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La comunicazione non verbale

di Anna Maria De Carlo

      Il soggetto umano è un essere pensante, emotivo, sociale e, di conseguenza, comunicante: la comunicazione però non è solo uno strumento di relazione sociale, bensì una vera e propria dimensione psicologica costitutiva della persona, la quale non possiede la facoltà di scegliere se essere o meno comunicante, tuttavia può intervenire sulle modalità della comunicazione. Il termine comunicazione presuppone l'idea di uno scambio, di com-partecipazione, d'interpretazione, cooperazione e apertura: la comunicazione costituisce il fondamento dell'identità personale e possiede, a differenza dell'informazione, una valenza relazionale.

Bateson evidenzia che gli individui non soltanto "si mettono in comunicazione" (trasmissione delle informazioni), né semplicemente "prendono parte alla comunicazione" (interazione) ma essi "sono in comunicazione".
La comunicazione può avvenire utilizzando diversi supporti di trasmissione:

  • la parola orale o scritta, che esprime una comunicazione verbale;

  • il comportamento dell'emittente, che si manifesta attraverso la postura del corpo, i gesti, la mimica;

  • gli oggetti, che si possono facilmente associare alla persona o al motivo della comunicazione.

In questi ultimi due casi avremo una comunicazione di carattere non-verbale che, tra i due sistemi, possiede un più alto potenziale in termini di efficacia comunicativa: infatti le parole dette o scritte rappresentano solo il 7% della comunicazione e colpiscono l'attenzione dell'interlocutore in misura minore di quanto si possa pensare; si comunica anche senza entrare in una dimensione prettamente verbale, ad esempio rimanendo in silenzio (se non altro manifestando il proprio imbarazzo) o non rispondendo a una lettera o a una telefonata (comunicando così il proprio rifiuto a farsi vivi).

Se ci si limitasse ad esprimersi solo con le parole, si trascurerebbe il potenziale comunicativo paraverbale (il tono, il timbro, il volume, l'inflessione della voce) che rappresenta ben il 38% della comunicazione.

Buona parte della comunicazione passa attraverso il linguaggio del corpo: il contatto con gli occhi, i movimenti del corpo, delle mani, ecc., con cui si coinvolgono insieme alle persone cinestetiche che percepiscono in maniera molto forte i movimenti, la posizione del corpo e delle sue varie parti, tutte quelle persone che hanno il senso visivo più sviluppato: circa il 70-80% dell'informazione che raggiunge la corteccia cerebrale giunge dagli occhi, contro il 10-15% che proviene dall'udito; si è dunque prima visti che ascoltati.

Per comunicare tout court occorre quindi coinvolgere tutti i sensi, occorre cioè trasmettere le informazioni attraverso tutti e tre i canali d'accesso: auditivo, visivo e cinestetico.

IL LINGUAGGIO DEL CORPO

 

Donna in camicia, Francia 1922

 

Foto di George Planett

     L'antropologo Ray L. Birdwhistell (1918-1994) ha calcolato che la componente verbale di una conversazione faccia a faccia ricopre meno del 35% e che quella non verbale coinvolge più del 65% : come scrive Bateson, "una lingua è prima di tutto un sistema di gesti" e "i messaggi che ci scambiamo coi gesti sono in realtà una cosa diversa da qualunque traduzione in parole che possiamo dare di quei gesti.... dire a parole a qualcuno che si è o non si è arrabbiati, non è la stessa cosa che dirglielo con i gesti o con il tono della voce.

Gesti senza parole sono abbastanza comuni, come afferma il secondo assioma della pragmatica della comunicazione, il comunicare trasmette un'informazione (contenuto) e impone un comportamento (relazione). Se c'è contraddizione tra informazione e comportamento, cioè tra il contenuto che si esprime con il linguaggio verbale (il cosa si dice) e la relazione, espressa con il linguaggio non verbale e paraverbale (il come si dice), si verifica incongruenza, quindi una comunicazione disturbata: se ci si rivolgesse ad una persona con atteggiamento frettoloso o autoritario in un contesto di disponibilità e benevolenza, col messaggio non-verbale si annullerebbe quello verbale, alterando il significato della comunicazione.

IL LINGUAGGIO DELLE MANI

 

Foto di Tina Modotti

 

Donne d'Algeria

 

Foto di Shirin Neshat

In molti casi i segnali non-verbali (nel tono, nella mimica, nell'atteggiamento, nella gestualità, nella distanza) prendono il sopravvento e spesso prevalgono sulle informazioni fornite dal contenuto.

Per rendersene conto, si osservi per esempio quello che avviene in una conversazione tra due persone che stanno litigando: se uno dei due soggetti dice: "Io sono calmissimo, ma lei è un imbecille!" e nel proferire la frase si agita, assume un atteggiamento minaccioso e diventa paonazzo in viso, risulta evidente che la sua gestualità (messaggio non-verbale) contrasta nettamente con la sua voce (messaggio verbale e paraverbale), e che il contenuto del messaggio non-verbale è prevalente rispetto a quello verbale, rispecchiando le vere intenzioni del soggetto.

E' notevole come, pur non avendo consapevolezza piena del linguaggio non-verbale, istintivamente gli si attribuisca maggior importanza e gli si conceda maggiore credito (usandolo spesso come modalità di controllo del linguaggio verbale).

Se qualcuno dice: "Sono molto contento di vederti" con un'espressione sfacciatamente triste, che reazione avrebbe la persona che gli è di fronte? Si è in genere molto attenti a controllare la congruenza tra il contenuto della comunicazione ed i segnali non-verbali dell'interlocutore: la congruenza convince mentre l'incongruenza rende instabile il rapporto e genera disagio ed incredulità.

Si può negare con le parole e acconsentire con lo sguardo, avere un tono di voce calmo e pacato ma tamburellare nervosamente con le dita, ridere a pieni polmoni pur senza trasmettere alcuna allegria.

Il linguaggio non-verbale spesso viene utilizzato come codice di controllo della comunicazione proprio perché il corpo si esprime con movimenti, gesti e passi che dicono di una persona anche ciò che le parole non intendono volutamente trasmettere.

Ci sono individui che già a prima vista, dal loro atteggiamento generale, fanno capire di essere caratterialmente rigidi o timidi; alcuni suoni anche disarticolati, magari involontari, danno informazioni sulle condizioni di salute (come uno starnuto) oppure sullo stato d'animo (come uno sbadiglio, che può indicare stanchezza o disinteresse).

Il corpo parla una lingua che spesso esprime pensieri e intenzioni lontane da quelle che la voce afferma: esprime le emozioni più profonde e più vere, dice quello che le parole non sanno o non vorrebbero dire.

Imparare a leggere il linguaggio segreto del corpo significa scoprire che cosa pensano davvero coloro che ci circondano, ma anche imparare e conoscersi meglio: il filosofo e psicoterapeuta Umberto Galimberti scrive che da sempre il corpo è superficie di scrittura, superficie atta a ricevere e che esso, dunque, è un corpo memoria.

Per Bateson mediante la comunicazione le persone costruiscono, alimentano, mantengono e modificano la rete di relazioni in cui sono costantemente immerse: poter interpretare più chiaramente il messaggio dell'interlocutore aiuta ad allargare anche la conoscenza di sé.


Si possono distinguere cinque categorie di segnali del corpo:

  • L'atteggiamento (la postura e le sue modificazioni);

  • La mimica (segnali dal volto);

  • La gestualità;

  • Il tono;

  • La distanza.

In una persona l'atteggiamento di chiusura o di apertura e i rispettivi mutamenti si possono osservare dai movimenti delle braccia: in posizione difensiva di chiusura (incrociate) o aperte e rilassate.

Un atteggiamento aperto è quello di una persona con spalle dritte, testa alta, che guarda dritto negli occhi del proprio interlocutore e fa trasparire, così, un atteggiamento sicuro, senza timori tipico di chi non pone difese tra le zone più vulnerabili del corpo e gli altri, cosa che invece accade nell'atteggiamento di chiusura di colui che con braccia conserte ha la testa incassata fra le spalle o una mano davanti alla bocca e guarda in basso.

Le posizioni di chiusura corporea denotano chiusura psicologica, timore, diffidenza, sospetto, mentre quelle di apertura corporea sono indice di sicurezza e cordialità.

Incrociare le braccia può essere anche un modo per intimidire chi è di fronte: l'effetto aumenta quanto più si stringono i bicipiti e si serrano i pugni, oppure anche se ci si afferra le braccia con le mani. È un segno di aggressività qualsiasi modo di usare le braccia per aumentare il volume del torace, ad esempio mettere le mani in tasca e allargare le falde della giacca.

Non sempre però incrociare le braccia significa ostilità: se le si incrociano sul petto con un gesto morbido, si indica semplicemente uno stato di riposo.

E' importante, dunque, inquadrare la postura del proprio interlocutore nel contesto in cui ci si trova: se in una giornata di neve qualcuno accoglie un amico a braccia conserte forse non manifesta ostilità, ma freddo.

La posizione seduta, se simmetrica e rigida, è indice di soggezione, di mancanza di spontaneità, se è asimmetrica, obliqua, denota disinvoltura e naturalezza: la persona si trova a suo agio. Essere perfettamente simmetrici, oltre che comunicare soggezione, accresce la tensione (la fisiologia influisce sulle emozioni): pensiamo ad esempio agli studenti che siedono tutti impettiti durante una interrogazione: la postura rigida aggrava la loro situazione.

Ma non bisogna esagerare nemmeno al contrario: se ci si siede distendendo troppo braccia e gambe si indica il desiderio di essere padroni del territorio.

Tenere il capo appoggiato al palmo della mano indicherebbe eccessiva confidenza, ma può essere anche un sintomo di noia.

IL  LINGUAGGIO  DELLA  POSTURA

 

Foto di Sebastian Salgado

Gioco di carte, inizi '900

Foto di famiglia, 1923

 I piedi indicano la direzione del nostro interesse, anzi, è uno solo a indicarla, il cosiddetto piede pilota, quello su cui poggiamo meno il peso quando siamo in piedi: quando due persone conversano si manifestano il reciproco interesse puntandosi a vicenda con i piedi. Al sopraggiungere di un terzo interlocutore, il movimento dei loro piedi lascia trasparire se lo accolgono con piacere (rivolgendo i piedi verso di lui) o vorrebbero che se ne andasse (i loro piedi restano fermi). La faccia (e conseguentemente la sua mimica ) è la prima parte del corpo di una persona che si guarda quando la s'incontra: possiamo capire molto dall'espressione facciale degli altri; ad esempio, se le loro espressioni dimostrano piacere o dispiacere, interesse o noia, paura o rabbia. Il volto può venire suddiviso in tre zone espressive: quella frontale (la fronte), quella mediana (lo sguardo) e la bocca. Le pieghe orizzontali della fronte esprimono che l'attenzione di quella persona è attratta da qualcosa; le pieghe verticali, invece, indicano che la sua attenzione si sta concentrando su qualcosa in particolare.

Lo sguardo deve essere rivolto agli occhi del nostro interlocutore, ma non in modo ossessivo e penetrante. Il contatto oculare troppo protratto nel tempo può provocare reazioni negative, interpretato come un'aggressione fisica, comunicando un senso di sfida oppure essere inteso come un'indicazione d'attrazione fisica. E' importante prestare attenzione alla direzione dello sguardo: non sempre una persona che non guarda il suo interlocutore non lo sta seguendo, ma è sicuramente questa l'impressione che si ha. Per una più efficace conversazione, dunque, è bene guardare in direzione dell'interlocutore e sostenerne lo sguardo perché ciò denota apertura, sicurezza, buona gestione relazionale.

IL LINGUAGGIO DEL VOLTO

 

Il fucile, foto di Shirin Neshat

 

Vecchia, foto di Alef Kemala

Acquisire l'abilità del contatto oculare (guardare negli occhi, senza fissare insistentemente) è di fondamentale importanza nel rapporto sociale perché provoca un feed-back immediato. Anche i semplici movimenti oculari sono significativi.

In generale, la persona muove gli occhi in alto alla sua sinistra se accede alla memoria visiva; muove gli occhi in alto alla sua destra se crea immagini visive (può voler dire che mente; muove gli occhi alla sua sinistra se accede a ricordi uditivi; muove gli occhi alla sua destra se crea "immagini" sonore; muove gli occhi in basso alla sua sinistra se ha un dialogo interno; muove gli occhi in basso alla sua destra se pensa a sensazioni cinestetiche (sul toccare qualcosa).

I segnali della bocca, in base alle pieghe, agli angoli, alle chiusure delle labbra, non solo sono molto intuitivi e generalmente riconoscibili (anche simulabili), ma in diretta connessioni con zone cerebrali, per cui se si assaggia qualcosa di amaro, meccanicamente le labbra assumono l'aspetto definito amaro.

Anche un sorriso forzato mantenuto per qualche decina di secondi migliorerà relativamente lo stato d'animo e comporterà un sorriso più naturale. Più nella comunicazione sono coinvolti emozioni e sentimenti (gioia, rabbia, dispiacere, insicurezza), più intensa e frequente sarà la gestualità.

Gesticolare troppo dà un'idea di scarso autocontrollo, ma un po' di movimento fisico non eccessivo o ripetitivo è opportuno perchè dimostra spontaneità e scioltezza. La stretta di mano, nonostante la semplicità del gesto, è importante come veicolo informativo per l'interlocutore: la mano sudata o calda può capitare anche ai meno timidi ma occorre in ogni caso che si senta nella stretta un minimo di energia vitale.

Una recente ricerca di un équipe di psicologi dell'Università dell'Alabama, guidata dallo psicologo William Chaplin, ha studiato in modo sistematico quest'azione e ha appurato che il modo di porgere la mano dipende dalla personalità e si mantiene stabile nel tempo: si è osservato che una stretta energica e calorosa è tipica degli individui estroversi e di chi è molto espressivo; nelle donne, inoltre, è associata anche ad apertura mentale e a curiosità per le novità. Al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso e instabile porge la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta risulta piuttosto debole.

Chi mostra il palmo della mano aperta mentre parla, indica intenzioni amichevoli e sincerità: questo gesto significa "non ho niente da nascondere, sono tuo amico" (i primitivi mostravano il palmo per indicare di essere disarmati); quando si mente, al contrario, viene spontaneo mostrare il dorso della mano o perfino nasconderla. Mentre si parla con la persona che si è appena conosciuto, è bene fare in modo che sia più visibile il palmo delle mani e non il dorso; quindi occorre tenerle aperte il più possibile rivolte verso l'interlocutore, perché in questo modo si comunicano intenzioni amichevoli e sincerità. Esibendo il dorso della mano, invece, si appare più chiusi ed ostili.
Le mani servono anche per stabilire un contatto visivo con chi si ha di fronte. Per catturare l'attenzione di un interlocutore distratto, si provi a portare con disinvoltura il dito indice e quello medio alla tempia oppure vicino al sopracciglio: poiché si è inevitabilmente attratti da ciò che si muove, questo gesto renderà più attento l'interlocutore, che si ritroverà a guardare negli occhi colui con il quale sta parlando mostrando più interesse (quindi anche le dita della mano hanno una funzione comunicativa: portando indice e medio alla tempia o accarezzandosi il mento si segnala una certa partecipazione a ciò che si sta dicendo).
Il tono comprende tutti i tratti paralinguistici: velocità dell'eloquio, volume della voce, ritmo ed eventuali espressioni sonore prive di contenuto verbale (riso, sospiri…).

La congruenza fra tono e contenuto è determinante per l'efficacia del messaggio, tanto che spesso per mettere a proprio agio l'interlocutore, per sedurlo o convincerlo, è più decisivo il tono che non il contenuto. Variare un po' il tono della voce e assumere un timbro caldo è importante per rendere gradevole ciò che si dice, anche se non sono capacità facilmente improvvisabili. Il ritmo con cui si parla non ha pressoché alcun valore informativo, ma viene notato subito (spiacevolmente) quando non corrisponde alle aspettative, mentre la melodia dell'eloquio contiene numerose unità informative sia sul piano del contenuto sia su quello della relazione. La velocità dell'eloquio è un fattore importantissimo nella comprensione: una notizia già nota e già ripetuta la si espone relativamente più velocemente rispetto ad una notizia ignota, che necessita di una esposizione più lenta anche per essere acquisita.
Un eloquio affannato è sintomo di una cattiva respirazione durante l'eloquio stesso, per esempio nel caso di una persona tesa che non riesce a gestire bene il diaframma (questo potrebbe essere uno dei motivi). Tic come gemiti o scocchi della lingua possono denotare turbative interiori, ovvero potenziali turbative della comunicazione. Anche
la risata è comunicativa: quella in "a" esprime gioia; in "e" può trasmettere disprezzo, sarcasmo, sfida o ironia; in "i" può far pensare a una gioia maligna repressa; in "o" esprime meraviglia e sarcasmo e in "u" può denotare paura.

Il comportamento spaziale è un ottimo indicatore dei rapporti che si intrattengono con l'interlocutore. La vicinanza/distanza, intesa quale spazio che intercorre tra gli individui, dà informazioni sul tipo di relazione che si sta intessendo e si può così definire: zona intima (0-45 cm); zona personale (45-120 cm); zona sociale (120-365 cm); zona pubblica (da 365 cm).

La zona intima è quella più privata, nella quale si permette l'ingresso solo a chi gode di una certa fiducia: si estende all'incirca fino al campo d'azione delle mani, tenendo i gomiti vicino al corpo.

È la distanza che si mantiene con le persone con le quali si è in confidenza, gli amici più cari, i familiari, essendo così vicini da rendere possibile il contatto fisico e l'abbraccio: dell'altra persona non solo si sentono le parole, che saranno pronunciate a un tono di voce più basso, ma è possibile avvertirne l'odore e osservare le variazioni del respiro o del colore delle pelle, ad esempio l'impallidire o l'arrossire.

L'invasione di questa area produce senso di lotta o di fuga, che se non espresso, può dare origine a stress.

Qualora si sia costretti ad una momentanea invasione reciproca della sfera intima (es. in bus o in ascensore), di solito ci si può sentire più a proprio agio trasmettendo messaggi che nulla hanno a che fare con il loro contenuto ma sono rassicuranti (per esempio, si controlla il telefono, si guarda attraverso il finestrino…).

La zona personale si estende nello spazio corrispondente al braccio disteso, fino al limite di ciò che si può toccare e afferrare: quando due conoscenti si incontrano per strada e si fermano a parlare, si tengono di solito a questa distanza. Si fanno entrare in questa zona, infatti, le persone con le quali si hanno rapporti di conoscenza, con le quali ci si stringe la mano, avviando conversazioni di cortesia, durante una festa o a una riunione.

A questa distanza il tono della voce è sempre moderato, si colgono ancora le variazioni del respiro e i cambiamenti del colorito della pelle, mentre le espressioni del viso assumono molta importanza.

 Nella sfera personale vi hanno accesso quelle persone che non sono dei semplici conoscenti, ma che neppure godono di tale confidenza da avere accesso alla zona intima.

IL  LINGUAGGIO  DELLO SPAZIO

INTERPERSONALE

Zona intima. Greta Garbo in Donna d'onore

Zona personale. Foto Soldati al rancio

Zona sociale. Anna Magnani in Bellissima

La zona sociale copre una distanza doppia rispetto alla precedente, ed è quella cioè di due persone con il braccio teso: è la zona deputata allo scambio formale e a contatti superficiali con conoscenti o colleghi di lavoro. Si sta a questa distanza dagli estranei e dalle persone che non si conoscono bene; dal negoziante che vende qualcosa, dal tecnico che sta riparando un elettrodomestico in casa, dall'impiegato di un ufficio pubblico al quale ci si rivolge. Quella sociale è la zona della neutralità affettiva ed emozionale e genericamente dei rapporti di lavoro: a questa distanza non è più possibile toccarsi, cogliere il respiro o il profumo dell'altra persona; per farsi sentire la voce ha un tono più elevato e i gesti e le espressioni sono più evidenti e costituiscono la modalità di comunicazione privilegiata. Lo sguardo ha molta importanza, perché il contatto è solo di natura visiva; quindi è meglio non distogliere gli occhi dalla persona con la quale si sta parlando, perché farlo da questa distanza equivale ad escluderla dalla conversazione.

IL LINGUAGGIO DELLE GAMBE

 

Anni '30. Foto di bambina a scuola

Anni '50. Donna degli Stati Uniti

Anni '50. Foto di bambina italiana

La zona pubblica interessa tutta la zona visibile oltre la zona sociale: generalmente non esiste più alcun rapporto diretto tra le persone oltre questa distanza.

Nella zona pubblica si colloca chi decide di parlare ad un gruppo: il professore che parla agli studenti, l'attore rivolto al pubblico o il politico che tiene un discorso. In questa zona la comunicazione verbale, essendo grande la distanza tra chi parla e chi ascolta, assume un'importanza capitale e il tono di voce deve essere sensibilmente aumentato.

Anche i gesti devono farsi più ampi e le espressioni più marcate e riconoscibili per poter essere visti e rinforzare, così, il contenuto verbale. Questa è infatti anche la distanza alla quale ci si tiene dalle persone di riguardo.

Acquisire l'abilità del contatto oculare (guardare negli occhi, senza fissare insistentemente) è di fondamentale importanza nel rapporto sociale perché provoca un feed-back immediato.

Anche i semplici movimenti oculari sono significativi.

L'invasione della zona di rispetto stabilita implicitamente con l'interlocutore procura determinate reazioni che si susseguono di solito con un certo ordine: a livello fisiologico il corpo aumenta i battiti del cuore, nel sangue viene immessa adrenalina, i muscoli si contraggono e si preparano a un possibile attacco; a questo punto si inizia a trasmettere una serie di segnali preliminari per indicare il disagio, quali dondolare una gamba o muoversi sulla sedia, come se questa fosse improvvisamente divenuta scomoda.

Subito dopo il corpo assume una posizione di chiusura nei confronti dell'intruso e allora si abbassa il mento, piegando in avanti le spalle o addirittura si chiudono gli occhi, per cercare di non vedere quanto sta accadendo.

Se tutti questi segnali del corpo non vengono riconosciuti e l'invasione altrui continua, e di conseguenza anche il senso di fastidio creato, allora ci si allontana dal luogo in cui ci si trova e si cambia posto.

La reazione di fronte all'invasione del territorio personale potrebbe addirittura provocare scoppi di violenza incontrollata in persone particolarmente reattive.

In effetti, per entrare più efficacemente in sintonia con l'interlocutore si dovrebbe giocare allo specchio con lui, ripetendo tutti i suoi movimenti: se si avvicina col busto, se abbassa il tono di voce o se aggrotta le sopracciglia incrociando le braccia, occorre fare lo stesso: ciò dovrebbe creare inconsciamente un clima di maggiore intesa.

*E' stato accertato che l'individuo percepisce la realtà esterna attraverso i cinque sensi con le seguenti percentuali:
    1% attraverso il gusto;
    1.5 % attraverso il tatto;
    3.5% attraverso l'olfatto;
    11% attraverso l'udito;
    83% attraverso la vista.
    Un ulteriore approfondimento ha consentito di verificare che i dati ritenuti seguono il seguente andamento  
    chi legge riesce a memorizzare il 10% delle informazioni,
    chi ascolta, il 20%;
    chi vede, il 30%;
    chi vede e contemporaneamente ascolta, il 50%;
    chi ascolta, ripete e discute, il 70%;
    chi ascolta, ripete, discute e agisce, riesce a memorizzare il 90% delle informazioni.

BIBLIOGRAFIA

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Tratto da C. CALABRO', Aspetti e problematiche della comunicazione verbale e non verbale in      http://www.heliosmag.it/indagine/CALABRO.HTML

La pagina è stata creata da Maria Antonietta Pappalardo e pubblicata nel novembre 2011

      

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