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Dimensioni psicopatologiche dell'amore
 
Bruno Callieri
 

     Da oltre ottant’anni la psicologia ha sostenuto, sottolineato, "dimostrato", ribadito, che l'amore non è null'altro che spinta sessuale, sia pure sublimata.
Se, malgrado tante fascinose teorizzazioni e documentate ricerche, malgrado ogni esperienza e gratificazione sessuale in contesti socioculturali sempre più favorenti, l’uomo mostra ancora nostalgia per l'amore, ciò vuol dire che dobbiamo riproporci l'antica domanda: che è l'amore? e aprirci a diverse nuove visioni (Bell Hooks).

La risposta di Platone è ancora la più valida; ma anche nel contesto dell’entusiasmo erotico non è possibile mettere in discussione la natura dinamica incoscia delle emozioni, delle pulsioni sessuali, dei bisogni e delle tendenze che sono alla base delle umane attrazioni ed aspirazioni e dei moti dell’animo.
Ma non si può dire «non è altro che. . . »; S. Moravia è molto chiaro al proposito; non è opportuno qui generalizzare troppo: non vi è un solo amore, ma ve ne sono tanti quante sono le persone; differendo tra loro quanto ad intensità, vitalità, forza, scopo, in vicissitudini, avvenimenti, "storia", sia esistenziale che psicodinamica. E' per questo che tutti sanno cosa è l'amore ma nessuno lo sa definire (il "grande indefinibile". Diane Ackerman).

      A me pare che per definizione l'amore è forte, duro, ma non è effimero, non è fatto di dongiovannismo e non si nutre solo di sesso, include protezione e preoccupazione, sollecita comprensione e tenera saggezza; è cura, cura della persona. Forse è una scelta più che una fatalità.

Dice la scrittrice afro-americana Bell Hooks, figura di spicco e femminista radicale, che «la passione sessuale reciproca può essere un forte elemento di coesione, ma non è il banco di prova dell'amore» (B. Hooks, Tutto sull'amore, pag. 131).


 Il suo peculiare carattere gli consente di rivelarsi appieno nell'unione personale dei sessi. Ma è chiaro che, come esso può anche fare a meno della gratificazione sessuale, così questa può essere perfettamente possibile senza l'amore, fino a contrabbandarsi per amore, in un inno fisiologico; questa gratificazione orgastica con cui il demone Eros compensa l'uomo per gli affanni e i pungoli datigli dall'inesauribile pulsione.
Forse è per l'essenza ambigua e bifronte dell'Eros che la psicoanalisi sorta come riscossa di un sesso vilipeso e sottaciuto - ha ritenuto che l'amore evolva dai bisogni libidici e sostiene che esso non sia altro che il grande istinto sesso, in tutte le sue modificazioni e vicissitudini, sia personali e della coppia che culturali.

Noi, appresa certamente la lezione psicoanalitica, ma educati anche dalla temperie culturale antropologica e dalla critica al biologismo, diciamo che l'amore è sesso, è passione, ma che essenzialmente è sempre anche un'altra cosa: è la mutualità, è l'interesse, è il tra, è il prendersi-cura, è reciprocità, è coappartenenza, è dialogo kat exochn, è relazione, è intimità.

 Ove manchi un alter-ego (un alter-ego, si badi bene, e non un oggetto di relazione) la pulsione sessuale, per quanto affinata, non può transire nell'amore: come lo mostra ad abundantiam ogni gratificazione sessuale più o meno palesemente mercificata, o anche ogni altra gratificazione sessuale che viva esclusivamente della sua carica di appetizione o di distruttività in un circolo di struttura (V. VON WEISZÀCKER) sostanzialmente autistico, privo di dialettica e, forse, privo di durata, ma certamente non sempre e non soltanto di modalità narcisistica.

Quando si verifica il falling love, e non solo come amore, ma anche come semplice innamoramento (senza sostanziali differenze tra l'età giovanile e quella anziana), allora troviamo due esseri umani che si affrontano e si confrontano con attese e speranze, con tensioni ed inquietudini, che trascendono ampiamente la sfera sessuale, forse anche quella erotica, e che coinvolgono risposte emotive e spirituali di natura molto complessa, non solo personali (si pensi alle Affinità elettive di W. Goethe), ma anche socio-culturali (di esigenze e di aspettative), risposte che sono profondamente legate alla realtà dell'altro, percepito come persona irripetibile (alter-ego, per l'appunto), o come tale anche soltanto vagamente sentito.

 

Carmelo Fodaro, Deucalione e Pirra (1992)

 

Correggio, Matrimonio mistico di S. Caterina (1520)

     Mentre l'esercizio del sesso è possibile con molti - e non solo in successione: si pensi al swinging e allo scambio di coppie - ed è anche possibile nell’anonimato, l’Io ti amo è possibile solo con uno, sottintende sempre l'appello, il nome, quel nome, la Deinheit - la tuità (L. BINSWANGER), ed esclude gli altri, ogni altro. E' proprio qui che l'atto sessuale è pienamente umano, assume un nuovo aspetto, quello metasessuale, e diviene simbolo, il simbolo più eloquente di due esseri che si trovano e che confluiscono in un comune progetto di vita, all'insegna del noi, del blondeliano inter-esse, in un denso scambio empatico.
Qui si supera il significato più terrestre del post coitum omne animal triste, qui la ferita dell’amore deluso viene medicata e non fa più male, qui si vanifica l'angoscia di separazione. Nell'amore l'atto sessuale esce dall'impersonale, si serve del meccanismo, ma non si esaurisce in esso, divenendo l'atto più intimo e consaputo del mutuo scegliersi, del vicendevole darsi ed accettarsi, come corpo-che-sono (Leib), come eros eauton auxou , qui il dilemma sartriano del possedere o essere posseduto perde il suo significato conflittuale. Tra i moderni M. Merleau Ponty ci ha dato limpide pagine, e acute, su questo nodo del vivere, preceduto nell'Ottocento da A. Rosmini, e seguito ora da alcune femministe di primo piano, come Jessica Benjamin1.

     Qui l'esperienza professionale e di vita c’insegna che la differenza di età, anche notevole, può favorire e nutrire, non del tutto raramente un incontro autentico d'amore. Alla base di queste peculiari pienezze duali di esistenza, tanto inattese quanto misteriose, possono cogliersi eloquenti dinamiche di schietto timbro psicoanalitico; ciò davvero non sorprende, specie nell'attuale recupero della imago patris (penso alla vicenda di due miei pazienti, Francesca e Roberto, 19 e 58 anni, e alle penose risonanze sulla famiglia di lei). Ma nelle situazioni di tal tipo (a parte quelle, ben più numerose, legate ad intrappolamenti economici o sociali) ho potuto cogliere l'esplicitarsi di capacità maturative, a volte sorprendenti, con arricchimento vicendevole di dimensioni esistenziali e di progettualità creative. Due soli esempi valgano fra i tanti: Michel de Montaigne2 e Marie de Gournay, la fille de l'alliance; Samuele Hahnemann e Melanie d'Hervilly.

Per essere pronti a rispondere a questa misteriosa emergenza dell'amore che si annuncia sempre come cifra (U. GALIMBERTI3) perché non proviene che in parte dal regnum naturae, per ricevere e decodificare il messaggio, cioè per aprirsi verso l'esperienza cruciale della persona (che è sempre ulteriorità, disponibilità e oltrepassamento del sé), si deve aver raggiunto uno stato sufficiente di capacità di risposta emotiva ed affettiva della personalità; si deve poter attingere ad uno stato di consapevolezza, di maturità psicologica che non sempre, nell'uomo in genere e in quello della nostra società in ispecie, è possibile raggiungere, proprio perché c’è in esso anche la dimensione della scelta.

     E' forse per questi presupposti di base che una psicopatologia dell'amore è così problematica, così poco univocamente determinata e così difficile a delinearsi; forse anche per la difficoltà, per altro ineludibile, a mantenere il delicato equilibrio tra l'amore inteso come atto umano, cioè mai totalmente riducibile alla natura animale, e l'amore consapevole delle sue robuste radici affondate nell'humus terrestre della creaturalità. E' stato, questo dell'ambiguità, il problema centrale dell'amore nei secoli, e lo è tuttora.

Ora vediamo, in quanto psicopatologi, chi può attingere l’amore ed esserne mosso, pienamente o a sufficienza, e chi non lo può affatto o solo in limiti molto ristretti. Cercherò dunque di tratteggiare per summa capita una psicopatologia dell'amore, nei suoi fallimenti, nelle sue Verfallisformen (BINSWANGER, I, 1, 4).

 

Giorgio De Chirico, Ettore e Andromaca (1917)

Max Ernst, Viva l'amore (1923)

I) Dal punto di vista della psicologia del singolo:

1) E' molto importante tener presente che spesso persiste il riferimento ai genitori, con una vita affettiva bloccata a livello infantile (attaccamento e bisogno di protezione). Qui la scelta d'amore è strettamente dipendente dalle immagini parentali alle quali questi soggetti sono rimasti inconsciamente fissati. Non raramente la scelta del coniuge non si libera da tracce più o meno evidenti di un riferimento alle immagini parentali, riferimento inconscio che, se importante, si carica di angoscia "incestuosa" con caduta dell'erotizzazione del rapporto.

La moglie, o la compagna, ad esempio, può restare oggetto di un amore tenero ma dis-erotizzato, mentre i desideri genitali si esprimeranno con un'altra partner. In questa prospettiva rientrano non pochi casi di impotenza e di frigidità.

2) Molto importante, dall'osservazione delle coppie, risultano l'insoddisfazione cronica e l'instabilità. Ci si sente spinti a cambiare di partner, ma i partner successivamente scelti presentano dei tratti comuni: cioè si resta fedeli ad uno stesso tipo di oggetto d’amore. Si può anche osservare, qui, una certa maturazione, attraverso una di queste esperienze amorose, eventualmente extraconiugali, per cui il soggetto può uscire dalla fissazione infantile e far evolvere la qualità del suo rapporto con l'altro fino ad ammorbidire i rigidi meccanismi psichici che lo spingevano a ripetere instancabilmente le stesse conquiste e le stesse rotture. In questo ambito rientra il Dongiovanni, la cui incapacità di amare viene equivocata per ipervirilità.

3) Molte sono le scelte d'amore motivate solo dall'ammirazione dei propri amici per le qualità, anche solo esterne, di quella persona, la quale non altro è che una prova della propria capacità di sedurre. Qui alcuni psicoanalisti hanno parlato di omosessualità latente.


II) Psicopatologia della coppia:

     La relazione amorosa autentica è totalitaria, globale, immersa nella comunicazione, senza frontiera fra gesto e parola, fra sessuale e verbale. L'amore non è solo nascita di un clima di valorizzazione narcisistica reciproca, esso soddisfa anche il bisogno di scambio, che spinge l'essere umano a sfuggire alla sua solitudine (M. KLEIN). Ma gli scogli, gli ostacoli, i fallimenti sono numerosi:

1)Anzitutto la dissociazione tra piano affettivo e piano sessuale, che può certamente costituire un punto di partenza falso oppure può farsi strada a poco a poco, sostenuta dalla falsa opinione che l'istinto sessuale è un bisogno individuale che va soddisfatto come igiene, senza legami con la vita sentimentale.

2) Ed ecco qui profilarsi un secondo scoglio, l'assenza di affinità profonde. L'amore, più o meno lentamente, muore; tra i due non c'è più nulla da scambiare, salvo ancora una certa attrazione fisica. Il partner non è in grado di rispondere ad altre esigenze, più profonde. Il dialogo, appena iniziato, comincia a mostrare delle crepe. Gli interlocutori, incapaci di creare nuove affinità, si sentono ingannati, l’uno dall’altro. In realtà al posto del dialogo c'è stato sempre, fin dall'inizio, soltanto un doppio monologo, una vera collusione nevrotica di coppia (Jurg WILLI, 1991).

4) Si celano però rischi anche nella condizione opposta, cioè nell’eccessiva interdipendenza. Qualsiasi propria aggressività viene soffocata, si riducono le prese di posizione individuali, si tacciono le difficoltà personali, si assumono restrizioni su molti piani, i terzi vengono temuti come intrusi, ognuno dei due dimentica i suoi gusti personali. La stretta dipendenza che si crea rende la relazione mutua molto fragile e si può assistere a bruschi risvegli di aggressività, di crisi, di fronte a cui l'altro resta interdetto, nulla avendo presentito di questo improvviso disastro.

5) Neppure i rischi di una dipendenza a senso unico vanno sottovalutati; per lo più - anche se oggi un po' meno di un tempo ad essere dipendente è la donna, la cui sottomissione, voluta o imposta dalle circostanze, sovente si delinea fin dalle prime battute. Ma ove il partner sottomesso alzi il capo, la reazione è spesso grave: la rivolta è scambiata per tradimento di un tacito contratto. Il clima diviene violento e spesso si giunge a comportamenti estremi.

6) Ma è la gelosia ad essere una delle più note torture coniugali. Nel geloso i due termini dell'alternativa, infedeltà constatata o timore d'infedeltà, si situano in una stessa prospettiva, quella di un soggetto che si sente profondamente frustrato nel "possesso" dell'altro, con conseguenti sentimenti di umiliazione e di inferiorità aggressiva verso il supposto rivale. La gelosia ignora che il suo movimento possessivo (e ossessionato) è essenzialmente egocentrico, anche se, paradossalmente, strettamente dipendente dal partner. Il geloso spesso non può tollerare che l'oggetto del suo amore sia o sia stato amato anche da altri; egli ne deve "possedere" anche il passato, i più reconditi pensieri. E' il vero scacco della coppia, tormentoso e disperante (S. BONAGA).

7) Ma la crisi della coppia, la messa in evidenza della sua patologia, può essere molteplice quanto a configurazione dinamica:
a) progressiva, aperta: l'uno "utilizza" l'altro. La coppia può mantenersi per ragioni di facciata, ma in realtà è dissodata.

Luca Giordano, Lucrezia e Sesto Tarquinio (1663)

Luca Giordano, Venere e Cupido (1663)

b) differita, latente: l'aggressività è ben controllata per un certo tempo, poi finisce per esplodere, oppure la coppia invecchia presto e si sclerotizza. In questa atmosfera i figli o si oppongono, a volte violentemente, o fuggono, o non accedono all'autonomia.
c) Può esserci una crisi feconda, in cui ognuno prende coscienza del proprio fallimento; attraverso la disillusione e/o la demistificazione, la coppia può maturare, l'altro può essere accettato nella sua alterità. Mai come qui si vede quanto il legame d'amore coniugale sia un fenomeno vivente, in perpetua evoluzione. In questo senso la crisi può apparire come uno stadio fisiologico della relazione coniugale.

   Entriamo ora nel campo psichiatrico in senso stretto

     Ogni alterazione patologica dei sentimenti può riflettersi sull'amore frenandolo, soffocandolo, ostacolandolo, uccidendolo. Certamente, se, come tutti gli altri sentimenti, vitali, psichici e spirituali (Max SCHELER), anche quello d'amore risuona come nota che esprime ed accompagna le tendenze, allora la patologia di queste, meglio, la loro devianza, comporterà un'alterazione della qualità dell'Erlebnis amoroso, della sua direzionalità, del suo intenzionarsi; ne deriverà un suo preferenziale declinarsi nei diversi piani di scelta, con un margine di libertà piuttosto esiguo (secondo il virgiliano: trahit sua quemque voluptas).

Ricordo qui, appena nominandola, la grande varietà psicopatologica delle tendenze egoistiche, dagli eccessi di smania egoistica alla mancanza totale di egoismo, dall'egocentrismo al livello elevato delle pretese, dal bisogno imperativo di sentirsi al centro dell'attenzione, al tutto e subito perentorio e pressante.

Ecco qui delinearsi le ricche tipologie dell'isterico (sempre captativo e pressoché incapace di oblatività, generatore di impotenze e di tante frigidità), dell’ansioso, del fobico (erotofobico, con le note condotte, spesso razionalizzate, di evitamento, di fuga, di chiusura, di condanna); ed ecco sfilare le sequenze dell'impulsivo, dell'esplosivo, del freddo d'animo, dell'ipocondriaco, dell'insicuro, dell'instabile (l'instabilità, è alla base del dongiovannismo), del fiacco, del suggestionabile, del sognatore inconcludente (acchiappanuvole di Teofrasto), dell'ossessivo (nel quale l'atto sessuale è spesso vissuto come mera coazione a ripetere, come cerimoniale freddo o ansioso, sempre oggettivante il partner).

      Ma è nella psicosi melancolica e in quella maniacale che si può toccar con mano tutta la gravita del disturbo psicopatologico dell'amore. Nella melancolia è caratteristico il vissuto tormentoso noto come sentimento della mancanza di sentimento; questo dissecca alla radice ogni affetto (anestesia affettiva), sia pure dolorosamente. Si esperisce qui appieno l'eclissi dell'amore (da quello più visceralmente materno a quello più elevatamente mistico: la notte oscura dell'anima) e la si esperisce con sofferenza indicibile, raccapriccio, con disperazione, fino al suicidio.

L'includenza e la rimanenza, queste due modalità evidenziate da Tellenbach4, così importanti per la comprensione della struttura melancolica, ledono alle radici le dimensioni spazio-temporali dell'amore vissuto, l'apertura, la disponibilità, lo slancio, il declinarsi della cura in dualità progettante.

Gustav Klimt, Il bacio (1907)

Tamara De Lempicka, Adamo ed Eva (1932)

E' stato giustamente detto che al depresso è negata la tristezza, cioè al depresso in quanto malato di depressione è negato attingere il sentimento (normale) della tristezza. Ciò va detto chiaramente per non cadere nell'equivoco di negare a chi è triste la capacità di amare.
L'opposto è stato invece sostenuto da Avicenna là dove egli definisce l'amore un «pensiero assiduo di natura melancolica». Si pensi all'intensità con cui chi è triste vive la lontananza, la nostalgia, la rievocazione, la tenerezza; si pensi a tante situazioni di esistenza sacrificata, soffuse o permeate di tristezza ed anche di accoramento, che mantengono e, pure, ravvivano un dialogo d'amore, anche di quello più autentico.
Forse è proprio nella tristezza (normale) che il divario fra sesso e amore appare nella sua evidenza, senza che il vissuto d’amore ne esca compromesso o mortificato.

Nella maniacalità (per la cui analisi fenomenologica rinvio a Binswanger e a Cargnello) la frammentazione dei sentimenti, la loro momentaneizzazione e transitorietà, la loro festinazione, sovente l'esagerato senso di autovalutazione (fino alla megalomania) impediscono od ostacolano gravemente (negli ipomaniacali) la capacità di esperire nell'intimo, la risonanza dell'Erlebnis, la sua profondità, la capacità di progettarsi in comunione, di vivere globalmente la noità nelle tre estasi temporali.

Ma ecco ora l'altro grande ostacolo psicopatologico all'amore: l'universo polimorfo e difforme delle paratimie schizofreniche.

Qui dominano la discordanza, l'ambivalenza, la chiusura, l'autismo, gli scoppi improvvisi ed immotivati di affetti "di traverso" (vorbeilieben), venati di regressione e di paranoidismo, di intuizioni deliranti e di fantasticherie del tutto sganciate dalla realtà, di aggressività e di apatia; quando non cali su tutto la fitta ed uniforme nebbia dell’atimia e della difettualità o tutto non venga visto e vissuto attraverso lo specchio deformante e distorcente della bizzarria, dell'esaltazione fissata e, soprattutto, della condizione borderline.

Sempre nel campo delle psicosi, va profilato anche il vasto argomento dei deliri erotomani. E' qui, nell'erotomania, che ho potuto cogliere gli accenti più vivi (e più autentici) di diletto e di tormento, di speranzosa certezza e di grottesca illusione, le elaborazioni più profonde di una capacità di amore esasperata ma totalmente mutilata, e pur continuamente nutrita, dell'oggetto fantasmatico.


Vorrei avviarmi alla conclusione accennando il capitolo delle cosiddette perversioni sessuali.

Anche qui si potrebbe parlare di amore? Penso di sì, sia pure in casi molto rari, come hanno dimostrato Hans Giese e Medard Boss (quest'ultimo parla persino di autenticità). A ben vedere, senza pregiudizi, anche in alcune particolari modalità dell'esistenza amorosa omosessuale è possibile l’incontro.
Ma se in questo campo la legge di natura, oggi tanto messa in discussione, o la teoria dei ruoli (si pensi alla psicogenesi dei travestiti, A. KRAUS) rendono pressoché impossibile accettare come autentico questo, sia pur rarissimo, incontro nell'amore, a meno di non entrare deliberatamente nell'universo dell'anomico, va detto altrettanto chiaramente che, nel campo dei cosiddetti normali, l'incontro nell'amore è parimenti molto raro, è più un tendere che un evento, è più un'aspirazione che una realizzazione. Non dimentichiamo che l'uomo normale anche se kalos ka agatos è contraddittorio, presuntuoso, irriguardoso, indiscreto, in malafede.

Dice Hòlderlin (Hyperion, II), che «l'uomo, se ama, tutto vedendo e tutto illuminando, è un sole; se non ama, è un'oscura abitazione dove arde una misera minuscola lampada». Troppe sono ancora le oscure abitazioni.

Jackson Pollock, La donna-luna (1947)

 

René Magritte, Canzone d'amore    (1929)

 

Max Ernst, Uomo e donna (1927)


Riferimenti Bibliografici

ACKERMAN D., Amare, La genesi di un sentimento, Frassinelli, Milano 1998.

BALLERINI A., La mélancholie entre paroles et humour, in «Rev. Intemat. Hist. Méthod. Psychiat», 1-2,19-25,1993.

BINSWANGER L., Grundformen una Erkenntnis menschiichen Daseins, Niehans, Zùrich 1953(2) [parte I, cap. I, A. IV/ pagg. 69-167].

BOELLA L. - BUTTARELLI A., Per amore di altro, L'empatia a partire da Edith Stein, R. Cortina, Milano 2000.

BONAGA S., Sulla disperazione d'amore, Feltrinelli, Milano 1998.

BONINO S. - LO COCO A. - TANI F., Empatìa, I processi di condivisione delle emozioni. Giunti, Firenze 1998.

Dolfi A. (ed.). Malinconia, Malattia malinconica e letteratura moderna, Bulzoni, Roma 1991.

GALIMBERTI U. Orme del sacro. II cristianesimo e la desacralizzazione del sacro, Feltrinelli/ Milano 2000, [cap. XII, Dio e l'amore].

HOOKS B., Tutto sull'amore. Nuove visioni, Feltrinelli, Milano 2000, [pag. 17].

KRAUS A., Zum Verhaltnis von Geschlechtsrolle und Geschlechtsleib, in «Nervenarzt», 43, 78,1972.

LEMAIRE J.G., Vita e morte della coppia. Cittadella, Assisi 1980.

MORAVIA S., L'enigma dell'esistenza, Feltrinelli, Milano 1996.

NOUWER H., La voce dell'amore, Queriniana, Bresda 1997.

SGALAMBRO M., Trattato dell 'età, Adelphi, Milano 1999.

WILLI J., Die Zweierbeziehung, Hamburg 1991

1 J. Benjamin, Les Liens d'amour, Métaillié, Paris 1992, sottolinea nel legame erotico tra due persone, più la tensione intersoggettiva che quella interna al singolo, appoggiandosi sulla teoresi kleiniana della relazione d'oggetto.
2 M. DE MONTAIGNE, Essais, vol. II, cap. XVII: «L'esperance que j'ay de Marie de Gournay le Jars, ma fille d'alliance, et certes aymeée de moi beaucoup plus que paternellement, est enveloppée en ma retraite et solitude, comme l'une des meilleures parties de mon propre estre. Je ne regarde plus qu'elle au monde (. ..) son affection vers moi plus que sur-abondante (.. .) par le cinquante et cinq ans auxquels elle m'a rencontré (. . .) et la vehemence fameuse doni ell' m'ayma et me destra longtemps» (Montaigne, 1533-1592; Marie de Gournay, 1565-1645, già lo leggeva a 19 anni; l’incontro avvenne a Parigi nel 1588).
3 U. Galimberti, Orme del sacro, Feltrinelli, Milano 2000, pag. 92: «Spaccato di trascendenza e di ulteriorità irraggiunta in ogni compiuto atto d'amore, febbre del corpo nel suo cieco e tumultuoso bisogno di reciprocità, sete del viandante nella solitudine ardente del deserto, il piacere sessuale perpetua la natura non gli individui, puro autoerotismo della natura se un raggio di trascendenza non ne ferisce la tenebra, lasciando giungere quella chiamata che risveglia la carne dalla sua opacità e la costringe a cedere quella scintilla divina in cui è custodito il nostro nome, che solo l'altro può chiamare».
4 H. TELLENBACH, Melancolia, (trad. ita. E. Cipollini), II Pensiero Scientifico Editore, Roma

Fonte:   Psychomedia, A. M. P. SEMINARI 2000 - 2001


La pagina è stata creata da M. Antonietta Pappalardo e pubblicata l'8 marzo 2008

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