N E W S - CONTRIBUTI

  Mappa News

chi

cosa

servizi

culture comparate

ritratti di donne

corsi di formazione

collaborazioni

progetti

links

news

MUTILAZIONI: 1. Conoscerle 2. Primo stop 3. Un dizionario 4. Convegno del Cairo 5. Appello ai Capi di Stato

e

MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI:  CONOSCERLE E COMBATTERLE


 Francesca Bettini


Articolo pubblicato grazie alla collaborazione tra Comen e Arabroma

Ho sentito parlare per la prima volta di "circoncisione" femminile durante il Forum delle Organizzazioni non governative tenutosi a Copenhagen nel 1980. Ricordo bene la mia reazione immediata: stupore e incredulità. Ero perplessa, non riuscivo proprio a comprendere cosa dei genitali esterni femminili potesse mai venire circonciso. Decisi di informarmi, volevo capire. Quello che scoprii fu orribile.

Questa premessa non è superflua perché, nonostante siano passati quasi venti anni, ben poco è stato detto e fatto per combattere l'aberrazione delle mutilazioni genitali femminili che nulla hanno a che fare con la circoncisione. Questo termine, infatti, significa letteralmente "tagliare all'intorno" ed è generalmente riferito agli organi genitali umani.
Ma per ciò che concerne i genitali esterni femminili tale intervento nelle sue varie forme corrisponde alla definizione di Gérard Zwang: "qualsiasi asportazione definitiva e irrimediabile di un organo sano costituisce una mutilazione".
Sulle mutilazioni esiste - anche grazie ad informazioni capziose e approssimative diffuse dai mezzi di comunicazione - un'ignoranza generalizzata che fa sì che esse spesso vengano, appunto, raggruppate sotto il termine fuorviante di circoncisione e soprattutto collocate strumentalmente fra gli usi religiosi inerenti al mondo musulmano.
Dunque, è d'obbligo fare chiarezza.

L'area geografica interessata, oltre 20 paesi, è principalmente il continente africano (Somalia, Gibuti, nord del Sudan, Kenia settentrionale, Nigeria del nord, alcune zone dell'Etiopia, dell'Eritrea e del Mali, Burkina Faso, Sierra Leone, Tanzania meridionale e le popolazioni della valle del Nilo.) Al di fuori del continente africano le mutilazioni vengono praticate in Oman, nello Yemen meridionale, negli Emirati Arabi Uniti, in alcune popolazioni dell'Indonesia, della Malesia, dell'India e del Pakistan e persino da alcune popolazioni aborigene australiane.
Anzitutto va precisato che l'unica pratica che trova un equivalente (anche se a mio parere forzato) con la circoncisione maschile è quella conosciuta impropriamente come sunna. Ne esitono due forme. La prima - che mantiene il suo carattere rituale - consiste in una piccola incisione sul prepuzio (o cappuccio) della clitoride senza asportarne nessuna parte, limitandosi a far uscire alcune gocce di sangue, la seconda nell'asportazione del prepuzio della clitoride, conservando l'integrità dell'organo. Sembra che non sia dannosa per la donna, e non comporti conseguenze sulla sua salute, ma ritengo necessario sottolineare che operando su di un organo decisamente piccolo, sicuramente più piccolo del pene di un bambino è molto difficile non provocare lesioni.

Ben altro sono, invece, le vere e proprie mutilazioni genitali.
La gravità delle mutilazioni genitali e l'età a cui vengono eseguite variano da paese a paese (a pochi giorni dalla nascita, a circa sette anni, o nel periodo dell'adolescenza).

I tipi di mutilazione sono essenzialmente due:

l'escissione, ovvero l'asportazione della clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra;
l'
infibulazione anche detta circoncisione faraonica, ovvero l'asportazione della clitoride, delle piccole labbra, di almeno 2/3 delle grandi labbra con chiusura dei lembi con spine d'acacia e filo, fino alla cicatrizzazione, lasciando solo un minuscolo orifizio, mantenuto aperto mediante l'inserimento di un sottile pezzo di legno o di una canna, per la fuoriuscita dell'urina e del sangue mestruale.

L'infibulazione riguarda praticamente la quasi totalità della popolazione femminile della Somalia (oltre il 98%), seguono poi Gibuti (90%,) il nord del Sudan (90%). E' la forma di mutilazione tipica dei paesi del Corno d'Africa; nei villaggi viene spesso effettuata senza alcun anestetico, con coltelli, lamette da barba o pezzi di vetro. La bambina viene immobilizzata e tenuta con le gambe aperte. Misture di erbe, cenere o terra vengono applicate sulla ferita per fermare l'emorragia. Infine le gambe della bimba vengono legate insieme dall'anca alla caviglia così che lei rimanga immobile per alcuni giorni al fine di consentire la formazione della cicatrice.
Racconta Faduma, 45 anni, somala: "Come potrei dimenticare una tale violenza? L'operazione ebbe luogo di mattina presto. Quando la donna tagliò la mia clitoride il dolore fu tale che urlai a lungo e mi divincolai, riuscii a scappare, perdendo sangue, prima che mi riprendessero e la donna potesse completare il tutto chiudendo la vagina con le spine."
Ancora oggi non è possibile stabilire esattamente se queste pratiche abbiano avuto inizio in un'unica area geografica o se si siano sviluppate autonomamente in diverse zone. Gruppi etnici insediati in uno stesso territorio si comportano diversamente: ad esempio, in Kenia i Kikuyu praticano l'escissione e i Luo no; in Nigeria, lo fanno gli Yoruba, gli Ibo e gli Hausa ma non i Nupes o i Fulani. Gli esempi sono numerosi.

La sociologa egiziana Marie Assad ritiene che ci siano sufficienti prove per affermare che l'infibulazione fosse pratica corrente nell'antico Egitto (l'infibulazione è detta anche circoncisione faraonica) e che da lì abbia avuto origine. Alcuni ricercatori hanno infatti trovato traccia di clitoridectomia su mummie egiziane del XVI secolo a.C.. Altra spiegazione è che tale pratica fosse un antico rito africano della pubertà, solo in seguito giunta in Egitto.

Fonti ufficiali come l'OMS (che in un'assemblea tenutasi il 13 maggio 1993 a Ginevra ha condannato con voto unanime queste pratiche) stima che siano dai 90 ai 120 milioni le donne che hanno subito mutilazioni genitali. Esse sono state private per sempre del diritto di vivere la propria sessualità perché gli organi amputati non potranno mai essere ricostruiti: non c'è nessun intervento chirurgico in grado di rimediare a una clitoridectomia e ripristinare la sensibilità erogena dell'apparato menomato. I danni immediati provocati dalle mutilazioni genitali possono essere innumerevoli: emorragia, shock post-operatorio, lacerazioni di altri organi come l'uretra e la vescica, lo sfintere anale o le ghiandole di Bartolino. Tetano, setticemia. E ancora: difficoltà - se non impossibilità - a urinare, dolore nel defecare. In seguito si avrà ristagno del sangue mestruale, dismenorrea, infezioni croniche dell'utero e della vagina, formazione di cisti e fistole retto-vaginali, ascessi vulvari.
A volte, se si forma una cicatrice cheloidica sulla ferita, questa può impedire la deambulazione.

Ma la conseguenza più atroce dell'escissione è la formazione di un neuroma in corrispondenza del nervo dorsale della clitoride, che fa sì che la zona genitale sia sempre sensibile al tatto in modo insopportabile. Spesso, a causa delle infezioni che interessano gli organi riproduttivi, le donne mutilate diventano sterili. I rapporti sessuali sono dolorosissimi. Per arrivare alla deflorazione possono passare mesi, spesi in tentativi che causano indicibili sofferenze. Il marito quando non riesce a penetrare la vagina con il pene cerca di allargare la cicatrice con le dita o con un qualsiasi strumento. Le donne infibulate hanno parti penosi ed essendo gli organi che aiutano la dilatazione irrimediabilmente danneggiati a volte la testa del bambino sfonda il perineo: è necessario praticare episiotomie multiple, cioè due tagli, uno anteriore e uno laterale. La consuetudine vuole che la donna sia reinfibulata dopo ogni parto.

L'escissione e l'infibulazione sono praticate da cattolici, musulmani, protestanti, copti, animisti e non credenti dei vari paesi interessati, dunque esse sono un crimine interreligioso. Un crimine che origina dal bisogno della società patriarcale di negare e controllare la sessualità femminile: è ovvio che queste donne non proveranno mai eccitazione, piacere, orgasmo.
La necessità di reprimere la sessualità femminile non ha tempo. Il termine 'infibulazione' deriva dal latino fibula. I romani usavano far passare una fibbia attraverso le grandi labbra dei genitali delle schiave (ed anche delle proprie mogli) per evitare che avessero rapporti sessuali. Ezio, un medico greco (502-575 d.C.), approvò l'escissione sostenendo che la clitoride doveva essere tolta prima che diventasse troppo grande. Paolo di Egina, altro medico greco del VII secolo d.C., difendeva questa pratica perché una clitoride cresciuta era vergognosa, potendo ergersi come un pene ed essere usata per il coito lesbico. In tempi relativamente più recenti voglio ricordare le cinture di castità, in uso in Europa nel XII secolo.

Le motivazioni addotte alla pratica delle mutilazioni sono le più svariate.
In alcuni paesi come la Somalia, ad esempio, gli organi genitali femminili così come si presentano, vengono considerati brutti e sporchi e si ritiene che creando una vulva piatta e un orifizio semichiuso la bellezza di una donna venga valorizzata. L'infibulazione tende a questo. In altri paesi si ritiene che la clitoride possa crescere fino a raggiungere la dimensione di un pene, possa danneggiare il bambino durante il parto. In altri ancora che le secrezioni clitoridee distruggano il potere fecondativo dello sperma e che la donna non possa rimanere incinta. Infine che vada rimossa la parte femminile dell'uomo (il prepuzio) e la parte maschile delle donne (la clitoride). Ma, ovviamente, la motivazione più comune è quella di proteggere le donne dalla loro natura troppo sensuale, conservandone la castità e preservandone la verginità.

E, come spesso accade nella società patriarcale, sono le stesse donne ad essere nel medesimo tempo vittime e complici di questa nefandezza: sostengono ed eseguono le mutilazioni. Sono le madri a obbligare le figlie; una ragazza non escissa o non infibulata viene emarginata, irrisa, costretta ad abbandonare la comunità, non troverà nessuno disposto a sposarla.
La pressione culturale è tale che sono le stesse bambine ad attendere impazienti il momento della 'cerimonia'. Finalmente saranno come le altre, "pulite", potranno dire di aver sofferto senza urlare. Il dolore e il terrore che invece ne consegue spesso sviluppa nella bambina a livello psicologico un senso di tradimento da parte della madre.
Oggigiorno, fra i ceti più abbienti e nelle grandi città, l'escissione e l'infibulazione vengono eseguite da personale medico e sotto anestesia. Diminuiscono i rischi di complicazioni immediate ma la devastazione rimane identica e irreversibile.
Nella maggior parte dei paesi nei quali vengono praticate, le mutilazioni sono formalmente vietate per legge, ma vengono eseguite ugualmente, di nascosto, grazie all'ignavia di chi è al potere. Proibire, dunque, non è sufficiente. E' necessario agire a livello di modificazione e presa di coscienza sulle donne cercando di far capire loro che l'escissione e l'infibulazione non hanno nulla a che fare con tradizione e cultura etnica da conservare, ma negano la sessualità e devastano il corpo.
Comunque noi, 'evoluti occidentali', non dobbiamo cullarci nell'illusione che le mutilazioni genitali riguardino paesi lontani, del terzo, quarto o quinto mondo. La clitoridectomia era una pratica diffusa in Europa e negli Stati Uniti, soprattutto nella seconda metà dell'Ottocento (alcuni medici vi inclusero, bontà loro, anche l'ovarectomia) per curare le 'deviazioni sessuali' come la masturbazione e la 'ninfomania'. Venne regolarmente praticata negli ospedali psichiatrici fino al 1935.

Questo per quanto riguarda il passato. Oggi si sospetta che anche in Italia si eseguano da parte di personale medico escissioni e infibulazioni su figlie di immigrate: vi sono stati infatti casi di donne e bambine che si sono presentate presso le strutture ospedaliere per le consuguenze delle mutilazioni subite. Un punto di sutura con un filo di seta oppure un tubicino di drenaggio vaginale erano la prova evidente che le mutilazioni erano state fatte nel nostro paese, forse utilizzando strutture pubbliche e comunque in modo esperto e con tecniche chirurgiche perfette.

E mentre milioni di donne subiscono la deliberata asportazione di organi sani, nell'Europa felix non mancano personaggi deliranti come Tobie Nathan, un etnopsichiatra, docente all'Università Paris VIII, secondo il quale l'escissione è un meccanismo di prevenzione, uno straordinario beneficio sociale che la società francese deve urgentemente riscoprire. A suo illustre parere le donne escisse sarebbero molto più equilibrate e l'incidenza della malattia mentale fra di loro sarebbe quasi nulla. Infine, l'etnopsichiatra francese sostiene che i 'riti iniziatici' possono essere modificati soltanto se è un popolo intero a farlo. Al contrario io credo che in genere sono proprio le minoranze a innescare la trasformazione e la cancellazione di forme e abitudini culturali.
A questo triste individuo (al quale consiglio l'asportazione di pene e testicoli così da accrescere il suo equilibrio) dà man forte l'antropologo Claude Lévi-Strauss che tempo fa ha affermato che c'è poesia e bellezza nelle mutilazioni e che queste costituiscono un attentato all'integrità del corpo infantile solo secondo una morale occidentale......

La risposta è una sola. L'infibulazione così come l'escissione sono da paragonarsi alla castrazione maschile. C'è da sottolineare, però, che per quanto la castrazione possa essere orribile, gli eunuchi hanno sofferto meno delle donne mutilate perché non hanno dovuto far passare un pene o partorire attraverso gli organi menomati.
Le mutilazioni genitali femminili dovrebbero essere considerate alla stessa stregua della tortura e combattute con il medesimo impegno e la stessa forza.
Cultura e tradizione non hanno nulla a che fare con l'impossibilità a vivere la sessualità, a provare piacere, a godere un orgasmo, con lo strazio nell'esplicazione dei più elementari bisogni fisiologici, con l'esperienza della maternità trasformata in un incubo.

----------------------
Bibliografia essenziale:
E.Dorkenoo, S.Elworthy, Mutilazioni genitali femminili, AIDOS, Quaderno n. 1 n. 2, Roma, Edizione aggiornata aprile 1992
A.Hersi Magan, La circoncisione e l'infibuazione delle donne somale, tesi inedita, Università degli studi di Catania, anno accademico 1993-94
A.Garusi, Le lacrime che nessuno vede, in "Nigrizia", Novembre 1996, pagg. 31-46
M. French, La guerra contro le donne, Rizzoli, Milano, 1993, pag.118 e seg.
M. Antonietta Saracino, Le mutilazioni sessuali in Somalia: le donne raccontano, in "DWF", n.22, 1982
P.Grassivaro Gallo, La circoncisione femminile in Somalia, Franco Angeli, Milano, 1986
S.Salad Hassan, La donna mutilata, Loggia dei Lanzi, Firenze, 1996
A.Thiam, Black Sisters, Speak out: Feminism and Oppression in Black Africa, Pluto Press, London, 1986
A.Walker, Possedere il segreto della gioia, Rizzoli, Milano, 1993
A.al-Darir, Women Why Do you Weep?, Zed Press, London, 1982
Idem, Female Circumcision and its Consequences for Mother and Child, studio presentato al simposio africano sul mondo del lavoro e la protezione dell'infanzia, Yaoundeé, 12-15 dicembre 1979
M.Assad, Female Circumcision in Egypt - Current Research and Social Implications, American University in Cairo, 1979
H.Lightfoot-Klein, Prisoners of Ritual: an Odyssey into Female Genital Circumcision in Africa, Harrington Park Press, Binghamton, New York, 1989
La raccolta di informazioni più completa fra quelle disponibili è:
F.Osken, The Osken Report - Genitale and Sexual Mutilation of Females, Women's International Network News, 187 Grant St., Lexington, MA 02173 Usa, edizione riveduta e ampliata autunno 1982.
Sulle mutilazioni praticate nel XIX secolo in America:
G.J. Barker Benfield, The Horrors of the Half Known Life: Male Attitude Toward Women and Sexuality in Nineteenth Century America, Harper & Row, New York, 1976

Source: dal sito ARABROMA, Le voci delle donne, "Donne Mediterranee" 

_______________________________________________________________

LE MUTILAZIONI SESSUALI FEMMINILI: TIPOLOGIA E CONSEGUENZE FISICHE


BRANI ANTOLOGICI DAL LIBRO "LA DONNA MUTILATA"

e

Tipologia delle mutilazioni


Si possono distinguere diversi tipi di mutilazione genitale:

1. Circoncisione, o taglio del prepuzio o cappuccio del clitoride, noto nei Paesi musulmani come sunna (tradizione).
2. Recensione, si intende il taglio del clitoride e di tutte o parte delle piccole labbra
3. Infibulazione, l'asportazione del clitoride, delle piccole labbra e almeno dei 2/3 anteriori e spesso della intera sezione mediale delle grandi labbra. I due lati della vulva vengono poi attaccati insieme con suture in seta o minugia, o con spine, occludendo così l'accesso vaginale, eccettuata una piccolissima apertura, garanti-ta dall'inserimento di sottili pezzetti di legno o da una cannuccia di giunco, per il passaggio dell'urina e del sangue mestruale.
4. Intermedio, la rimozione del clitoride e di alcune parti o di tutte le piccole labbra. Talvolta alcune porzioni delle grandi labbra vengono asportate e suturate.

Vi sono vari gradi, quindi, a seconda delle richieste dei parenti della bambina. L'età in cui si effettuano le mutilazioni varia da zona a zona, anche se contro tale pratica è prevista una specifica legislazione. L'età in cui viene praticata tale mutilazione varia da pochi giorni di vita (come avviene per esempio presso il gruppo ebreo dei Falas in Etiopia e i nomadi del Sudan), fino a circa sette anni (come avviene in Egitto e in diverse nazioni dell'Africa centrale) o fino all'adolescenza (tra gli Ibo della Nigeria per esempio, dove tali recisioni vengono fatte solo poco prima del matrimonio, ma solo prima del primo figlio tra gli Abo, nella Nigeria centro-occidentale).

Conseguenze fisiche

I rischi per la salute e le complicazioni dipendono dalla gravità della mutilazione, dalle condizioni igieniche, dall'abilità e dalla capacità dell'operatrice e dalla resistenza opposta dalla bambina. In ogni caso, immediate o a lungo termine, le complicazioni sono serie.

Complicazioni a breve termine
a) Le complicazioni a breve termine includono: emorragia per la recissione dell'arteria vulvare o dell'arteria dorsale del clitoride; shock post-operatorio (la morte può essere evitata solo se sono possibili trasfusioni di sangue e rianimazione d'emergenza). La scarsa abilità dell'operatrice o la attiva resistenza da parte della bambina possono produrre tagli ad altri organi: l'uretra, la vescica (complicata da ritenzione urinaria e un'infezione alla vescica), lo sfintere anale, le pareti vaginali o la ghiandola del Bardolini. Tutti gli strumenti usati raramente sono stati preventivamente sterilizzati, e così spesso vengono contratti il tetano (non di rado letale) e setticemia.

Complicazioni a lungo termine
b) Sono frequenti infezioni croniche dell'utero e della vagina, essendo la vagina divenuta, nel caso dell'infibulazione, un organo semi-ermetico. Talvolta un corpo estraneo di notevoli dimensioni si forma all'interno della vagina, come risultato dell'accumularsi delle secrezioni di muco. Formazioni di cicatrici cheloidi sulla ferita vulvare possono diventare di così vaste proporzioni da impedire la deambulazione. La crescita di cisti dermoidi grosse come un pompelmo non è rara. La formazione di fistole e prolassi (dovute all'ostruzione durante il travaglio di parto che porta ad una ernia della vagina e/ o dell'utero) è causa, con il passare degli anni, di incontinenza, tanto che molte donne mutilate emettono continuamente urina. Un'altra grave complicazione è la dismenorrea (mestruazioni estremamente dolorose), poiché il sangue mestruale non può fuoriuscire liberamente, e giovani ragazze che hanno subito l'infibulazione cercano di rimuovere i coagoli accumulati con le unghie, se l'apertura non è sufficientemente ampia.

Il risultato più straziante della recissione è lo svilupparsi di un neurinoma nel punto di sezione del nervo dorsale del clitoride, che rende tutta l'area genitale perennemente e insopportabilmente sensibile al tatto. Si possono anche sviluppare ascessi vulvari. Le donne che hanno subito mutilazioni - non c'è bisogno di dirlo -provano forti dolori durante il rapporto sessuale (dispaurenia) ed esse talvolta diventano sterili a causa delle infezioni croniche delle vie urogenitali.

Ulteriori complicazioni durante il parto sono inevitabili per quelle donne che hanno subito un'infibulazione, perché comporta sempre una lacerazione del tessuto cicatrizzato.

La vulva fortemente occlusa ha infatti perso la sua elasticità e, se non riaperta in tempo, fatalmente ostacola la fase espulsiva del parto.

La testa del bambino può essere fatta passare attraverso il perineo, che si lacera più facilmente del tessuto cicatrizzato dell'infibulazione, provocando così un'alta incidenza di lacerazioni perineali. Ci sono perdite di sangue importanti e il dolore può provocare inerzia uterina.

Il lungo e ostacolato travaglio può portare ad una morte del feto o può creare danni neurologici al bambino. A causa della profonda alterazione delle strutture anatomiche esterne, l'esecuzione della episiotomia chirurgica presenta un maggiore rischio di lesione di altre strutture vicine, la cervice dell'utero della madre o alcune parti del bambino, specialmente se l'operatrice lavora in fretta.

Vi è anche pericolo di infezione. La consuetudine richiede che dopo ogni parto la donna venga nuovamente infibulata, o ricucita, e ciò può accadere anche dodici volte o più.

Trasmissione dell'HIV e mutilazione genitale femminile

Il fatto che la perdita di sangue e le ferite aperte aumentino la possibilità di infezioni ha portato alla preoccupazione che queste pratiche tradizionali che interessano donne e bambine, possano produrre maggiori rischi di infezioni. L'infibulazione danneggia gli organi genitali e la riapertura della vulva dopo il matrimonio li danneggia ulteriormente. Tutti e due questi momenti aumentano la possibilità di infezione ed anche la possibilità di infezione da HIV.

In alcuni casi, poiché l'infibulazione impedisce rapporti sessuali vaginali, vengono praticati, in alternativa, rapporti sessuali anali; di conseguenza, il risultante danneggiamento dei tessuti è una possibile via alla infezione da HIV. Nella pratica della mutilazione genitale femminile viene di solito impiegato un unico strumento per intervenire su più donne e questo produce un alto rischio di trasmissione di qualsiasi infezione e, conseguentemente, nel caso in cui sia presente l'infezione da HIV, il rischio di trasmissione di tale infezione è evidentemente molto alto.

 

Brani tratti dal libro di Sirad Salad Hassan, "La donna mutilata", Ed.Loggia de' Lanzi, Firenze, 1999

_______________________________________________________________

 

Primo stop all'infibulazione


Un disegno di legge per rendere reato le mutilazioni sessuali: pene da 6 a 12 anni

 

e

 LAURA GENGA

     No all'infibulazione in Italia. Lo stop arriva dal disegno di legge approvato ieri in commissione giustizia al senato che vieta l'infibulazione e introduce il reato specifico di mutilazioni genitali nel nostro ordinamento. Dopo il via libera della commissione di palazzo Madama al testo presentato dal senatore di An Giuseppe Consolo, per l'approvazione definitiva manca il «sì» dell'aula e quello della camera. Il disegno di legge reprime la pratica delle mutilazioni genitali con pene che vanno da 6 a 12 anni di carcere, che vengono aumentate di un terzo se a subìre la pratica è una minore. E vengono puniti tutti i casi di «violenza sulla persona diretta agli organi genitali e consistente in mutilazioni e lesioni effettuate in mancanza di esigenze terapeutiche al fine di condizionare le funzioni sessuali della vittima».

     Il disegno di legge prevede infine anche l'extraterritorialità del reato, quindi chiunque risieda nel nostro paese e esegua le mutilazioni all'estero sarà comunque perseguibile al suo rientro in Italia. «E' un passo importante che ha visto la convergenza di tutti i gruppi e che rappresenta un segnale chiaro e preciso», ha commentato Stefania Prestigiacomo, ministro per le pari opportunità. «Le mutilazioni genitali sono una grave violazione dei diritti umani, appaiono inaccettabili e meritano una specifica previsione e sanzione nel nostro ordinamento». 

     Una legge che ha messo d'accordo tutti, maggioranza e opposizione. «Il voto all'unanimità - commenta il senatore Giampaolo Zancan, capogruppo dei Verdi in commissione giustizia - dimostra che quando si legifera non nell'interesse di parte o personale, ma per una giusta e grande causa, un'opposizione seria e responsabile non ha nessuna difficoltà a partecipare e collaborare attivamente». La commissione ha votato positivamente anche per il passaggio dell'esame in sede deliberante provvedimento che accelera l'approvazione definitiva del disegno di legge al senato.

     Oltre a interessare tradizionalmente i paesi dell'Africa subsahariana e alcuni stati asiatici, con l'immigrazione l'infibulazione è diventata un fenomeno sociale di rilievo anche in Europa, Usa e Canada. Fenomeno che non ha nulla a che vedere con motivazioni religiose, ma che è praticata dall'uomo come forma di estremo controllo sulla donna, per privarla della possibilità di provare piacere (e di tradirlo). Ma non basta. L'infibulazione rende dolorosi per le vittime sia i rapporti sessuali che lo stesso parto, oltre a causare spesso infezioni e malattie. In tutti i paesi in cui l'infibulazione è una tradizione, poi, le donne non mutilate non hanno diritti, sono considerate reiette.

     Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità sono 130 milioni al mondo le vittime dell'infibulazione, tra le 30 e le 50mila delle quali nel nostro paese dove ogni anno almeno 6mila bambine tra i 4 e i 12 anni sono sottoposte a questa violenza. Ora che l'Italia si dota di una legge specifica per vietare ogni tipo di mutilazione sessuale, su sollecitazione di Ong e associazioni, si metterà al pari con Gran Bretagna, Svezia e Norvegia. Fino a oggi nei rari casi in cui nel nostro Paese si sono sporte denunce a riguardo si sono applicati gli articoli del codice penale relativi alle lesioni personali, come tuttora avviene in Francia e Germania.

     Leili Khosravi, ginecologa italiana di religione musulmana, ha salutato con soddisfazione il passaggio in commissione giustizia del testo di legge. La dottoressa, che da dieci anni si batte contro l'infibulazione, non manca di avvertire sulla necessità di non lasciare sole le donne vittime della cosiddetta «iniziazione» sessuale: «E' importante che queste leggi siano sempre associate alla rieducazione - ha spiegato - che nel servizio sanitario nazionale e negli ospedali ci siano persone capaci di accogliere con competenza e aiutare l'inserimento sociale di queste donne nel nostro paese». Come dire: non basta vietare le pratiche «barbare» per tranquillizzare la coscienza occidentale.

_______________________________________________________________

 

Mutilazioni genitali femminili, un dizionario ne denuncia l’orrore

24/06/2003 | Il Giornale di Brescia  

e

IL CAIRO - In una materia di intensa violenza e allo stesso tempo così delicata da trattare per le protagoniste, come la mutilazione genitale femminile (fgm), è certo opportuno raccogliere tutte le conoscenze possibili sui paesi in cui si pratica. È per questo che qualcuno ha pensato di preparare un dizionario in materia, («lo definirei meglio una guida», precisa poi l’autrice), che sarà pronto entro la fine dell’anno e sarà pubblicato a Parigi dalla scrittrice franco-tunisina Sophie Bessis. 

Il dizionario-guida è stato annunciato ieri al Cairo, nel giorno conclusivo della «consultazione di esperti afro-arabi» durata tre giorni per discutere sugli «strumenti legali della prevenzione della mutilazione genitale femminile», aperta sabato scorso dalla first lady egiziana, Suzanne Mubarak, e preparata dall’europarlamentare Emma Bonino, nell’ambito della campagna «Stopf Fgm», promossa dalla Commissione Europea. Docente di storia politica dell’Africa nera in una delle università parigine, Bessis è nota per aver pubblicato tutt’altri libri: L’arma alimentare, sulla fame nel mondo, nel 1979, Donne del Maghreb (1992), L’Occidente et les autres (2001, di recente tradotto in italiano). «È stata proprio Emma Bonino, che conoscevo da tempo - racconta Sophie - che mi ha chiesto un anno fa se ero disponibile a compilare un dizionario, un volume di raccolta dei dati e di tutti gli elementi conosciuti di questa terribile vicenda che passa sul corpo di tante donne africane e arabe. Così mi sono messa all’opera ed entro ottobre potrei già averla finita, ma poi ci saranno slittamenti ed allora ho pensato che la data giusta per diffonderla sarà il 10 dicembre, il primo anniversario dell’avvio della campagna contro le mutilazioni genitali femminili». 

È un’opera complessa - «in realtà un dizionario sulle parole sarebbe affascinante, ma allo stato è estremamente complicata come impresa», precisa Bessis - divisa in quattro parti fondamentali. Si apre con un’introduzione di carattere generale su 28 paesi (gli stessi che hanno partecipato alla 3 giorni del Cairo), più altri nei quali non c’è una grande presenza del fenomeno ed ancora quelli europei dove la fgm è stata più o meno diffusamente introdotta da comunità di emigranti arabi e africani.

La prima parte comprende anche un’ampia cartografia sulle aree del mondo interessate dal fenomeno delle mutilazioni genitali femminili. L’opera comprende una descrizione paese per paese con dati che riguardano la condizione della donna, le leggi che la proteggono, le organizzazioni che si occupano in ciascuno di essi del fenomeno e altri dati generali come il tasso di democraticità.

_______________________________________________________________

e

Bonino spiega le nuove iniziative da prendere 

dopo il convegno del Cairo sulle mutilazioni genitali  

1

Rolla Scolari

Una tradizione, una pratica che si perde nella notte dei tempi: la mutilazione genitale femminile, in uso in molti paesi africani, in alcune zone del mondo arabo, in parti dell’Asia e nei paesi occidentali in cui il fenomeno dell’immigrazione è sempre più vasto. Per molte comunità rurali, la mutilazione è garanzia della verginità della donna, della sua fedeltà, della sua fertilità. In realtà questa pratica, che consiste nell’asportazione dei genitali esterni, è una terribile violazione dei diritti delle donne. Nei villaggi, a eseguire queste operazioni, nelle più precarie condizioni igieniche, sono curatori tradizionali o barbieri. Le conseguenze delle mutilazioni su ragazzine dai cinque ai dodici anni sono spesso fatali: emorragie, infezioni, gravi problemi al momento del parto, che portano sovente alla morte del bambino o della madre. Per non parlare del danno psicologico creato alle donne, private di una normale ed equilibrata vita sessuale. Secondo le statistiche il problema riguarda 130 milioni di donne al mondo: due milioni di ragazze ogni anno subiscono mutilazioni genitali.

Combattere contro tradizioni e usi radicati da secoli nella società, contro una mentalità antica non è certo cosa facile: la sfida è stata lanciata al Cairo, dove dal 21 al 23 giugno esperti di 28 paesi, africani e arabi, hanno partecipato alla conferenza: “Strumenti legali per la prevenzione della mutilazione genitale femminile (Mgf)”. All’origine della conferenza anche gli sforzi dell’europarlamentare Emma Bonino, in prima linea nella battaglia per i diritti umani: “Ci serve una legge di proibizione nella battaglia contro le Mgf – spiega la Bonino – ma accanto a ciò i singoli governi devono assumersi la responsabilità di promuovere campagne di informazione per cambiare la mentalità della popolazione. Questo significa in molti casi anche più democrazia: le ong locali che operano sul terreno devono avere la libertà di agire, mentre in certi paesi queste associazioni sono ai margini della società”.
La legge da sola non basta. Prova ne è il fatto che in Egitto l’escissione è vietata ma la pratica è ancora in uso. Ciò che più importa è l’educazione della popolazione: sensibilizzare per cambiare le mentalità della gente.

Gran parte delle popolazioni rurali e dei gruppi tribali considerano le Mgf precetti religiosi, dell’Islam prima di tutto, ma anche del Cristianesimo. Le origini di queste pratiche sono ben più antiche e non hanno nulla a che vedere con Bibbia e Corano. “Lo Sheikh di Al-Azhar, Mohammed Sayed Tantaui, ha esplicitamente detto che il Corano non prevede questa pratica – continua la Bonino – il rappresentante della Chiesa copta ha chiarito che la Bibbia non la menziona neanche. La Chiesa copta condanna le Mgf come violazione dei diritti umani”.

_______________________________________

e


Molti ministri (arabe e africane) presenti

2


Protagoniste e promotrici dei lavori le donne, africane, arabe, attiviste, femministe, politiche, medici, avvocati, ex curatrici tradizionali. Insieme per discutere dell’importanza della legge e dell’educazione come strumenti contro le Mgf unite dalla volontà di combattere per i propri diritti. Tra loro alcune ministre africane, molte con un passato di attiviste:
Miriam Lamizana è ministro degli Affari sociali e della Solidarietà sociale del Burkina Faso, unico paese africano ad avere una legge contro le Mgf; Gifti Abassiya, ministro della Condizione delle donne in Etiopia; Suzanne Aho, ministro della Salute del Togo; Bassine Niang, ministro per i Diritti umani in Senegal, famosa per essere stata la prima donna avvocato del tribunale di Dakar. Per l’Egitto, la first lady Suzanne Mubarak, in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne in Egitto e Moushira Khattab, segretario generale del Consiglio nazionale per l’Infanzia e la Maternità, organo governativo creato nel 1988. 

L’Egitto ha conosciuto il femminismo presto: negli anni 20 Hoda Saadawi, sconvolse per prima la società tradizionalista rifiutando di indossare il velo. Oggi nel paese le donne non hanno smesso di combattere, anche se Nawal el-Saadawi, medico, scrittrice, attivista dei diritti delle donne si è trasferita negli Stati Uniti. Per le sue battaglie è stata imprigionata sotto Sadat. Nel 1982 ha fondato l’AWSA, organizzazione no profit per la liberazione delle donne arabe e per l’attiva partecipazione di queste alla vita politica, sociale ed economica. Non si tratta dell’unica associazione per i diritti delle donne esistente nei paesi arabi, né el-Saadawi è un caso a parte: dal Marocco dell’ormai famosa Fatima Mernissi, i cui libri sulla condizione delle donne sono letti anche qui da noi, allo Yemen di Amat Al-Aleem Ali Alsowa, prima donna a diventare ministro nel paese, molte sono le attiviste e le organizzazioni che si battono per la liberazione della donna. Anche la conferenza del Cairo va in questa direzione, ma cosa verrà dopo? “Adesso si tratta di andare avanti, siamo a un punto di svolta e di non ritorno – conclude la Bonino – l’impegno è quello di portare la Dichiarazione all’Onu, alla Lega Araba, all’Unione africana e a quella europea. Per la realizzazione di progetti ci vogliono soldi”.

_______________________________________________________________

e

Stop alle baby infibulate. L'appello ai Capi di Stato

di GIANFRANCO D'ALBA*

09/07/2003 | La Gazzetta del Mezzogiorno

Emma Bonino, con l'associazione «Non c'é Pace senza Giustizia» e con «Aidos» («Associazione italiana donne per lo sviluppo) è da tempo in prima fila nella lotta contro l'infibulazione ed è tra le promotrici dell'appello internazionale «Stop FGM» per l'eliminazione della pratica delle mutilazioni dei genitali femminili.
L'obiettivo è quello di conseguire risultati concreti per riuscire a eliminare la pratica ancestrale della mutilazione dei genitali femminili ancora praticata in almeno 28 Paesi africani e arabi e che ogni anno viene ancora inflitta ad oltre due milioni di bambine e ragazze e che ormai da qualche decennio, in seguito al fenomeno dell'immigrazione, interessa sempre di più anche l'Europa. È nata cosi la campagna «Stop Fgm», stop alle mutilazioni dei genitali femminili, di cui l'infibulazione, cioè il taglio del clitoride, delle piccole e grandi labbra e la cucitura della vulva riducendo in tal modo la dimensione dell'orifizio della vulva e lasciando solo un piccolo passaggio nell'estremità inferiore, per l'emissione del flusso mestruale e dell'urina, rappresenta la forma più grave.
La campagna «Stop Fgm» è stata lanciata nel dicembre 2002 nel corso di una conferenza organizzata al parlamento europeo di Bruxelles per la presentazione di un appello internazionale, già sottoscritto da centinaia di personalità di tutto il mondo, e di un portale web,
www. stopfgm.org, creato per offrire documentazione a chiunque ne voglia sapere di più sulle mgf, e come strumento per favorire lo scambio ed il confronto di esperienze tra coloro che, facenti parte di organismi governativi o di associazioni di volontariato, sono impegnati contro le mgf, e grazie al quale è anche possibile sottoscrivere on line l'Appello per l'eliminazione della pratica.
Nell'ambito della stessa campagna «Non c'é Pace senza Giustizia» e «Aidos», hanno organizzato al Cairo un Seminario di Esperti sugli strumenti legislativi per la prevenzione e l'eliminazione della pratica delle mgf. Al convegno del Cairo hanno partecipato i rappresentanti di tutti i ventotto paesi africani e arabi in cui le mgf vengono ancora praticate, e le cui protagoniste sono state soprattutto le donne, africane, arabe, attiviste, politiche, medici, avvocati, riunite per discutere dell'importanza della legge e dell'educazione come strumenti efficaci contro le Mgf e unite dalla volontà di combattere per i propri diritti. Al seminario di Esperti sono intervenuti anche la massima autorità religiosa musulmana in Egitto -
l'Imam Mohammed Sayed Tantawy, gran sceicco della moschea di Al-Azhar - e il rappresentante del Papa copto Shenouda III, patriarca di Alessandria, ed entrambi hanno affermato e sottolineato che la pratica delle mgf non è giustificata da alcun precetto religioso, né dell'islam né del cristianesimo.
Nel concludere l'evento, che ha ricevuto ampia attenzione dai media arabi e africani, i rappresentanti di tutti i ventotto paesi colpiti dalle MGF e delle organizzazioni internazionali e non governative,
hanno adottato la «Dichiarazione del Cairo per l'eliminazione delle magf» che rivolge un appello ai Capi di Stato, ai governi, ai parlamenti e alle autorità responsabili dei paesi interessati, come pure alle organizzazioni internazionali e non governative ad attuare, nelle loro legislazioni, nelle politiche sociali e sanitarie e nei programmi di aiuto, le raccomandazioni e le linee guida politiche elaborate nel corso dei lavori del Seminario e contenute nella Dichiarazione stessa.


*segretario generale «Non c'é Pace senza Giustizia»

_______________________________________________________________

La pagina è stata creata da Maria Antonietta Pappalardo e pubblicata nel 2003

 

 

 

L'Antro della Sibilla, Trav. Cuma I, 66  80070  Bacoli (Napoli)

ma.pappalardo@virgilio.it

© Copyright 2002 Tutti i diritti riservati