N E W S - CONTRIBUTI

Mappa News 

chi

cosa

servizi

culture comparate

ritratti di donne

corsi di formazione

collaborazioni

progetti

links

news

PROCREAZIONE ASSISTITA: Commenti, Interviste, Negli altri paesi, E ora?, Sondaggio, La legge 2003, Proposta Amato, Governo contro referendum, Referendum 2005Scheda sintetica

 

Scheda sintetica sull'iter legislativo della legge 1514 sulla fecondazione assistita

11 giugno 2002: La Camera approva l'articolo uno del disegno di legge sulla fecondazione assistita con 268 voti a favore, 157 contrari e 3 astenuti. L’articolo “assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. Questo è uno dei punti più dibattuti della legge, per la possibilità di sollevare gravi contraddizioni, da un punti di vista giuridico, con la legge 194/78 sull’aborto. È importante sottolineare che l’articolo uno non viene approvato nella sua versione originaria, che prevedeva il "diritto a nascere" del concepito.

18 giugno 2002: la Camera approva il provvedimento sulla procreazione assistita, dopo accese polemiche e scontri tra laici e cattolici, tra cui si distingue la lettera critica di Carlo Flamigni, presidente della Società italiana di fertilità e sterilità, al presidente della commissione Affari sociali della Camera, Giuseppe Palombo. In prima linea contro la legge, Alessandra Mussolini (An), Maura Cossutta (Pdci) e Laura Cima (Verdi). In particolare la Camera approva l’obiezione di coscienza per i medici, infermieri e paramedici, vieta la sperimentazione sugli embrioni e stabilisce delle sanzioni esclusivamente amministrative per il personale sanitario che pratica la fecondazione eterologa. Maggioranza e opposizione concordano sul no alla clonazione e alla fecondazione di un gamete umano con un gamete di specie diversa.

11 dicembre 2003: il Senato approva la legge sulla fecondazione assistita con 169 voti a favore, 92 contrari e 5 astenuti. La sinistra si spacca. Parte dei senatori della Margherita, tra cui si distingue Emanuela Baiadossi, vota infatti a favore del disegno di legge. Contro la legge si schierano invece Ds, Verdi, Comunisti italiani, Rifondazione, Socialisti italiani e alcuni parlamentari laici. La senatrice Cinzia Dato insieme al senatore Natale D’Amico mette a verbale il suo dissenso.
Dall’altra parte si diffonde presto la possibilità futura di indire un referendum. Il repubblicano Antonio Del Pennino, autore della relazione di minoranza della 12a Commissione Sanità e Giustizia, crede nell’utilità di un referendum per migliorare il testo del ddl. Mentre il presidente dei senatori diellini Willer Bordon, che non partecipa al voto finale in senato, è a favore di un ddl correttivo. Perplessa circa il referendum Livia Turco dei Ds.

10 febbraio 2004: dopo cinque ore di dibattito, anche la Camera approva il progetto di legge, esprimendosi con 277 sì, 222 no e tre astenuti, una maggioranza trasversale agli schieramenti politici. Ne seguono polemiche e spaccature tanto nel centrosinistra quanto nel centrodestra.

10 marzo 2004: la legge entra ufficialmente in vigore.


Fecondazione assistita - Referendum (abrogativo) è meglio

12 gennaio 2005

L’autodeterminazione delle donne, la laicità dello Stato, l’esigibilità universalistica dei diritti, il rispetto per gli spazi della deontologia medica e per l’autonomia della ricerca sono stati messi in forse in Italia dalla approvazione della legge 40, la legge sulla fecondazione assistita ormai tristemente nota sia per essere un concentrato di barbarie giuridica, di sadismo misogino, di ipocrisia e di integralismo, ma anche fonte immediata di ansia, di sofferenza, di ingiustizia e di discriminazione sociale, di esclusione e rifiuto per migliaia di cittadine e cittadini che desiderano figli e che hanno la necessità di ricorrere a queste tecniche biomediche.
Infatti, da una indagine eseguita dal Forum delle Associazioni di genetica e riproduzione a Milano, Bologna e Roma, risulta che il 25% delle donne che si rivolgono ai centri italiani, venute a conoscenza delle restrizioni imposte dalla legge 40, si rivolge a centri esteri, dove intanto i costi sono lievitati del 30%.
La maggioranza parlamentare, ben più ampia dell’attuale centrodestra, che ha votato questa legge, ha inferto una grave ferita alla democrazia italiana e alla qualità della convivenza civile. Da un lato ha perpetuato la subalternità storica delle classi dirigenti italiane agli indirizzi della politica vaticana, dall’altro si è ricollocata nella cultura politica della globalizzazione, che garantisce l’ordine mondiale con la guerra preventiva e di fatto opprime e discrimina il soggetto che quotidianamente porta l’umanissimo “disordine” della difesa della vita reale, della assunzione di responsabilità, della parola ultima sulla procreazione, cioè la donna.
Contro questa legge grande è stata la critica, l’indignazione, lo scalpore. Un vasto e composito movimento fatto di associazioni e gruppi di donne, di associazioni di coppie, di gay e lesbiche, di ricercatori/trici, giuriste/i, sindacati e partiti, ha immediatamente colto la assoluta inemendabilità di quel testo legislativo e ha individuato l’obiettivo della sua integrale cancellazione. A partire da questo assunto, in una trama di faticose ma feconde relazioni politiche e sociali, è stato pensato e agito lo strumento referendario. L’idea della cancellazione totale ha alimentato un crescente coinvolgimento di soggettività, ha tenuto insieme come elemento sovraordinatore i quesiti parziali.
La raccolta di firme contro la legge 40 è stato l’evento straordinario che ha segnato la stagione politica da giugno a settembre 2004, non solo per la quantità di firme raccolte, che per molti è stata una inaspettata sorpresa (3 milioni e mezzo, con assoluta prevalenza per quello di cancellazione totale), ma per la qualità e la modalità della mobilitazione referendaria, che ha avuto la caratteristica di dare la parola, di allargare la partecipazione, di attivare soggettività, di far affrontare nelle piazze, in un dibattito appassionato, temi complessi, immediatamente recepiti nel loro spessore e nella loro centralità (che i temi suscitassero passione civile e coinvolgimento diretto lo abbiamo capito quando, dopo una trasmissione televisiva che ruppe il silenzio della stampa sui referendum, ai banchetti ci furono file uomini e di donne desiderosi di firmare contro la legge 40).
Ora viviamo un passaggio cruciale: aspettiamo i giudizi di ammissibilità della Corte Costituzionale e contestualmente assistiamo ai tentativi di evitare i referendum riavviando il dibattito in Parlamento, attraverso la presentazione di vari testi di legge sulla fecondazione assistita. Sappiamo bene che il Parlamento gode della facoltà di intervenire in ogni momento dell’iter referendario con una legge che renda inutile il voto popolare; però ci pare che il Parlamento abbia inutilmente lavorato su questa materia per anni, dimostrando di trovarsi in un insanabile conflitto.
Ciò succede anche perché la materia è del tutto nuova e non esiste su di essa una opinione diffusa e un’etica condivisa, e forse non è possibile che vi sia; alcune di noi pensano che in una materia così delicata ed intima, legata alla coscienza personale, non si debba avere una legge (nemmeno migliorata), ma il compito dello Stato sia solo quello di vietare pratiche pericolose per la salute, speculazioni economiche e informazioni non corrette: non si tratta dunque di migliorare una legge, ma di favorire il formarsi di opinioni forse inevitabilmente differenti e la possibilità di un permanente dibattito. Per queste due ragioni il ricorso al referendum abrogativo è una necessità politica. Invitiamo perciò le e i parlamentari, che con noi hanno finora condiviso la proposta di referendum, a continuare questa lotta e ad allargare il consenso intorno a questo percorso.
Pensiamo che i milioni di firme raccolte e la loro valenza politica dicano in modo inequivocabile che o la legge 40 viene totalmente cancellata e si inaugura una modalità diversa di legiferare su questi argomenti, allargando il dibattito democratico e l’interrogazione critica, o la parola definitiva sulla fecondazione assistita deve essere rimessa nelle mani della sovranità popolare diretta,cioè del referendum.

Prime firmatarie:
Cristina Alessi, Ritanna Armeni, Patrizia Arnaboldi, Angela Azzaro, Laura Balbo, Marzia Barbera, Adele Cambria, Maria Grazia Campari, Rossana Campo, Giovanna Capelli, Laura Curcio, Maria Rosa Cutrufelli; Elettra Deiana, Elena Del Grosso, Titti De Simone, Erminia Emprin, Maria Paola Fiorensoli, Nora Frontali, Maddalena Gasparini, Rina Gagliardi, Margherita Hack, Bianca La Monica, Lea Melandri, Lidia Menapace, Marina Pivetta, Anna Pizzo, Bianca Pomeranzi, Franca Rame, Lidia Ravera, Anna Rollier, Gabriella Stramaccioni, Lietta Tornabuoni, Valeria Viganò, Adriana Zarri, Flavia Zucco.

Aderiscono:
Laila Abi, Luisa Acerbi, Angelo Gabriele Aiello, Andrea Amadei, Fabrizio Amato, Umberta Angelotti, Noemi Baldo, Silvia Banfi, Imma Barbarossa, Alberto Barbera, Giuliana Barbieri, Silvana Barbieri, Noella Barison, Maria Carla Baroni, Fabio Barovero, Patrizia Battistini, Giuliana Beltrame, Katia Bellillo, Monica Bellucci, Maria Teresa Bellucci, Nerina Benuzzi, Fausto Bertinotti, Nicoletta Bertorelli, Margherita Biagini, Maria Luisa Boccia, Anna Bonaiuto, Gabriella Brascaglia, Francesca Brezzi, Annamaria Brusaferri, Gloria Buffo, Silvia Buzzelli, Luis Cabasés, Milly Caffaratti, Antonio Calabria, Antonella Cammardella, Donata Canta, Maria Rosaria Canzano, Paola Capozzi, Marisa Caputi, Maria Teresa Carone, Maria Carrozzo, Max Casacci, Nadia Cervoni, Giuliana Chiaretti, Alba Chiavassa, Luciana Cicini, Lidia Cirillo, Achille Cofano, Alessandra Comazzi, Patrizia Consolmagno, Rita Corneli, Maura Cossutta, Caterina Costa, Romano Costa, Marilisa D’Amico, Ada Lucia De Cesaris, Alisa Del Re, Nadia De Luzio, Gisella De Simone, Eugenia Del Balzo, Teresa De Sio, Marcella Di Folco, Giulia Di Martino, Irma Dioli, Daniela Dioguardi, Monica Donini, Elisabetta Donini, Valentina Donvito, Roberta Fantozzi, Gianni Ferrara, Davide Ferrario, Valentina Ferroni, Donatella Finocchiaro, Ida Finzi, Dario Fo, Ombretta Fortunati, Loredana Fraleone, Grazia Francescatti, Mercedes Lourdes Frias, Cristina Fuga, Teresa Fulco, Stefania Fuso Nerini, Sancia Gaetani, Filomena Gallo, Marilena Galvani, Nicoletta Gandus, Teresa Ganzerla, Stefania Orsola Garello, Nera Gavina, Claudia Gerini, Elvira Gerosa, Giuliana Gianotti, Federica Giardini, Nella Ginatempo, Valentina Giulietti, Simona Goffredo, Enrico Gribaudi, Antonello Grimaldi, Nene Grignaffini, Alessandro Haber, Francesca Inaudi, Pietro Ingrao, Maria Inversi, Valerio Jalongo, Anna La Cognata, Silvana Leone, Jociara Lima de Oliveira, Francesca Limena, Donatella Linguiti, Floriana Lipparini, Luciana Littizzetto, Rita Lodi, Riccardo Lorenzi, Vanna Lorenzoni, Rosamaria Maggio, Francesca Malzani, Lucilla Mancini, Giuseppina Manin, Paola Manduca, Alidina Marchettini, Neri Marcorè, Graziella Marcotti, Pasquale Marino, Antonella Mariotti, Laura Martin, Milli Martinelli, Paola Masi, Graziella Mascia, Valerio Mastandrea, Lena Mazzi, Annamaria Medri, Patrizia Menapace, Elisabetta Mesturino, Anna Miculan, Marinella Migliorini, Marzia Milanesi, Maria Luisa Mion, Lina Mirasoli, Bruno Morandi, Loredana Morandi, Luisa Morgantini, Lucia Morini, Milena Mottalini, Rosangela Mura, Barbara Musi, Maria Grazia Negrini, Nadia Nesta, Marisa Nicchi, Anna Nocentini, Letizia Pacifico, Marco Paolini, Giorgio Pasotti, Livio Pepino, Isabella Peretti, Simona Perilli, Cosimo Perrotta, Maria Cristina Perugia, Silvano Piccardi, Antonella Picchio, Anna Piccolini, Giovanna Pons, Maurizio Porro, Patrizia Poselli, Anna Pramstrahler, Marina Praturlon, Marilde Provera, Carla Quaglino, Simona Ricciarelli, Rosa Rinaldi, Susana Lilian Real, Giulia Rodano, Erica Rodari, Carlo Rodini, Silvia Rossi, Guillermo Daniel Ruggieri, Mara Constanza Ruggieri, Maria Laura Ruggieri, Antonia Sani, Laura Santagostino, Linda Santilli, Mirella Sartori, Rosetta Scarparo, Eva Schwarzwald, Patrizia Sentinelli, Paola Serasini, Monica Sgherri, Anita Sonego, Marco Spagnoli, Adriana Spera, Sara Strippoli, Chiara Tamburini, Rosa Tavella, Lidia Testoni, Bruna Maria Tomasello, Aldo Tortorella, Maria Gigliola Toniollo, Patrizia Turchi, Gabriele Vacis, Ines Valanzuolo, Barbara Valmorin, Tiziana Valpiana, Silvia Vegetti Finzi, Laura Veronesi, Daniele Vicari, Pier Luigi Zanchetta, Luisa Zanotelli, Grazia Zuffa, Emma Zuffellato

Ulteriori adesioni via e-mail possono essere trasmesse all’indirizzo:referendumemeglio@katamail.com

red 


Il governo ricorre contro il referendum

 Rina Gagliardi


     Un Governo che si "costituisce in giudizio" contro un referendum, chiesto e sottoscritto da milioni di persone, per condizionare pesantemente la decisione della Corte Costituzionale? A nostra memoria, un comportamento così aggressivo (e così intimamente intriso di intolleranza e paura) non c'è quasi mai stato, nella lunga storia della Repubblica. Non si comportarono così i democristiani, che pure l'Italia per qualche anno la governarono, trovandosi di fronte a quesiti referendari di tutti i tipi. E forse non si comportò così nemmeno il Caf, protagonista governativo di un'era alla quale pensiamo senza nostalgia e senza rimpianti. Invece il governo Berlusconi lo ha fatto: ha dichiarato che la legge 40, quella contro la fecondazione assistita e la libertà delle donne, quella che ha fatto inorridire tutti i laici del centrodestra, è intoccabile. Inemendabile e indiscutibile. E che dunque questo referendum non s'ha da tenere, né domani né mai: ecco il messaggio fatto pervenire ieri alla Consulta. Quando essa, a breve termine, dovrà decidere sulla validità della consultazione referendaria, si troverà coinvolta in uno scontro politico, se non indebito, molto poco "naturale": pro o contro il governo in carica, che ha investito sulla decisione formale di un altro potere tutto il suo peso e, diciamola così, tutta la sua capacità di ricatto. Alla fine, la Corte dovrà scegliere, in realtà, pro o contro la propria autonomia, pro o contro la salvaguardia "assoluta" del proprio ruolo istituzionale. Non c'è male, per uno schieramento, come la Cdl, che denuncia ad ogni piè sospinto la "politicizzazione" della magistratura e delle istituzioni dello Stato. Allora perché lo hanno fatto? 

Forse, lo hanno fatto per una ragione semplicissima: perché hanno paura di perderlo, questo referendum. Perché temono, come ha detto un esponente del centrodestra, che l'apertura di quel confronto di massa che solo la consultazione referendaria può garantire, finisca con il "disorientare" le larghe masse sui grandi temi che la legge 40 implica: l'autonomia delle donne, il pur complesso loro rapporto con la modernità e il progresso scientifico, la laicità dello Stato e delle sue leggi nella società del XXI secolo. Perché sanno di aver approvato una normativa così "illiberale" e oscurantista che ripugna alla coscienza dei più. Perché, in ultima analisi, hanno delle persone - dei cittadini - una concezione pre-moderna: li pensano come sudditi da tutelare, loro malgrado, dai pericoli del libero esercizio del pensiero, non come soggetti capaci di scegliere con la propria testa se e come andare a votare ad un referendum. Da questo punto di vista, il referendum si conferma, appunto, come una felice ispirazione: è stato sacrosanto promuoverlo, vincendo i molti dubbi diffusi anche a sinistra e le troppe tentazioni "mediatorie", magari motivate dall'antico terrore degli scontri ideologici. Appunto, il conflitto si dimostra tutto politico, nel senso profondo del termine: non divide i laici dai credenti, gli anticlericali dai cristiani, le donne dagli uomini, ma rinvia a un'idea generale, forse perfino fondativa, della democrazia e della civiltà. Non è un caso che la destra mostra proprio su questo terreno la sua natura in senso stretto reazionaria: che "reagisce" alla crisi evidente della democrazia rappresentativa andando tutta all' indietro, quando l'alleanza più cupa tra trono ed altare era la norma e il suffragio universale una rivendicazione eversiva. Quando le donne erano gli "angeli del focolare", e la coscienza, la conoscenza, la libertà non era una loro prerogativa naturale. Da ieri, la battaglia che ha impegnato anche Rifondazione comunista fin dall'estate del 2004, (grazie soprattutto all'iniziativa del Forum delle donne), conosce nuove ragioni e nuovo impulso. Come l'appello ("Il referendum è meglio") che ha già cominciato a circolare e a crescere.

Liberazione, 6 gennaio 2005


Una legge e cinque quesiti


Referendum, dall'abrogazione in toto dei radicali a quella morbida e trasversale 

presentata dai Diesse
Tre milioni di firme da raggiungere entro il 20 settembre. Una raccolta differenziata contro la legge sulla procreazione assistita (23 luglio 2004)


Rispetto alla rivoluzionaria decisione dell'Authority inglese, l'Italia legale arranca. Ma quella reale non demorde. E si organizza con cinque quesiti referendari per contrastare la legge 40 sulla procreazione assistita. Una legge - quella approvata da una maggioranza blindata il 10 febbraio scorso - che riconosce lo statuto giuridico dell'embrione, vieta l'inseminazione eterologa, nega l'accesso alle tecniche di riproduzione alle coppie non sposate di cui non sia stata accertata la «stabile» routine nonché ai single e agli omosessuali, impedisce il congelamento degli embrioni e ne limita a tre il numero massimo da impiantare.

S'indigna e si compatta, l'Italia reale, e consegna alla Cassazione - il 4 luglio scorso - cinque quesiti referendari. Il primo - quello totalmente abrogativo - è proposto dai radicali, appoggiato da Rifondazione comunista e sottoscritto da almeno 48 premi Nobel e da circa 2400 tra scienziati e ricercatori. La legge - per i radicali - va abrogata. Senza se e senza ma.
Altri tre quesiti - parzialmente abrogativi - vengono accorpati nella cosiddetta «opzione Pollastrini», la deputata diessina che si è spesa - ma solo a legge approvata - a riparare i danni prodotti dall'approvazione della legge. I quesiti depositati dalle diessine chiedono di abrogare le parti della legge riguardanti la salute della donna, la libertà di ricerca e la possibilità - in determinate condizioni - di ricorrere all'uso della fecondazione eterologa. Piccoli accorgimenti, forse insufficienti a cambiare l'impianto oscurantista di una legge che discrimina le donne single, vieta la maternità surrogata e non si sottrae all'ottica di terapia della sterilità di coppia.

Buon ultimo - ma primo in ordine di importanza - segue il quesito che chiede di abrogare il primo articolo della legge 40, quello che riconosce la personalità giuridica dell'embrione. Di matrice, insieme, radicale, diessina e cgielle. L'obiettivo è quello di raggiungere tre milioni di firme (seicentomila a quesito). E la data non concede sconti: il 20 settembre le firme dovranno essere vagliate dalla Cassazione e quindi sottoposte al giudizio di ammissibilità della Corte costituzionale in vista di una possibile votazione entro il 2005. L'alternativa è una votazione nel 2007 poiché nel 2006 - a causa della fine della legislatura - nessuna votazione referendaria è concessa.

Alla realizzazione dei referendum abrogativi hanno sinora lavorato - insieme ad altre forse dell'opposizione - radicali, repubblicani, socialisti dello Sdi e del Nuovo Psi, «L'Italia dei valori» di Di Pietro e il Tribunale dei diritti del malato. Quanti ai banchetti: procedono ancora, per il momento, separati. Ma si spera - che da qui a qualche giorno - la raccolta delle firme si farà unitaria. Imbarazzante sarebbe andare di fronte alla Consulta - nonostante l'apparente comunione d'intenti - con richieste differenziate.
Le firme, comunque, sono ancora attese: nei tavoli sparsi per strada e nei comuni. Anche per contrastare quel luogo comune che continua a ripetere: «meglio una cattiva legge che nessuna legge». Macché. Mai come ora imperversa il «far west» procreativo.

IAIA VANTAGGIATO, Il Manifesto, 23 luglio 2004


 

I  C O M M E N T I   A L L A  L E G G E  1514/03  

P R I M A   D E L L ' A P P R O V A Z I O N E 

 

Il buio sulla provetta

A «Domenica in» si parla della legge sulla procreazione assistita in discussione al senato. La destra insorge e chiede ai vertici Rai una trasmissione riparatrice. Oggi a palazzo Madama riprende l'esame del testo. Lo scontro riparte dall'articolo 4: il no alla fecondazione eterologa

Micaela Bongi


     Ne ha combinata un'altra, Paolo Bonolis. Ha trasformato il suo «Basta» in una «finestra sul dissenso» ed è comunque riuscito a scatenare le ire della Casa berlusconiana. Nei giorni scorsi, nel forum aperto sul sito di Domenica in si potevano leggere messaggi come «Basta insultare le donne con la nuova legge sulla procreazione medicalmente assistita»; «Siete peggio dei talebani» (Stellarrabbiata); oltre che seguire la gravidanza in diretta, «mi piacerebbe che si parlasse anche della procreazione assistita con esperienze di gente comune» (Fedegranata)... E l'ex forzista forse pentito chissà, il superconduttore che ha stracciato Striscia con le sue scatole di cartone, ha invitato tre donne a raccontare la loro esperienza, e due medici. La legge mostro attualmente in discussione al senato ne è uscita a pezzi. La destra è insorta. Domenica è sceso in pista il coordinatore forzista Sandro Bondi: fulmini e saette contro le «informazioni unilaterali e false». Ieri a scatenarsi sono stati soprattutto gli esponenti di An. Illuminante la posizione di Riccardo Pedrizzi, nume tutelare del sacro vincolo matrimoniale e dell'embrione: «Bonolis torni alla tv delle tette e dei culi che fa meno male». Sicuramente è più rassicurante per molti dei crociati che in queste ore stanno approvando, con il sostegno di una parte della Margherita, il testo sulla procreazione. L'ultima puntata di Domenica in ha infatti provocato una reazione isterica. Non solo i deliri di Pedrizzi, deluso perché non è stata data voce al concepito, che «non guarda la tv e non è preso in considerazione dall'auditel». 

     Un altro esponente di An, Gustavo Selva, accusa Bonolis di andare contro la volontà popolare (e come la mettiamo con i parlamentari che rivendicano di rispondere solo alla propria coscienza?). E ancora, dalle file di An si scatena Michele Bonatesta: «Una vera e propria imboscata», tuona. E chiede che la commissione di vigilanza convochi Bonolis, gli autori del programma e il direttore di Raiuno Del Noce. Poi Maurizio Ronconi, senatore Udc, chiede al cda di viale Mazzini e al direttore generale Cattaneo di far sapere al più presto «come intendano riparare», e si appella anche al presidente del senato Pera perché si faccia sentire con i vertici Rai. Chissà, ci potrebbe pensare Vespa a mettere in piedi un altro bel Porta a porta come quello che ha già dedicato all'argomento. La riparazione, comunque, per la Cdl va sempre intesa a senso unico, visti gli svariati monologhi dei ministri e esponenti della maggioranza nei contenitori Rai (più di 20). Il forzista Giro invita a non drammatizzare, ma bacchetta Bonolis: «Gli piace il ruolo del predicatore, ma combina pasticci». I ds Giulietti e Falomi protestano per il nuovo caso di intolleranza e la smania censoria; Marco Pannella tuona contro «l'autoritarismo clerico-fascista». Dalla Margherita, il vicepresidente dei senatori Natale D'Amico si aspetta che Francesco Rutelli si dichiari contrario alla legge in discussione, anche se poi sostiene che «in queste situazioni sia giusto riconoscere la libertà di coscienza dei parlamentari». Posizione molto comoda per i promotori della lista unitaria.

     Oggi, dunque, con il
cardinal Giordano che, durante l'omelia per l'immacolata concezione, incoraggia i deputati cattolici a andare avanti «senza complessi» nella difesa dell'embrione, si ricomincia a palazzo Madama con gli emendamenti all'articolo 4 del provvedimento, quello che vieta la fecondazione eterologa. Difficile che il voto finale arrivi prima di domani. Il senato, come già la camera, ha già negato alle coppie che rischiano di trasmettere al figlio una malattia genetica il ricorso alla fecondazione assistita, che è stata esclusa dalle prestazioni del servizio sanitario nazionale. Si procede con il no all'eterologa, l'esclusione di gay e single, l'obbligo di produrre non più di tre embrioni alla volta per un «unico e contemporaneo impianto», il divieto di sperimentazione sugli embrioni, che potranno essere adottati.  


L'APPELLO
Intellettuali contro la legge
"E' inaccettabile e immorale"

Pubblichiamo l'appello rivolto da una serie di personalità della scienza e della cultura, contrarie alla nuova legge in materia di procreazione assistita.


"Riteniamo doveroso affermare che la normativa in discussione al Senato sulla procreazione medicalmente assistita è inaccettabile e immorale: se approvata, violerebbe il diritto delle cittadine e dei cittadini di formare una famiglia secondo i loro valori e le loro più profonde convinzioni, nonché il diritto di essere liberi di scegliere se avere o non avere figli, quanti averne, quando averli e come averli, anche ricorrendo all'assistenza medica.

La libertà riproduttiva è un valore definitivamente consolidato dalla crescita civile di un'Italia che, anche grazie ai referendum sul divorzio e sull'aborto, ha raggiunto nuova maturità.

Siamo a dir poco stupefatti nel constatare che il progetto di legge in discussione al Senato costituisce un radicale attacco alla crescita civile del nostro paese: anziché affidare le scelte sulla prole alla responsabilità delle persone, impone divieti e forti limitazioni prevedendo sanzioni ispirate spesso a una concezione inutilmente crudele della pena.

Alcuni di questi divieti (come quello di diagnosi pre-impianto con l'obbligo di reinserimento in utero di tutti gli embrioni formati), stupefacenti dal punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale, verrebbero ad incidere sulla salute e sul benessere dei bambini che nasceranno per mezzo della fecondazione assistita. Alcune delle restrizioni poste renderebbero di fatto le donne fruitrici della cura della sterilità cittadine di secondo ordine.

L'approvazione del progetto di legge costituirebbe una sconfitta per tutti: per i cattolici che, richiedendo e approvando una legge che ammette la fecondazione artificiale, ne riconoscerebbero implicitamente la legittimità tradendo il principio d'inscindibilità tra vita sessuale e vita riproduttiva; per i laici, che vedrebbero fortemente limitata la libertà personale dalla volontà di una maggioranza parlamentare; per lo Stato che verrebbe ferito nel principio fondante della laicità e che, approvando la legge cattolica auspicata dallo stesso Pontefice, ricostruirebbe antichi steccati alimentando vecchie e nuove tensioni.

Auspichiamo che - dopo matura e libera riflessione - anche i senatori giungano a queste stesse conclusioni: noi rispettiamo la loro libertà di coscienza, ma chiediamo loro di non usarla per coartare quella di milioni di italiani approvando una legge che, invece di garantire pace e convivenza fra le diverse componenti della nostra società, verrebbe ad espropriare le cittadine e i cittadini della libertà di procreare, mutilandone i progetti di vita".

Firmatari: Gilda Ferrando, Carlo Flamigni (membro del Comitato nazionale di bioetica), Antonino Forabosco, Eugenio Lecaldano, Rita Levi Montalcini (membro Cnb), Maurizio Mori, Piero Musiani, Demetrio Neri (membro Cnb), Alberto Piazza (membro Cnb), Valerio Pocar (presidente della Consulta di bioetica), Annalisa Silvestro (membro Cnb), Tullia Zevi (membro Cnb). 

(La Repubblica, 9 dic 2003)


APPELLO

Un appello trasversale firmato da quindici senatrici di tutti i gruppi perché la proposta di legge venga modificata finora non ha raggiunto l'obiettivo. Se il testo passerà così com'è, i Radicali e l'associazione Luca Coscioni promuoveranno un referendum. Un documento firmato da medici, ginecologi, ricercatori ha comunque segnalato l'incostituzionalità del provvedimento. Per la Società italiana di ginecologia il testo in discussione, se passasse senza modifiche, «imporrebbe al medico di utilizzare una metodologia non solo non ottimale, ma addirittura contraria alla deontologia e all'etica medica». Obiettivo della maggioranza è invece approvare al senato il testo entro Natale per poi rinviarlo alla camere per modifiche tecniche.  


 E  PENSARE CHE SOLO A SETTEMBRE DI QUEST'ANNO......

 

Le manifestanti bipartisan, guidate da Alessandra Mussolini
fanno sospendere la seduta. "Giù le mani dal nostro corpo"


Provetta, blitz del partito delle donne

Giovanna Casadio

ROMA, 23 settembre 2003 - Un anno dopo l'approvazione alla Camera. A ventidue anni di distanza dalle prime proposte parlamentari contro il far west della provetta. La legge sulla procreazione assistita ricompare in aula, questa volta al Senato, e scoppia la bagarre.

A creare il "caso" è l'inatteso blitz di un gruppo di venti deputate. In prima fila Alessandra Mussolini (An), Maura Cossutta (Pdci) Roberta Pinotti (Ds), Chiara Moroni (Nuovo Psi), Luana Zanella (Verdi), Elettra Deiana (Rifondazione). È un drappello bipartisan. Si presentano in Senato e si fanno accompagnare in tribuna, ma poi là, dal loggione, si sporgono mostrando una maglietta bianca dove è scritto a caratteri cubitali: "Nessuna legge contro il corpo delle donne". Mostrano cartelli: "Non su di noi". Sulle teste dei senatori piovono volantini ciclostilati in proprio. "Vergogna, vergognatevi, non potete legiferare".

Una contestazione dura, a cui dai banchi di Forza Italia e di An i colleghi rispondono con insulti pesanti, come "voi siete contrarie alle legge perché volete continuare a essere scopate". Lamberto Dini sospende la seduta e ordina ai commessi di far sgombrare le tribune. Le deputate non arretrano e gridano la loro protesta: "È una legge oscurantista"; "è pericolosa per la salute delle donne"; passa nel silenzio politico totale blindata dalla Casa delle libertà". Dall'emiciclo salgono le offese e alla contestazione della legge si somma la denuncia per gli insulti "da caserma, da trivio".

Replay nell'aula della Camera, dove le contestatrici tornano esibendo sempre le t-shirt e provocando la reazione del presidente di turno, Fabio Mussi, il quale a sua volta sospende la seduta. È ricominciato ieri il braccio di ferro su una legge attesa da milioni di coppie e naufragata nella passata legislatura sotto il fuoco di sbarramento contrapposto di cattolici e laici. L'ultimo testo - quello a cui la Camera il 18 giugno del 2002 ha dato l'ok - prevede le norme più rigide d'Europa: no alla fecondazione eterologa, cioè con seme di persona estranea alla coppia; adottabilità degli embrioni; non sarà possibile produrre più di tre embrioni per volta; sì alle coppie di fatto ma solo eterosessuali; obiezione di coscienza per i medici; l'embrione va comunque impiantato nell'utero della donna anche se malformato (tranne poi prevedere il diritto all'aborto). "Questa è Auschwitz", accusa Maria Grazia Pagano (Ds). "Prima di tutto viene la salute delle donne", spezza una lancia Cinzia Dato (Margherita).

Ma il partito delle donne appena ricomparso, subito si divide. Prevalgono le ragioni di parte e la fedeltà al Vaticano che i cattolici del centrodestra esibiscono. La vice capogruppo di Forza Italia, Elisabetta Casellati stigmatizza in Senato "la spettacolarizzazione di argomenti delicati" e assicura che "la quasi totalità del suo gruppo voterà a favore". Blindatura insomma, e infatti vengono respinte le pregiudiziali di incostituzionalità (presentate dai Ds) e la richiesta di sospensiva (promossa da Antonio Del Pennino, laico di Fi e da Luigi Malabarba del Prc).

Alla Camera il presidente Casini bacchetta le pasionarie per il mancato rispetto delle regole ma dice anche di avere "piena fiducia" nella presidenza del Senato che saprà prendere eventuali provvedimenti contro frasi o comportamenti irrispettosi. La Mussolini chiede di mandare in onda il filmato della bagarre: "È vero che i senatori che ci hanno insultate erano nei banchi del centrodestra ma gli altri ridevano".

Solidarizzano le colleghe parlamentari? "Giusta protesta, scorretti i senatori", afferma Erminia Mazoni (Udc), ma nella Cdl molte dissentono. Carolina Lussana (Lega) difende la legge.



 

I   C O M M E N T I    A L L A   L E G G E   D O P O    L ' A P P R O V A Z I O N E 

 

Il senato spegne la luce


Via libera alla legge sulla procreazione assistita. Il voto si abbatte sull'Ulivo
In piazza Le donne dei Ds, Verdi, Pdci e Prc promuovono una manifestazione nazionale. Si preparano i comitati referendari. Lo scontro tra Ds e Margherita e quello nel partito di Rutelli minano la lista unitaria


Micaela Bongi

     Il fronte integralista che esulta, l'Ulivo che raccoglie i cocci, la Margherita in subbuglio, i comitati referendari già in allestimento. E le parlamentari dei Ds, Verdi, Pdci e Rifondazione che lanciano una manifestazione nazionale, che probabilmente si terrà il 24 gennaio. Il senato dà il via libera alla legge sulla - anzi - contro la fecondazione assistita con 169 sì, 92 contrari e 5 astenuti (tutti della maggioranza, anche un Udc). Nel Transalantico di palazzo Madama arrivano i socialisti Bobo Craxi e Margherita Boniver per sostenere il fronte laico, il leader del movimento per la vita Carlo Casini per cantare vittoria, ma anche deputati della Margherita come Franca Bimbi, Enzo Bianco, Antonio Maccanico. Sono arrivati, loro, per dar man forte ai dissidenti diellini (anche cattolici) che, al termine della votazione, con disappunto dell'ex presidente del senato Nicola Mancino, si riuniscono in sala stampa per spiegare il loro no alla legge e criticare, carta costitutiva del partito alla mano, la presa di posizione del gruppo del senato e quella di Francesco Rutelli: sì alla legge comunque. Anche se impresentabile e inapplicabile. 

     Eppure il capogruppo Willer Bordon, bersagliato anche dalle critiche diessine per la conta dei senatori margheritati che l'altro giorno lo aveva portato a pronunciare, appunto, il sì del gruppo alla legge, alla fine lascia il compito di fare la dichiarazione di voto a Emanuela Baio Dossi e decide di chiamarsi fuori. Singolarmente, non partecipa all'approvazione del testo. Al di là dello slalom di Bordon, per capire che il clima nella Margherita è tesisssimo basta sentire gli interventi in aula. La senatrice Cinzia Dato chiede di interventire in dissenso dal gruppo e attacca Baio Dossi che aveva parlato di un testo che avrebbe potuto essere migliore, ma tant'è: «Non si deve mentire - tuona Dato - non esiste dichiarazione più falsa di quelle di coloro che affermano di essere sensibili a migliorare il provvedimento ma non sono stati disposti a votare un solo emendamento».

     Nelle dichiarazioni di voto più d'uno, dalla dissidente leghista
Rossana Boldi al capogruppo di Rifondazione Malabarba, segnala dove rischia di portare il testo sfornato per la gioia dei vescovi: dritto all'abolizione della 194. L'«antimoderno» Giulio Andreotti, come si definisce lui stesso trasecolando di fronte al riconoscimento delle coppie omosessuali in Uk profilato nel discorso della corona, vuole invece ricordare il giorno più brutto della sua vita: quello in cui, da presidente del consiglio, dovette controfirmare la legge sull'aborto. E offre una sponda a chi, nella destra (l'Udc Ronconi, il nazional-alleato Bocchino), ha già in canna il prossimo colpo: «Vedo una disarmonia tra la tutela e il riconoscimento degli embrioni e il fatto che fino a quattro mesi il concepito possa essere mandato al creatore a norma di legge». Meglio non esagerare subito, però. Per il capogruppo forzista Renato Schifani sono solo «allarmismi».

     Per ora la Casa berlusconiana, i clerico-miscredenti, come li chiama Maccanico, consegna Oltretevere la legge oscurantista (che ha però bisogno di ritocchi alla camera sulla copertura finanziaria) e si gusta la spaccatura dell'Ulivo. Ma anche nelle file della maggioranza parecchi sono pronti al referendum abrogativo: il senatore
Del Pennino o i deputati socialisti Chiara Moroni e Bobo Craxi (che prevede un prezzo salato per Forza Italia), si preparano alla raccolta di firme. La ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo, fuori tempo massimo, propone invece un fronte trasversale per un nuovo testo che modifichi quello appena approvato.

     La diessina
Livia Turco, con tutta la diffidenza del caso, preferisce raccogliere questa palla che puntare sul referendum. Un referendum che rischia di tornare a dividere il centrosinistra e i futuri soci della lista unitaria. Invocata dai Verdi, dal Pdci, dalla sinistra dei Ds ma anche dallo Sdi (e si dicono pronti anche alcuni dissidenti della Margherita), l'eventualità di una consultazione referendaria lascia fredda la maggioranza della Quercia, impegnata a costruire una lista unitaria sempre più in affanno (proprio ieri si sono incontrati Rutelli, Fassino, D'Alema e Boselli). Il diessino Giuseppe Caldarola descrive un Ulivo ferito e lancia strali contro Rutelli che «è disposto a tutto pur di ritagliarsi un ruolo di leader» e che «cerca di connotarsi come interlocutore del centrosinistra dall'altra sponda del Tevere». E il capogruppo alla camera Luciano Violante invoca, per il futuro, «una linea da seguire che rispetti la cultura prevalente».

     Ma la procreazione assistita, oltre che sui rapporti tra Ds e Margherita, si abbatte sullo stesso partito dell'ex sindaco capitolino, spaccato in aula con 17 voti a favore, 10 contrari, e 9 senatori che non hanno partecipato al voto (tra i quali
Battisti e Treu, che avevano espresso la loro contrarietà al testo, e il cattolico D'Andrea, in dubbio fino all'ultimo). E oggi su Europa diranno la loro tre esponenti diellini: il prodiano Franco Monaco, critico con Rutelli e il gruppo del senato; Renzo Lusetti e Pierluigi Castagnetti, in difesa di Rutelli e contro la Quercia.



Il fondamentalismo in provetta

Maria Luisa Boccia e Grazia Zuffa


     In buona sostanza la fecondazione in vitro sarà proibita o impraticabile, dopo l'approvazione della legge. Anche l'inseminazione sarà drasticamente limitata dal divieto di utilizzare i gameti di donatore. Molti parlamentari impegnati a votarla dichiarano che, finalmente!, si mette fine al Far West. Non sarà così, poiché il proibizionismo avrà come conseguenza la clandestinità e il diffondersi del mercato illegale, per tutti coloro che non potranno praticare il «turismo procreativo», prima di tutto per motivi economici. Con buona pace della tutela per la salute delle donne e dei nascituri, la quale sarebbe dovuta essere la priorità del legislatore. Non lo è stata - è bene ricordarlo - perché l'ipotesi di una limitata, ma efficace, regolamentazione sanitaria, atta appunto a limitare il far west, è sempre stata respinta a favore di una legge manifesto, quale quella che si sta approvando. Sarebbe stato meglio un divieto esplicito della fecondazione in vitro, della mostruosità di queste norme. Lo diciamo seriamente. Sarebbe di gran lunga preferibile per le donne sapere con chiarezza che questa via è preclusa, piuttosto che trovarsi a percorrerla nei modi previsti dalla legge. 

     Pensiamo proprio a quelle tra loro, eterosessuali, sposate o conviventi, sufficientemente benestanti - questi i requisiti richiesti - che potrebbero aspirare a realizzare il desiderio di un figlio/a. Cosa le attende? Se va bene, di mettere al mondo non uno ma tre figli, non è difficile immaginare con quali e quante complicate conseguenze; e comunque non è questo che, presumibilmente, volevano quando hanno espresso un consenso all'avvio della fecondazione in vitro. Se va male, un aborto terapeutico, o di mettere al mondo uno o più figli malati o con malformazioni, dato che non si possono fare diagnosi preimpianto o sopprimere embrioni malformati, ma si può fare l'una e l'altra cosa dopo. Con quale logica o sensatezza, si può affermare che queste norme non coinvolgono la legge sull'aborto? Comunque, per una donna è senza dubbio più pesante, da tutti i punti di vista, la prospettiva di abortire che non quella di evitare l'impianto. Se nessuno dei tre embrioni è sano, dovrà sottoporsi di nuovo alla stimolazione ed al prelievo di ovuli, con un aggravio dei costi fisici, psichici, economici.

     Ma il punto dirimente è l'obbligatorietà dell'impianto dei tre embrioni: vietata la revoca del consenso, la donna non ha scelta, anche se la situazione è mutata o, semplicemente, valuta diversamente le conseguenze al momento di decidere l'impianto. Oltre che incostituzionale è davvero mostruoso ipotizzare di costringerla, contro la sua volontà manifesta. Il medico che si ritrova con questi tre embrioni dovrà chiedere un'ingiunzione al giudice, alla polizia di prelevarla, agli infermieri di legarla? L'assurdo nulla toglie alla gravità dell'intento del legislatore.
Ma piuttosto che avviarsi in questo inferno la ragionevolezza suggerirà ad una donna che tutto è preferibile: rassegnarsi, rivolgersi all'estero o a centri clandestini.

     Solo l'ipocrisia, o meglio la malafede, possono far sostenere che questa legge regolamenta la fecondazione assistita, sia pure restringendone l'impiego, nell'interesse primario del concepito. Di fatto è una legge che rinuncia al compito di governare la società, lasciando senza riferimenti i medici ed i ricercatori, come le donne e gli uomini interessati, perché si preoccupa soltanto di ribadire alcuni - discutibili e di parte - principi etici, disinteressandosi perfino dell'effettiva probabilità che hanno di essere applicati.

     Come ogni legge-manifesto ha effetti devastanti, proprio su principi fondamentali, quali la libertà, la laicità dello stato, la funzione e responsabilità legislativa. Davvero non c'è limite alla violazione della libertà femminile, quando si tratta di disporre del corpo delle donne. Tutto, pur di non prendere atto che si nasce da donna, che non vi è modo di tutelare la vita - qualunque cosa si intenda con questa parola - senza e contro di lei. Su questo non c'è da mediare tra diverse concezioni etiche, né da bilanciare tra beni e diritti in conflitto, quelli dell'embrione e quelli della donna. E, per favore, che nessuno, da destra o da sinistra, ci venga a parlare dei fondamentalismi di altre società e culture, e della liberazione delle donne che li subiscono, quando si scrive una legge come questa, rinverdendo l'alleanza patriarcale tra chiesa e stato, tra etica cattolica e legge.

Lo stato, lo ha ricordato Piero Fassino, non può identificarsi né in una fede, né in un'etica; non può stabilire cosa è permesso e cosa è vietato dalle leggi, sulla base di ciò che è lecito o non è lecito per l'etica. Si parla abitualmente di contrasto tra «laici» e cattolici, come se la laicità fosse una delle concezioni etiche in campo. Ma laici e laiche dovremmo essere tutti e tutte, in particolare in parlamento, poiché la laicità prescrive soltanto che nessuna concezione etica possa prevalere, avvalendosi della legge. Nessuna può cioè armarsi del potere di proibire scelte che ritiene illecite o difformi.

    
Oggi la laicità è insidiata da un rilancio del fondamentalismo: finita la dc, la gran parte dei cattolici dell'uno e dell'altro schieramento parlamentare sono impegnati, su pressanti sollecitazioni delle gerarchie ecclesiastiche, a riportare nella legge il dettato della chiesa. E ciò è sostenuto, da parte dei parlamentari e delle parlamentari, in nome della libertà di coscienza. Si può cioè imporre all'intera società ciò che detta la propria dottrina, sia pure con convinta adesione personale, negando la libertà di altre coscienze, ma soprattutto stravolgendo il senso della legge, della funzione del parlamento, in breve della politica. Peraltro, dietro l'alto ideale della libertà di coscienza fa capolino un molto più terreno interesse politico di parte: fra le neoformazioni cattoliche, è aperta una corsa a guadagnarsi legittimazione guardando al Vaticano.

     Che si possa pensare che questo non abbia rilevanza nei rapporti politici, tra eletti ed elettori, è davvero straordinario. Pensiamo alle numerose dichiarazioni di esponenti dell'Ulivo. Davvero si crede che le scelte attuate in questa come in altre questioni non siano determinanti? Che possa essere considerata «una ricchezza», pluralista, come ha affermato Patrizia Toia, senatrice della Margherita, l'approvazione di una legge che offende gravemente libertà e laicità dello stato? Ed i Ds pensano di limitare il danno, derubricando a opinioni etiche diverse una questione politica di enorme rilevanza? Non si illudano, saranno molte e molti a valutarla diversamente, a metterla al primo posto, proprio sul piano della rappresentanza. Nessuna alleanza politica, nessuna accordo programmatico, nessuna lista sarà credibile, se non sarà costruita su scelte chiare e nette su contenuti così dirimenti.


Anonim@  a "Il Paese delle donne on line"

"Grazie per aver sacrificato la nostra salute sull'altare della più reazionaria e maschilista chiesa cattolica e per averci fatto tornare indietro nel tempo"


La legge è passata! Vogliamo ringraziare di cuore i parlamentari delle destre e delle sinistre, che ancora una volta, con un impegno e una dedizione instancabili, si sono battuti per i nostri diritti di donne.
Ci hanno consultate, capite e rappresentate, come nessuno era mai stato in grado di fare. Ma un grazie solo non è sufficiente, con la nuova legge sulle PMA le cose di cui ringraziare i nostri eroi sono tante. Facciamolo tutte insieme!
Grazie per aver finalmente garantito ai nostri embrioni di essere persona giuridica: abortire non sarà più un diritto per ogni donna, la legge 194 potrà facilmente essere impugnata dal tutore legale del nostro embrione e non rischieremo di commettere un omicidio!
Grazie per aver garantito che la fecondazione assistita non possa essere eterologa, è bene controllare la provenienza del seme…qualità garantita, e così le lesbiche non potranno rubarci il diritto alla maternità. Le cose vanno fatte in regola, se no vengono fuori figli dell’altra sponda!
Grazie per aver introdotto l’obbligo di certificazione della convivenza, quando chi ricorre alle PMA non è una coppia sposata: le garanzie non sono mai troppe…se tra loro si nascondesse qualche gay?
Grazie perché si possono impiantare solo tre embrioni: a noi ci piacciono le bombe ormonali, fanno crescere le tette…
Grazie perché gli embrioni prima dell’impianto non possono essere sottoposti a controlli genetici. In fin dei conti rischiamo solo di fare da uno a tre figli con gravi malformazioni. Se lo sapessimo in anticipo potremmo anche scegliere di abortire…
Grazie perché gli embrioni non li congelate, così se il primo tentativo di fecondazione va male, dobbiamo ricominciare da capo.
Grazie perché queste prestazioni non sono coperte dal servizio sanitario nazionale: la nostra non è né una malattia né una situazione di disagio psicofisico di cui lo stato debba farsi carico, e poi che cosa sono poche migliaia di euro?
Grazie perché adesso diventare madri è più facile, basta solo avere i soldi e andare all’estero!

Abbiamo ringraziato per tutto? O ci siamo dimenticate qualche cosa? Ah, sì…

*GRAZIE PERCHE’ AVETE DECISO PER NOI, SUI NOSTRI CORPI E SUI NOSTRI DIRITTI.
*PERCHE’ QUESTA LEGGE CI DEFINISCE ANCORA UNA VOLTA COME INCUBATRICI E NON COME DONNE.
*PERCHE’ IN UNA SOCIETA’ DOVE LA DONNA SI PUO’ REALIZZARE SOLO SE MADRE, SIETE VOI A DECRETARE CHI E’ DEGNA E CHI NO DI QUESTO COMPITO
*PER AVER SACRIFICATO LA NOSTRA SALUTE SULL’ALTARE DELLA PIU’ REAZIONARIA E MASCHILISTA CHIESA CATTOLICA, E PER AVERCI FATTE TORNARE INDIETRO NEL TEMPO A QUANDO ERAVAMO FORNACE PER IL POPOLO.
GRAZIE PER AVERCI RESE PIU’ LIBERE! LIBERE DI COMBATTERVI!


FECONDAZIONE, PRESTIGIACOMO: 

LA LEGGE SI PUO' CORREGGERE

(AGI) - Roma, 14 Dicembre 2003 - "Aspettiamo. Sei mesi, più o meno. Poi rimettiamo mano alla legge: con gli animi raffreddati si potranno apportare le modifiche corrette. Chi ha votato a favore capirà gli errori". Così il ministro delle Pari Oppurtunità Stefania Prestigiacomo in un' intervista al Corriere della Sera commenta la recente legge sulla Fecondazione. "C'è stato uno scontro troppo duro tra laici e cattolici. Non serviva. Non era un problema etico, non soltanto almeno". Secondo il ministro infatti non si può legiferare pensando "che una donna sia una macchina [..] con regole che andrebbero valutate negli studi medici". Numerosi comunque i punti che la Prestigiacomo trova positivi nella legge, come per esempio "il divieto della clonazione, ad esempio, quello sulle mamme-nonne e sugli uteri in affitto, ma anche sull'impianto post mortem".  


 

LA LEGGE
Come Chiesa comanda

ELETTRA DEIANA


     Bisognerà discutere - il prima possibile, se vogliamo ristabilire regole decenti di convivenza civile - gli ambiti di competenza del legislatore, le materie su cui il potere legislativo è abilitato a esercitare la sua funzione. Non su tutto, sicuramente. Non sicuramente su ciò che attiene la sfera delle scelte di vita, dei desideri, dei comportamenti sessuali, degli orientamenti culturali di donne e uomini adulti e vaccinati. In tali ambiti la legge non può prescrivere proprio nulla, perché si tratta di materia sottoposta strettamente alla responsabilità delle persone, al loro diritto all'autodeterminazione e all'autogoverno esistenziale. Tutt'al più la legge può intervenire a offrire strumenti di appoggio, può o in certi casi deve aiutare i soggetti che lo chiedano a districarsi tra i dilemmi e le contraddizioni delle loro scelte. L'unico obbligo che compete alla legge è infatti quello di tutelare i diritti violati, proteggere i soggetti deboli travolti da vicende private. Insomma tutto il contrario di quanto è avvenuto con la legge sulla fecondazione assistita, frutto avvelenato di un lungo percorso legislativo svoltosi a tappe, irresponsabilmente avviato dalla sinistra già nella scorsa legislatura e sempre inevitabilmente incappato nelle trappole bipartisan degli integralisti nostrani: quel variopinto schieramento di uomini e donne dei due poli - per lo più collocati nella casa delle libertà - che in nome dei loro principi etici di marca vaticana pretendono di entrare nelle vite delle persone e stabilirne le regole comportamentali. E si ritrovano insieme non solo a esternare, il che è ovviamente legittimo, ma a decidere per tutti e tutte.       Adottare un figlio - ci dicono questi signori e queste signore - è più etico che cercare di metterlo al mondo ricorrendo alle tecniche di procreazione assistita, farsi aiutare da un donatore per l'inseminazione è addirittura un peccato mortale. Insomma non licet, come se anziché in un'aula parlamentare ci trovassimo nella sala d'attesa delle udienze papali. La legge sulla fecondazione non è soltanto misogina, oscurantista, crudele. Non è soltanto ipocrita, perché alimenterà il turismo procreativo per quanti hanno soldi sufficienti per andare in paesi meno asfissiati dall'incombenza di santa romana chiesa. E' anche una legge che mette in discussione i principi fondativi della statualità democratica, così come sono assicurati dalla cornice e dalla lettera della Costituzione.

     Non c'è libertà di coscienza che tenga, di fronte all'obbligo del legislatore di stare a quella cornice oppure - detto francamente - fare un altro mestiere. La separazione tra chiesa e stato, il carattere laico delle istituzioni repubblicane, l'uguaglianza, nelle differenze, dei cittadini, il rispetto del principio di responsabilità, il valore della ricerca scientifica e via discorrendo - tutto ciò di cui la legge fa strame - costituiscono un ex ante vincolante, l'unico che renda legittimo il potere legislativo, democraticamente accettabile la rappresentanza. Altrimenti siamo al sopruso del legislatore ed è legittimo disobbedire. Anche molti cattolici sono ben consapevoli di questo e sono convinti sostenitori dell'assoluta necessità di operare perché le istituzioni siano salvaguardate da qualsiasi tentazione di anteporre alla laicità delle istituzioni il primato dell'etica cattolica e le indebite forzature di parte nascoste dietro l'alibi della libertà di coscienza.

     Perché allarmarsi tanto per la diffusione degli integralismi altrui se non si vede quanto la pretesa di assoggettare il Parlamento ai diktat di un'etica di parte e al pressing di un potere costituzionalmente esterno a quello dello stato italiano si configura come un'evidente manifestazione di nostrano integralismo? La libertà di coscienza non c'entra proprio nulla. Essa diventa il cavallo di Troia non per difendere un proprio punto di vista etico che, come tale, deve guidare le scelte individuali di ciascuno nella vita privata, ma per imporre quel punto di vista a tutto il paese, a migliaia di donne e di uomini, di donne soprattutto, che a partire da un altro punto di vista, da un altro senso delle responsabilità etiche, dipanano la propria vita, le proprie scelte, i propri progetti. Tutto ciò è insopportabile e ipocrita oltre ogni limite.


ARCIDONNA

11 DICEMBRE 2003: APPROVATA LA LEGGE SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA
SCONFITTA LA LIBERTA' DI COSCIENZA


Il Senato ha approvato l'intera legge sulla fecondazione assistita, con il voto della maggioranza - tranne un drappello di pochi laici ormai irrilevanti nello schieramento - e l'appoggio dei cattolici dell'Ulivo - Rutelli e Bindi in testa.
Nessuno degli emendamenti presentati nel tentativo di correggerne gli aspetti più "stupefacenti dal punto di vista scientifico e ripugnanti dal punto di vista morale" denunciati nell'appello di un gruppo di scienziati e intellettuali, fra cui il premio Nobel Rita Levi Montalcini, è stato approvato.
La legge:

  • Nega la libertà di cittadine e cittadini "di formare una famiglia secondo i loro valori e le loro più profonde convinzioni" (secondo le parole dell'appello citato), il diritto di scegliere se avere figli e quando e quanti;

  • Impedisce di intervenire per la salute e il benessere dei bambini che nasceranno attraverso la fecondazione assistita;

  • Mette in discussione il principio di laicità dello stato, imponendo a tutti gli italiani la volontà dei cattolici.

Il ministro delle Pari Opportunità, Stefania Prestigiacomo, ha scritto in una lettera a "Repubblica": "Sto già ragionando in prospettiva del giorno dopo e penso che, placati gli animi, si potrà lavorare con serenità per migliorare una legge che sia anche tecnicamente plausibile e garantista per tutti", ammettendo così che la legge approvata non lo è, ma che lei non è riuscita a far nulla per influire sulle decisioni del suo partito (Forza Italia) e del governo di cui fa parte. Perché dovrebbe riuscirci a legge già approvata?

Intanto invece, immediatamente dopo l'approvazione di un provvedimento che è un "radicale attacco alla crescita civile del nostro paese", come lo definisce l'appello degli scienziati, si sono cominciate a sentire da numerosi esponenti del Polo le prime promesse - per tutte le donne italiane vere e proprie minacce - di passare alla messa in discussione del diritto d'aborto.

 

Valeria Ajovalasit, presidente di Arcidonna, ha dichiarato:
"Con questo voto viene sconfitta la laicità dello Stato, viene negata la libertà di coscienza e viene, soprattutto, incentivato il turismo della fecondazione all’estero. L’Italia così si allontana sempre più dal resto dell’Europa.Tra l’altro la nuova legge istituisce un’ulteriore discriminazione nei riguardi delle donne. Le più abbienti per diventare madri potranno recarsi tranquillamente all’estero, nei tanti paesi della comunità europea che offrono regole meno restrittive delle nostre sulla fecondazione assistita. Le altre, quelle costrette a restare in Italia, dovranno sottoporsi a più interventi terapeutici a scapito della propria salute. E non è vero, come ho letto in qualche dichiarazione, che le donne in merito ai problemi della fecondazione assistita sono divise: su questo punto sono assolutamente unite. Arcidonna in occasione delle prossime elezioni europee ricorderà agli elettori le posizioni conservatrici che la maggioranza dei rappresentanti del nostro Parlamento hanno tenuto in un dibattito così importante".

 



 

 I N T E R V I S T E   A   M E D I C I 


«E' un incubo scientifico»

Parla il dottor Nino Guglielmino, ginecologo catanese autore di ricerche all'avanguardia

Matteo Bartocci


     Nino Guglielmino è il ginecologo che è riuscito, per la prima volta in Italia, a far nascere un bambino perfettamente sano da una coppia di genitori portatori di una malattia genetica incurabile, la talassemia. Un risultato straordinario, pubblicato nel 2002 sulla rivista Human Reproduction, tutto basato sulla diagnosi genetica preimpianto (Dgp). La Dgp è stata messa a punto all'interno dell'associazione Hera da lui fondata, una onlus senza fini di lucro unica nel suo genere. Hera, non a caso, ha sede a Catania. Il Mezzogiorno infatti è una delle regioni d'Europa con il più alto tasso di malattie genetiche. Guglielmino è membro del direttivo della «Società italiana sterilità e fertilità» e spiega i paradossi di una legge che giudica «folle».

E' vero che la legge impedisce di usare la tecnica che consente a coppie fertili ma affette da malattie genetiche di avere figli sani?

Assolutamente sì. Le coppie portatrici sane di malattie genetiche hanno dal 25% al 50% di probabilità di avere bambini affetti da malattie incurabili. Per evitarlo, si può ricorrere alla
fecondazione in vitro. La Dgp consente di analizzare l'embrione in una fase molto precoce, quando è composto solo da 6-8 cellule. In questo modo si garantisce il trasferimento nell'utero solo di embrioni sani o portatori sani e si evita il successivo aborto «terapeutico».

Da medico, qual è il suo giudizio sulla legge?

Isolerà la comunità scientifica italiana dalle frontiere della ricerca. Domani (oggi per chi legge, ndr) interverrò a un congresso internazionale sulla Dgp. Come farò a parlare di una cosa che per legge non potrò fare più? Negli ultimi anni la ricerca sulla riproduzione assistita ha portato a miglioramenti significativi. Questa legge spazza via in un colpo solo tutti i progressi della medicina. Si vuole tornare a 25 anni fa. Le parole più adeguate le ha dette Rita Levi Montalcini: «E' una legge immorale». Perché impedisce la legittima aspirazione di migliaia di coppie che vogliono diventare genitori con una legge retrograda e fuori dal tempo. Basti pensare che qualcosa di simile è in vigore solamente in Turchia, Arabia Saudita ed Egitto.

Il limite di tre embrioni per tentativo stabilito dalla legge che conseguenze avrà sulla salute delle donne?

Il successo in termini di gravidanze crollerà, e la donna dovrà sottoporsi a ripetuti trattamenti di stimolazione ovarica. Basti aggiungere che un'importante ricerca americana pubblicata quest'anno ha scoperto che
2 ovociti su 3 sono affetti di per sé da malattie cromosomiche. Anche senza la legge, il sistema riproduttivo umano è già molto controllato...

Questa legge quindi riguarda tutti...

Voglio fare l'esempio delle
donne affette da un tumore. Si tratta di donne giovani, non sempre sposate, che prima di sottoporsi alla chemio-radio terapia, hanno chiesto di congelare le loro uova. Accade sempre più spesso. Con il limite di tre ovociti per tentativo imposto per legge, tutte queste persone avranno possibilità minime di avere un figlio. Mi creda, siamo tempestati dalle telefonate.

Per ragioni etiche la legge proibisce anche la ricerca sugli embrioni. Che ne pensa?

La validità etica della diagnosi preimpianto è maggiore di quella prenatale, perché è una tecnica più bilanciata. Ora con questa decisione folle,
saremo obbligati per legge ad impiantare un embrione malato nell'utero della donna.

Perché avete lavorato sulla talassemia?

Con 2 milioni e mezzo di portatori sani è la malattia genetica più diffusa in Italia. E' distribuita su tutto il territorio ma ha punte molto alte in Sicilia (il 13% della popolazione), in Sardegna e nel delta del Po. Quando entrambi i genitori sono talassemici, hanno il 25% di possibilità di mettere al mondo un bambino malato. In Sicilia 1 coppia su 257 si trova in questa condizione. La legge approvata ieri non permette a queste persone di fare questa diagnosi e le riporta indietro di anni, impedendo l'accesso alle ultime ricerche.

Ora cosa succederà?

Potremmo dedicarci alle analisi preconcezionali, ma oggi questo è possibile solo per poche malattie, che per di più sono molto più difficili da identificare.

Pensa che si metterà in discussione anche la legge sull'interruzione di gravidanza?

A rigor di logica sì, visto che il primo articolo sancisce il trasferimento del diritto dal nascituro al concepito.
Credo che per fermare questo scempio sia necessario un referendum.


 
«E adesso come si fa?»


Tutti i problemi che si aprono nel settore pubblico. Parla il ginecologo D'Amato


Matteo Bardocci

Giuseppe D'Amato è un ginecologo e dirige l'unità operativa di fisiopatologia della riproduzione umana in un importante centro pubblico della Puglia. Si tratta dell'Irccs «Saverio De Bellis» di Castellana Grotte (Ba). Il centro di D'Amato ha lavorato fianco a fianco con quello di Guglielmino per portare nel servizio pubblico, a disposizione di tutti, le ultime tecniche sulla procreazione assistita come la Dgp. In particolare, D'Amato opera in Puglia, una regione amministrata dalla Casa delle libertà che fino a ieri investiva molto nell'assistenza sanitaria su questi temi.

Perché proprio nel meridione ci sono molti centri pubblici di eccellenza che si occupano di fecondazione assistita (Pma)?

Centri come il nostro si trovano anche a Bari, Catania e Cagliari.
Nel sud infatti c'è un tasso maggiore di persone affette da malattie genetiche, basti pensare all'anemia mediterranea, che riguarda milioni di individui. Noi cerchiamo di soddisfare le esigenze riproduttive di persone che non hanno colpe. In questi giorni siamo tempestati di telefonate di pazienti che ci chiedono che cosa succederà.

Qual è la situazione pugliese?

La nostra regione ha sempre affermato la centralità dei centri di Pma pubblici e ha cercato di soddisfare le esigenze della popolazione. La Puglia è quindi una regione in equilibrio, anche se abbiamo molti pazienti anche da altre regioni. Ma appena il parlamento ha iniziato a discutere questa legge, il governo regionale ha accolto con un silenzio assordante i nostri successi medico-scientifici.

Con questa legge che succede in centri come il vostro?

Noi siamo stati autorizzati e finanziati dal ministero della Salute a svolgere una ricerca scientifica sulla fattibilità della diagnosi genetica pre-impianto. Né con la maggioranza precedente né con il ministro attuale abbiamo mai avuto problemi. Bisogna ricordare che l'idea di esportare questa diagnosi nella cura dell'infertilità è un successo scientifico tutto italiano. Noi avevamo pazienti pronti e selezionati, ora aspettiamo disposizioni.

Che tecniche sarete costretti ad usare dopo questa legge?

Faremo un salto mortale carpiato all'indietro. Si ignora la ricerca medica del futuro. Già la Dgp ha basse percentuali di successo, ma questa è una legge liberticida e dimostra che chi fa il parlamentare di questa materia ha capito ben poco...
Che cosa dovrei proporre a una paziente? Uno stupro? Con gli embrioni congelati del mio laboratorio che ne farò? A chi mi rivolgo? La situazione che dovremo applicare in concreto è un incubo difficile da immaginare.

Nei centri pubblici chi ricorre alla fecondazione assistita?

La sterilità avviene in tutte le classi sociali e accade persone con tutti i portafogli. Un'immagine offensiva, che anche i media hanno contribuito a riportare, è che sembra che la fecondazione assistita si faccia solo in costosi centri privati da parte di gente che ha soldi da spendere. Ma la realtà è ben diversa, si tratta di
una serie di tecniche affermate soprattutto nei centri pubblici. Senza ipocrisie, è noto che su questi desideri delle persone avviene un grande mercimonio. Impedire anche le attività pubbliche, che in questo settore sono di eccellenza, non mi sembra una soluzione. Fare un figlio non può essere un lusso.

Da medico, lei cosa pensa di fare?

Voglio far notare anche ai colleghi, che spesso non si interessano a fondo di queste questioni, che questa legge regola per la prima volta quello che un medico dovrebbe fare. Si limita duramente la libertà di curare.
Non si capisce dove comincia la legge e dove il codice penale. E' un provvedimento che non ha uguali in nessun altro paese.

Che cosa accadrà alla ricerca?

Se prima si poteva ragionare su questi temi,
da ieri la ricerca è impossibile. Se penso al futuro mi viene in mente solo il «turismo riproduttivo». Sono sicuro che molte persone andranno a curarsi all'estero perché lo standard italiano potrebbe non essere più sufficiente.


PROPOSTA AMATO

Le grandi manovre del «dottor provetta»

Giuliano Amato e i suoi «volontari» al lavoro per modificare la legge sulla procreazione ed evitare il referendum. Ma dietro la caccia al consenso dei cattolici c'è l'ombra di Fassino
IAIA VANTAGGIATO


9 ottobre 2004 - Annunciato ieri da Repubblica a suon di grancassa, il testo con cui Giuliano Amato vorrebbe evitare lo scontro referendario sulla procreazione assistita, in realtà, non esiste. C'è solo un progetto, minimizzano in molti e - primo fra tutti - lo stesso Amato: «Non c'è al momento nessuna proposta già definita o politicamente impegnativa per chicchessia. Ed è ovvio che, affinché ciò accada, dovranno esservi incontri e verifiche che non sono neppure iniziati». E tuttavia, per quanto vago, sul progetto-Amato piomba entusiasta, nella tarda serata di ieri e intervenendo a La7 - Piero Fassino: «Se si tratta di risolvere i problemi creati dalla legge sulla fecondazione assistita, bene». Altrimenti? «Si va avanti - risponde - con i referendum».

Tace imbarazzato lo stato maggiore diessino sino a ieri impegnato nella campagna referendaria e oggi smentito dal suo stesso segretario: un silenzio che dice molto e che insinua persino il dubbio che dietro la «bozza-Amato» ci sia proprio l'ombra di Fassino nonché il suo sempre più patetico tentativo di farsi benedire dal Vaticano.

Un «ballon d'essai» ben calibrato e intelligente, quello lanciato da Amato che cerca di mediare rastrellando consensi ovunque sia possibile. E dalle risposte ottenute valuterà sicuramente come ricalibrare il tiro e come mettere a punto un vero progetto di legge.

Per ora il colpo va a segno con Fassino, con i cattolici e - di certo - con buona parte della maggioranza. «Io credo - è il parere della ministra per le pari opportunità Stefania Prestigiacomo - che nel centrodestra si sia fatta strada la consapevolezza che la legge contenga degli errori che vanno emendati. Viene percepita inoltre la contrarietà di gran parte dell'opinione pubblica ad alcuni eccessi della normativa che potrebbero indurre in sede referendaria alla abrogazione completa della legge che contiene invece aspetti positivi». E il governo, sempre secondo Prestigiacomo, non si opporrà di certo ad eventuali modifiche.

Quanto al progetto sulla fecondazione assistita cui l'uomo incaricato di mettere a punto il programma di governo del centrosinistra lavora «insieme ad un ristretto numero di volontari» esiste - scopriamo ora con qualche mese di ritardo e grazie alle tardive dichiarazioni di Giuliano Amato - da tempo: per l'esattezza da quando è entrata in vigore la legge 40 sulla fecondazione. Del gruppo fanno parte Giorgio Tonini e Livia Turco per i Ds; Albertina Soliani, Tiziano Treu e Luigi Zanda per la Margherita. E non è l'unico. A sorpresa, il presidente della commissione Affari sociali della camera Palumbo annuncia che un «gruppo trasversale», in stretto collegamento con la ministra Prestigiacomo, sta lavorando a «una modifica della legge 40 per evitare un referendum inutile». L'arco di forze presenti nel gruppo va da An all'onnipresente Margherita.

Per tornare alla sinistra, sono punti facili faicli quelli messi a tema dall'affiattato gruppetto composto da Margherita e Quercia, che da un lato si fa promotore dei referendum e, dall'altro, lavora per affossarli. Specchietti per allodole di destra e di sinistra, parole d'ordine che fanno breccia nei cuori di quanti - nonostante i quattro milioni di firme raccolte - ancora cercano di ostacolare il referendum. Sì alla fecondazione eterologa ma solo nei casi limite, sì alla crioconservazione ma solo per gli ootidi, sì alla ricerca ma sempre che si tratti di embrioni «non più vitali». Finti cambiamenti che in più si perdono nei meandri di un linguaggio algidamente scientifico. L'eterologa c'è o non c'è e i «casi limite» sono solo una invenzione della politica. Il divieto di congelare gli embrioni non li rimette in vita ma ne consente molto più «semplicemente» la soppressione. La ricerca o si fa o non si fa.

La proposta Amato non cambia una virgola della legge 40 anche perché non ne intacca minimamente il suo pilastro fondamentale: lo statuto giuridico dell'embrione. Quello su cui - prima di tutto - i radicali stanno dando battaglia.

Ma in quella proposta c'è tuttavia quanto basta per rassicurare i cattolici della Margherita: «La bozza Amato - dichiarano Pierluigi Mantini e Franca Bimbi - è un passo avanti che merita di essere approfondito». Una risposta piccata arriva, invece, da Mauro Fabris, presidente dei senatori Popolari-Udeur: «Francamente ci aspettavamo di essere coinvolti nel lavoro dato che l'unico testo di modifica della legge in vigore sinora depositato alle Camere è il nostro». Ma non si entra nel merito della proposta e la polemica resta relegata sul piano dello scontro personale. Il testo di Amato: una modifica in quattro punti. (Il Manifesto, 7 ott 2004)

Ecco i quattro punti della proposta Amato:
ETEROLOGA: la fecondazione con seme dei donatori è permessa in alcuni casi-limite che vanno valutati da una commissione ad hoc. L’articolo 4 della legge 40 vieta invece espressamente il ricorso a materiale biologico, ovuli o spermatozoii estranei alla coppia.
CONGELAMENTO: quello degli embrioni è vietato dalla legge. Secondo la proposta si può invece crioconservare l’ootida, cioè il preembrione appena fecondato in cui non si è ancora formato un nuovo genoma.
DIAGNOSI: il testo Amato reintroduce la diagnosi sull’embrione prima dell’impianto e allarga anche alle coppie portatrici di malattie genetiche il ricorso alla provetta.
RICERCA: gli articoli 12, 13 e 14 della legge vietano ogni sperimentazione sugli embrioni; la proposta Amato consente invece le ricerche su quelli ritenuti non più vitali. (Il Mattino, 7 ott 2004)


Mappa News 

 

L'Antro della Sibilla, Trav. Cuma I, 66  80070  Bacoli (Napoli)

ma.pappalardo@virgilio.it

© Copyright 2002 Tutti i diritti riservati