguito tra le donne colte dell'aristocrazia e riconoscimenti da tutta la società del suo tempo.  Basti qui ricordare l'editore Rich Wilkin, che nel 1694 pubblicò il suo primo libro e così farà per tutte le sue opere - sia quelle rivolte alle donne che quelle di carattere politico e religioso -  nei trentasei anni successivi. 

     Ella ancora oggi viene citata come donna colta, filosofa, poeta, letterata dallo stile molto arguto e piacevolmente ironico.

(Carla Cecchini Rocchi)

Opere

Mary Astell, A Serious Proposal to the Ladies, Richard Wilkin, Londra 1694

Mary Astell, Letters concerning the Love of God, Richard Wilkin, Londra 1695

Mary Astell, Some Reflections upon Marriage, Richard Wilkin, Londra 1700

 

Bibliografia

Sara F. Matthews Grieco, Mary Astell, l'educatrice femminista, in Giulia Calvi (a cura di), La storia al femminile, L'età barocca, Laterza 1992

Arrigo Pacchi, Cartesio in Inghilterra, Laterza 1973

Adrienne Rich, Segreti, silenzi, bugie, La Tartaruga 1982

 

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

   

 

SINÉAD  O ' CONNOR  

e il rock irlandese

Dublino (Irlanda), 1966

E i tuoi genitori ti hanno sempre aiutato

hai una bella auto di lusso

nulla ti turba

Qualcuno ti ha strappato gli occhi

e rifiuti di vedere

Qualcuno ti ha strappato il cuore

rifiuti di sentire

e vivi nel tuo guscio

ti crei da solo il tuo inferno

     Sinéad O' Connor ha solo sedici anni quando scrive parole e musica di questa canzone, "Un bicchiere prima della guerra", ma ha già conosciuto la sofferenza e la rabbia; ha solo vent'anni quando incide l'LP "Il leone e il cobra" ed entra nella storia del rock, ma già pensa a come fuggire dalla macchina tentacolare del successo e diventare madre.

     Sinéad Marie Bernadette O'Connor nasce vicino Dublino l'8 dicembre 1966 e nei suoi tre nomi c'è già la premonizione di tutta la sua vita: in Sinéad la riaffermazione della diversità gaelica (Margaret Thatcher alla televisione/scioccata da quei morti/a Pechino/Strano che possa sentirsi/offesa/lei che dà gli stessi ordini); in Marie l'aspirazione alla purezza assoluta (Camminerò nel giardino/sentirò in me la religione/imparerò a correre/con i ragazzi più grandi/imparerò ad annegare/e a nuotare); in Bernardette la trasfigurazione visionaria dell'esperienza personale (Tu nascevi il giorno in cui veniva sepolta mia madre/dolore dolore dolore dolore il mio dolore).

1975: i genitori si separano, perché il padre ha un'altra donna; Sinéad va a vivere con la madre e i tre fratellini a Glengeary, contea di Dublino; la madre, morsa dalla gelosia, impotente a gestire la miseria in cui viene a ritrovarsi, si ammala di depressione e beve; ubriaca, spesso sevizia i figli, in particolare Sinéad. 

1979: tolgono i quattro figli alla madre. Sinéad, accompagnata dal padre che teme divenga una delinquente, inizia la sua seconda via crucis nell'Istituto Grianan Training Centre, dove le suore la puniscono orribilmente e dove un'insegnante amorevole, Jeannette Byrne,  le regala una chitarra. Ed è al matrimonio di questa insegnante che Sinéad è invitata a cantare Evergreen (il pezzo che Barbra Streisand canta in "E' nata una stella") e viene notata da Paul Byrne, fratello della sposa e batterista del gruppo In tua Nua.

1985: la madre muore in un incidente stradale e Sinéad le dedica con amore immutabile il suo primo disco.

     Il debordante manager degli U2 , Fachma O'Ceallaigh, la inserisce nel suo giro, ma la fierissima Sinéad, non appena legge sul giornale di essere "la nuova protetta di Bono", fugge dal gruppo. Si taglia i capelli a zero: è un atto di ribellione verso la casa discografica che vuole manipolarla ed è insieme il rifiuto della femminilità tradizionale. Negli Stati Uniti il successo è travolgente. Piace ai giovani, ma anche agli adulti puritani. Attrae e fa paura con quella voce nitida che pulsa come una corda, il viso dolcissimo, la testa nuda e un rock difficile da etichettare. 

     La rivista People parla di "taglio stile Manson", benché Senéad non faccia uso né di droga e né di alcool e viva una scontrosa vita sessuale. Il critico Leonard Cohen dice di avere di fronte una "tellurica" personalità che vuole "cambiare il sistema dall'interno".

     Nel 1988 la cantautrice è bollata dalla stampa inglese come "sovversiva" solo perché ha detto di comprendere la violenza dell'I.R.A. (Irish Revolutionary Army). La sua battaglia per l'indipendenza dell'Irlanda del Nord è molto più problematica, mescolata com'è alla sua vicenda umana: ambedue sublimate attraverso la Musica.

"L'Irlanda è un bambino - ella afferma - che ha subito violenza e che, a sua volta, crea nuovi mostri". Consapevoli e infaticabili sono, invece, le lotte contro le ipocrisie  della Chiesa, contro la guerra e contro la violazione mondiale dei diritti dei bambini. Una  lotta abbastanza  recente è stata condotta da Sinéad nel 1995 a favore del divorzio in Irlanda insieme a Bono ed altri, mentre la Chiesa usava i mezzi più biechi per sostenere la campagna del No. La stampa, sorpresa dal risultato favorevole al SI, ha così commentato: "I giovani hanno dato ascolto più alle rockstar che ai preti".

I titoli dei suoi stupendi ed immortali album sono:

  Gennaio 1988: The lion and the cobra, Ensign

Marzo 1990: I do not want I heven't got, Ensign

Settembre 1992: Am I not your girl?, Ensign

Settembre 1994: Universal mother, Ensign

(Maria Antonietta Pappalardo)

Bibliografia

Antonio Vivaldi, Sinéad, Giunti, Firenze 1996

 

 

VIRGINIA   WOOLF 

e la scrittura di genere

Londra (Gran Bretagna), 1882 - Rodmeil (Gran Bretagna), 1941

Virginia con la nipote Angelica

     A Virginia Woolf dobbiamo riconoscenza non soltanto per la grande bellezza

dei suoi romanzi e racconti che narrano “dal di dentro” quanto siano differenti il modo di pensare di una donna e il modo di pensare di un uomo e collocano questo flusso interiore nel flusso esterno del tempo che passa. 

Dobbiamo a lei anche un modo straordinario di mantenere viva la tradizione letteraria femminile perché i suoi saggi sulla scrittura delle donne sono una vera mediazione fra il suo e il nostro modo di leggere e ci invitano a una conoscenza affettuosa - e anche questa “dal di dentro” - della vita delle scrittrici: ci raccontano infatti come esse abbiano saputo costruire una propria specifica forma espressiva superando non solo gli ostacoli esterni che la società poneva loro davanti, ma anche i condizionamenti interni della reticenza, dei pudori, dell’ossequio al patriarcato. 

     Nel 1928 Virginia si rivolse a un pubblico di giovani donne in due lunghe conferenze che poi diventarono il famoso saggio “Una stanza tutta per sé”: il condizionamento della vita materiale e la mancanza di opportunità e di autonomia economica uccidono la libertà intellettuale e soffocano il genio femminile tanto quanto la mancanza di una tradizione femminile sulla mente di una scrittrice; ma altrettanto pericolosa  è la reverenza alla tradizione maschile, che impedisce alla scrittrice di “scrivere come una donna” e le fa perdere integrità. 

     L’orgoglio e la fierezza per il lavoro di tante donne che hanno contribuito a creare la civiltà, passano dalla letteratura alla coscienza politica in “Le tre ghinee”, scritto nel 1938 alla vigilia della guerra, quando le responsabilità degli uomini e i diritti delle donne sembrano differenziarsi sempre di più, e fascismo e nazismo appaiono come sistemi patriarcali portati alla massima violenza. 

La risposta di una donna a questo sistema politico - che la esclude e la condanna a una condizione di inferiorità - non è la richiesta di esser “incluse” ma è la proposta di una politica separata delle donne, di un’altra cultura, in cui quello che nel regime dei patriarchi è ritenuto debolezza o non valore, divenga invece valore specifico e differente.

 (Eleonora Chiti)

OPERE

Narrativa:

La camera di Giacobbe (1922), Marsilio, Venezia

La signora Dalloway (1921), Newton Compton, Roma

Tutti i racconti (1906-1941), La Tartaruga, Milano

Gita al faro (1927), Garzanti, Milano e Newton Compton, Roma, e col titolo Al faro, Feltrinelli, Milano

Orlando (1928), Garzanti, Milano

Le onde (1931), Newton Compton, Roma

Flush, vita di un cane (1931), La Tartaruga, Milano

Gli anni (1937), Newton Compton, Roma  

Saggi

Una stanza tutta per sé, ed. Garzanti, Einaudi, Newton Compton

Per le strade di Londra, Garzanti, Milano

Le donne e la scrittura e Come si legge un libro, La Tartaruga, Milano

Le tre ghinee, La tartaruga, Milano

BIBLIOGRAFIA  

  Tutte le pagine critiche contenute nelle edizioni sopra citate

  Nadia Fusini, Nomi, Feltrinelli, Milano

  Grazia Livi, Da una stanza all’altra, Garzanti, Milano

  Grazia Livi, Le lettere del mio nome, La tartaruga, Milano

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

 MARY   WOLLSTONECRAFT 

e i diritti delle donne

Londra (Gran Bretagna), 1759 - Londra, 1797

"I l nocciolo della sua filosofia”, dice Virginia Woolf di Mary Wollstonecraft, 

“era che nulla conta se non l’indipendenza”. Questa convinzione si era sviluppata molto presto: aveva un padre dispotico e violento il quale pensava che le femmine non avessero nessun diritto all’istruzione, e picchiava la madre che la bambina cercava di difendere. 

     A diciotto anni cercava già di essere autonoma economicamente, criticando il ruolo tradizionale che la società imponeva alle donne e le donne che lo accettavano. Prima di arrivare a condurre una vita libera, stimata, riconosciuta, dovette affrontare anni di lavoro umiliante e malpagato, di miseria e fatica, di lotte con una realtà dura e sfavorevole. 

     Il suo primo libro, “Pensieri sull’educazione delle figlie” è già pieno di passione verso la necessità di una istruzione corretta, che renda le giovani donne autonome e rispettabili. Non è strano dunque che attaccasse, in seguito, la pedagogia di Rousseau per la sua insultante indifferenza all’educazione delle bambine, anche se apprezzava di Rousseau l’importanza data alla passione d’amore. 

Lei fu infatti sempre una “femminista innamorata”: bella e geniale com’era, scrisse con passione del conflitto tra la libertà di amare e di capire e la schiavitù delle convenzioni, anche nei due romanzi che portano il suo nome: “Mary, a fiction” (1788) e “Mary, and the wrongs of a woman” (postumo). 

     Nella sua opera più famosa, “I diritti delle donne”, chiede per il suo sesso istruzione, lavoro, diritti legali e politici: l’opera, pubblicata nel 1792, è preceduta da una dedica provocatoria a Talleyrand che, all’Assemblea Costituente, in piena Rivoluzione francese, aveva escluso le donne dall’istruzione pubblica; afferma l’autrice: “E’ giunto quindi il momento per una rivoluzione nel comportamento delle donne; è il momento di restituire loro la dignità perduta e di fare in modo che esse, in quanto parte dell’umana specie, si adoperino a trasformare il mondo, iniziando da se stesse”

     Mary morì di parto quando era realizzata, felice e piena di progetti, dando alla luce un’altra Mary, quella fanciulla geniale che a soli diciannove anni scriverà il “Frankenstein”

     Ma lasciamo parlare ancora Virginia Woolf: “Mary morì a trentasei anni; ma è stata vendicata. Milioni di donne sono morte e sono state dimenticate da quando fu sepolta: eppure quando leggiamo le sue lettere e seguiamo i suoi ragionamenti e guardiamo i suoi esperimenti [...] e ci rendiamo conto del modo generoso e appassionato con cui si gettò nel vivo della vita, non abbiamo dubbi che ella possieda una sua forma di immortalità: è ben viva tra noi, discute e fa esperimenti, sentiamo la sua voce, riconosciamo la sua influenza ancor oggi tra i vivi”.

  (Eleonora Chiti)

Opere

Tutte le opere della Wollstonecraft furono pubblicate dall'editore Joseph London di Londra. Le date si riferiscono alle prime edizioni

1787 - Thoughts on the education of Daughters: with reflections on female conduct in the more important duties of life
1788 - Mary: a fiction
1788 - Original stories from real life with conversation calculated to regulate the affections and form the mind to truth and goodness
1790 - A vindication of the rights of men
1792 - Vindication of the rights of woman
1794 - An historical and moral view of the origin and progress of the French revolution and the effect it has produced in Europe
1796 - Letters written during a short residence in Sweden, Norway and Denmark
1797 - On poetry, and our Relish for the beauties of nature



In libreria: 
 

Mary Wollstonecraft, A vindication of the rights of woman, Penguin Classics, in lingua originale 
Mary Wollstonecraft, Mary and Maria, Penguin Classics, in lingua originale

Bibliografia

  Virginia Woolf, Mary Wollstonecraft, in Le donne e la scrittura, ed. La Tartaruga, Milano

Fonte: Maria Antoniettta Pappalardo (a cura di), Ritratti di donne dall'età greca all'età contemporanea, Bandecchi e Vivaldi Editore, Pontedera, 2000

 

 

MARY   SHELLEY

 

vista da Muriel Spark

 

1797-1851

 

 

 

La vita di Mary Wollstonecraft Godwin Shelley può sembrare racchiusa 

nei tre cognomi che ne accompagnano il nome, sotto il segno dell'influenza dei genitori e del marito: la madre Mary Wollstonecraft, pioniera femminista autrice di una Rivendicazione dei Diritti della Donna, morta subito dopo la sua nascita; il padre William Godwin, filosofo progressista; il marito, il grande poeta Percy Bysshe Shelley. 

     In realtà, la più nota della famiglia è proprio Mary, autrice di quel mito ancora attuale che è Frankenstein. E se pochi, almeno in Italia, hanno letto i saggi dei genitori o le poesie del marito, tutti conoscono il povero mostro protagonista del racconto nato sul lago di Ginevra per una sfida con Byron.

 

     Nella vita di Mary Shelley non manca nessuno degli ingredienti di un romanzo d'appendice: dopo la morte della madre il secondo matrimonio del padre la costringe alla convivenza con una opprimente matrigna, fino a che si innamora, ricambiata, di Shelley, allora ancora legato alla prima moglie. L'opposizione del padre la spinge a fuggire con l'amato in Francia e in Italia, sempre seguita dalla sorellastra che, con le sue gelosie e le sue inquietanti visioni, getta presto un'ombra malevola sulla sua vita. Si sposa finalmente con Shelley dopo il suicidio della prima moglie di lui, ma oltre alla morte dei figli per malattia e del marito in un naufragio non mancano altre disgrazie, debiti e scandali, un'eredità attesa che sembra non arrivare mai e innamorati respinti, lettere trafugate e ricatti, gelosie e pettegolezzi, fino alla vecchiaia in compagnia dell'unico figlio rimastole.

 

     Si tratta dunque di un'esistenza che si presta in modo eccezionale ad una narrazione romanzata, dato che, come scrive la stessa Mary alla sorella, "non è trascorsa una primavera senza una qualche disgrazia per [loro]". Ma la strada scelta dalla grande scrittrice scozzese Muriel Spark è all'opposto quella della sobrietà. Afferma infatti nella prefazione "non mi è mai piaciuto quel tipo di biografia che dichiara 'x giaceva sul letto e guardava la candela che illuminava tremolante le travi del soffitto', quando non vi è alcuna prova che x abbia davvero fatto ciò".

 

     La sobrietà di Muriel Spark non si limita alle scelte stilistiche, ma si estende anche alle conclusioni che trae sulla vita di Mary Shelley: mai la scrittrice sposa, tra le varie ipotesi che sulle azioni degli Shelley sono state fatte, la più eclatante o la più scandalosa. Facendosi guidare dalla ragione, ragione in base alla quale Mary era stata educata dal padre, Muriel Spark sceglie sempre la spiegazione più sensata, più probabile, trattando con tono sereno e tranquillo, senza mai cedere alle tentazioni del sensazionalismo, argomenti scottanti come la presunta relazione con un altro uomo cui Mary sarebbe stata spinta da Shelley o le passeggere passioni di quest'ultimo per altre donne.

 

     Questa è dunque un'ottima biografia che, pur limitandosi a parlare della vita, spinge il lettore a leggere le opere di Mary Shelley. Il talento di Muriel Spark in questo campo era già noto per la precedente biografia di Emily Brontë, anch'essa pubblicata in questa collana. Un libro di simile qualità non dovrebbe comunque presentare certi assurdi errori: il più vistoso è quello che a metà libro trasforma la spesso citata professoressa Betty T. Bennett in un "professor Bennet".

 

(Angela Fodale)

 

Fonte: http://www.rivistaprometheus.it

Recensione di Angela Fodale a:

Muriel Spark, Mary Shelley. Una biografia,Traduzione di Franca Gollini, Le Lettere, Firenze 2001

 

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